Rileggo Simone Weil 32

Impotenza di Dio. Il Cristo è stato crocifisso; suo Padre l’ha lasciato crocifiggere; due aspetti della stessa impotenza. Dio non esercita la sua onnipotenza; se l’esercitasse, non esisteremmo né noi né niente. Creazione: Dio che s’incatena mediante la necessità – Si può sperare che alla morte le catene cadano, ma si cessa anche di esistere come essere separato – Perché la creazione è un bene, pur essendo inseparabilmente legata al male? Perché è un bene che io esista, e non Dio soltanto? Che Dio si ami attraverso il mio miserabile intermediario? Non posso capirlo. Ma tutto ciò che io soffro, lo soffre Dio, per effetto della necessità della quale egli si astiene dal falsare il gioco. (Così egli fu uomo ed è materia, nutrimento). (II, 95)

 

Lucifero. Il solo fatto che esistano esseri ALTRI da Dio implica la possibilità del peccato. Questa possibilità non è connessa alla libertà (perché essa non esiste per Dio), ma all’ ESISTENZA. L’esistenza separata. (Il Cristo non poteva peccare). Dio creando ha creato la possibilità del peccato. Creazione, rinuncia.
Amore, dolore dell’esistenza separata. Due esseri vogliono essere uno, ma se essi fossero uno, questo essere unico amerebbe se stesso, e quale peggiore incubo? È una sete ancora più implacabile. Narciso. Dio è dunque il solo oggetto d’amore possibile. Narciso chiede a se stesso di diventare un altro, per poterlo amare. L’amante chiede all’amata di diventare se stesso.
(Solo Dio è sé e un altro).
(II, 96)

*  *  *  *  *  *  *

Un concetto su cui Simone Weil poggia buona parte del suo pensiero è quello di separatezza. Un altro è quello di amore. In realtà, questi due concetti non sono mai pienamente determinati, e la vaghezza in cui permangono determina una oscillazione nel pensiero stesso della Weil. E’ questo anche il luogo in cui emerge ancora una volta la sua appartenenza ad una linea cataro-averroistica: con la morte cessa l’esistenza come essere separato. Ma la logica conseguenza del pensare il limite come male porta a vedere come un male l’esser creatura, limitata in quanto non divina. Perché è un bene che io esista, e non Dio soltanto? Simone Weil non ha una risposta, perché dovrebbe dire che l’esistenza del soggetto è male. Ripudiare l’Antico Testamento e le prime pagine del Genesi è dunque una sua necessità. Ed è logico che la stessa Creazione allora sia un male, e sia desiderata la  Decreazione.
Ma il concetto di separatezza da cui muove S.W. mi sembra non tenere adeguato conto della trascendenza di Dio, e viceversa riflettere una idea di Dio come ente tra gli enti. L’idea stessa del ritrarsi di Dio per lasciare spazio alla Creazione è errata: come se ci fosse un unico spazio, che o è occupato tutto da Dio o da altro. Inoltre, mi pare che il peccato di Lucifero (e quindi dell’uomo) non stia nel rifiuto di essere nulla, in modo che Dio sia tutto, ma nel volere essere come Dio, rifiutando il limite creaturale. In definitiva, per S.W. è di Satana quello che per me è di Dio, e viceversa. E infatti, cataramente, per lei Jahvé è una figura satanica. Satana non vuole che le cose siano, ma che ritornino nel nulla proprio perché non è lui il Signore di tutto. Egli è il padre del nichilismo nella sua più radicale (e violenta) accezione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...