Portando Clausewitz all’estremo (2)

 

Fabio Brotto

L’intuizione che gli dèi siano in realtà uomini deificati è antica (Evemero…), Girard introduce quella secondo la quale questi uomini sono tutti vittime, rese tali dall’unanimità violenta del gruppo umano, che concentrando su di essi la propria violenza distruttrice come su capri espiatori, ha superato sempre nuovamente le proprie crisi mimetiche. Il beneficio che il gruppo trae da queste uccisioni di singoli lo porta a vedere in quel che era odiato come portatore di caos il benefattore che dal caos salva. Questa paradossale logica del meccanismo del capro espiatorio è alla base di tutta la teoria girardiana, e questo pensatore lo ripropone continuamente come la chiave di volta su cui tutto si fonda. Il Cristianesimo si differenzia dalle altre religioni non per altro che per il fatto di affermare che la divinità di Cristo precede la sua vittimizzazione: in questo senso sussistono “una discontinuità e una continuità fondamentali tra la Passione e il religioso arcaico” (20).

Qui si può intravedere l’enormità della questione che Girard pone al Cristianesimo. A cominciare dall’interpretazione della Bibbia, che in molte sue pagine presenta un aspetto violento di Dio (Diluvio, Apocalisse, ecc.) e dei suoi servitori, cui sovente viene ordinato di compiere stermini. L’affermazione girardiana che Satana è il “nome del sacro rivelato e screditato dall’intervento di Cristo” (21) porta necessariamente a concludere che nella Bibbia vi sono molti “versetti satanici”.

La Piazza

Un termine del linguaggio politico e giornalistico che oggi si usa molto, e che io amo poco, è piazza. La Piazza è ormai divenuta un’entità metafisica, che ha una propria autonomia e che accampa pretese. A volte è di destra, a volte di sinistra, ma sempre accampa pretese. La sua pretesa di fondo è di rappresentare la totalità. Anzitutto la totalità di coloro che hanno lo stesso orientamento, ma poiché la Piazza può essere solo una nel momento in cui sussiste come tale, essa non può pensarsi come dialogante, ma solo come imponente la propria unicità. È una entità metafisica che aspira alla totalità come quantità piena, e che anzitutto però vuol far dimenticare che la sua stessa natura è meglio espressa dalla parola massa. Per questo una Piazza non può accettare che in sé compaiano dei vuoti. E Berlusconi ieri a Roma temeva anzitutto che dei vuoti potessero apparire nelle riprese televisive, così ha ridotto le dimensioni delllo spazio, che doveva apparire pieno. Continua a leggere

L’orto di San Francesco

Il 12 marzo è stata una giornata particolare: come presidente dell’Associazione Autismo Treviso Onlus ho partecipato alla giornata inaugurale dell’ Orto di San Francesco, un progetto per bambini e ragazzi autistici. Ampia documentazione fotografica qui.

Portando Clausewitz all’estremo (1)

Fabio Brotto

Nell’ultimo Girard v’è una curvatura apocalittica che si viene gradualmente accentuando, e di cui è un passaggio cruciale il lungo dialogo con Benoît Chantre dato alle stampe nel 2007 col titolo Achever Clausevitz (it. Portando Clausewitz all’estremo, a cura di G. Fornari, Adelphi 2008). L’idea di fondo che regge tutto l’edificio del testo girardiano è che la guerra, sulla quale il brillante ufficiale prussiano ha scritto pagine fondamentali, sia una istituzione aristocratica avente la funzione di governare e restringere la tendenza umana allo scontro mimetico generalizzato e totalmente annientatore. La guerra, dunque, come insieme di regole e codici. Napoleone, dal quale Clausewitz appare a Girard totalmente affascinato, e che si costituisce quindi come modello, secondo lo schema mimetico ben noto, è colui che fa saltare i princìpi millenari della guerra e la porta verso la forma dell’annientamento reciproco (il cui emblema è nel 1916 Verdun), che comporta, attraverso una serie di passaggi successivi, l’annientamento della forma-guerra in sé stessa, e la sua sostituzione con la violenza generalizzata degli ultimi anni, con gli stermini etnico-religiosi e i massacratori suicidi. Continua a leggere

I miei uccelli (7)

Il fagiano è un gallinaceo, parente della gallina. Cammina tra la vegetazione, mangia semi, insetti e vermi, uccide le vipere a beccate. Dorme sui rami degli alberi per sfuggire alle volpi. In caso di pericolo corre velocissimo, si infratta nei rovi spinosi, o si leva fragorosamente in volo, e acquista rapidamente velocità. Continua a leggere

La ghiandaia

La ghiandaia è un bell’uccello, con quell’ insegna azzurra nel piumaggio. Non si direbbe appartenere alla stessa famiglia di corvi e cornacchie. Eppure è un corvide anch’essa, come la gazza. E gazze e ghiandaie sono volatili aggressivi e intelligenti, che mangiano di tutto, e amano saccheggiare i nidi degli altri uccelli, divorando uova e pulcini.
Qualche tempo fa, durante una passeggiata nel parco di Villa Margherita, vicino a casa mia a Treviso, ho visto una ghiandaia fluttuare elegantemente tra i rami col suo volo sinuoso, e subito dopo ho udito un pigolìo disperato. E ho scorto un usignolo che disperatamente cercava di allontanare dal suo nido la predatrice, attaccandola con vano coraggio. Nel nido c’erano i piccoli, un ghiotto boccone per la ghiandaia. Nel trambusto, uno dei pulcini è caduto a terra, nell’erba. E un merlo opportunista, come un fulmine, l’ha preso e portato via. Non certo per adottarlo. Così funziona la natura. E i merli, del resto, vedono spesso i loro nidi devastati da gazze e ghiandaie.

Rileggo Simone Weil 75

Il possibile è il luogo dell’immaginazione, e quindi della degradazione. Bisogna volere o ciò che precisamente esiste, o ciò che non può affatto essere; meglio ancora, ambedue. Ciò che è e ciò che non può essere sono ambedue fuori del divenire. (III, 271)

Il divenire è il male. Al contrario l’indeterminato, origine e fine degli esseri, nutrice e tomba, è di per sé perfettamente puro.
Il modello eterno, nel Timeo, è il bene, il modello in divenire è il male. (III 278) Continua a leggere

In difesa del cibo

In difesa del cibo (In Defense of Food. An Eater’s Manifesto, 2008, trad it. di G. Luciani, Adelphi 2009) prosegue il discorso intrapreso da Michael Pollan col suo Il dilemma dell’onnivoro. E’ un libro che approfondisce la problematiche della dieta occidentale, basata, soprattutto negli USA, più sulla quantità a basso costo che sulla qualità, con spaventose ricadute sulla salute, e con la medicina che facendo mirabili progressi rincorre l’emergere di sempre più ampie e gravi patologie alimentari, determinando l’instaurazione di un sistema perverso. Continua a leggere

Tavor people

La maggioranza degli Italiani dipende. Dipende da sostanze tossiche. Dall’alcool, dalla nicotina, dalla cocaina, dalle benzodiazepine, ecc. Alcune di queste dipendenze appaiono più accettate di altre dal punto sociale e legale, ma il confine è spesso molto labile. E il medico che prescrive un sedativo o un antidepressivo che sicuramente creerà una dipendenza, forse anche molto grave,  mi sembra pericolosamente vicino ad uno spacciatore.