Sul treno

Prendo tutte le settimane il treno per Venezia, per andare a trovare mio padre. E’ la linea Udine-Venezia, con fermata a Treviso, dove salgo in carrozza. Alle 8.36 la carrozza è piena di gente, soprattutto studenti che vanno all’Università di Venezia. Una umanità interessante da osservare e ascoltare, perché in qualche modo, almeno parzialmente, dipinge il futuro del Paese. La osservo con curiosità.
Nessuno legge mai nulla, né libri né giornali. Qualcuno studia gli appunti di qualche esame. Altri sonnecchiano. La maggior parte chiacchiera. Soprattutto i maschi mi colpiscono per la loro loquacità, e per la fatuità dei loro argomenti. Continua a leggere

La voce inascoltata della realtà

La parte per me più interessante de La voce inascoltata della realtà (una raccolta di saggi di René Girard curata da G. Fornari, Adelphi 2006) è quella finale, Innovazione e ripetizione. L’innovazione, compresa quella tecnologica-industriale, viene riportata da Girard al fenomeno generale della mimesi umana, di cui egli da decenni indaga la struttura e le leggi. Ne riporto un passo (254-255). Continua a leggere

Sciopero della fame

   

Lo strumento principe che i Radicali italiani utilizzano per le loro rivendicazioni e per ottenere ascolto, ad ogni pie’ sospinto, è lo sciopero della fame, col quale si dovrebbe lentamente morire in qualche decina di giorni. Ultimamente ricorrono anche al letale sciopero della sete, per il quale ci si dovrebbe spegnere in pochi giorni. Continua a leggere

Di classe

E’ una questione di immaginario. Del resto, tra la sfera dell’immaginario e quella del concetto non c’è impermeabilità, e questo almeno dai tempi di Parmenide e della sua pianura. Nel mio, ad esempio, Freud e Marx stanno come gli autori delle due più grandi teratogonie del Novecento che ancora non son del tutto spente. E’ una questione di immaginario, quella dei manifesti. In essi si manifesta appunto una parte sostanziale dell’auto-comprensione dei movimenti e dei partiti (o dei loro strati residuali). Confrontare due manifesti stilisticamente disomogenei come l’ultimo del tesseramento neo-comunista e l’antico (ma non tanto) del famoso film di Elio Petri sulla classe operaia può fornire molti argomenti. Continua a leggere

Dialogo sul senso delle catastrofi

   di Eros Barone

Questa volta, il dialogo fra i due impagabili amici si svolge di pomeriggio, mentre il sole gioca a nascondino con le nuvole, in un parco pubblico ricco di prati ondulati e di alberi nostrali ed esotici da cui salgono e scendono graziosi scoiattoli che sembrano voler approfittare a fini lùdici della pausa che si è venuta a creare nel clima rigido della stagione. Il parco si trova all’inizio della riviera di Levante, è delimitato a settentrione da ripide colline punteggiate di olivi e a mezzogiorno dal mare, la cui superficie, che si intravede al di là delle siepi di pitosforo, fra i rami dei pini marittimi, ha un colore grigio scintillante e appare increspata dal lieve vento di una giornata invernale meno fredda di quelle che l’hanno preceduta. Continua a leggere

Donnole

 Non è facile incontrare la donnola. Il modo più frequente è in automobile, quando un esserino velocissimo, che solitamente viene scambiato per un topo o una grossa lucertola, attraversa l’asfalto in un lampo. Non ne ho trovata mai nessuna schiacciata dalle ruote. Sono davvero piccole. Il maschio più grosso arriva ai due etti. In montagna d’inverno diventano tutte bianche, e si distinguono dai cugini ermellini solo perché questi hanno nera la punta della coda . Sono formidabili predatori, che si insinuano nelle tane dei topi, e che attaccano animali molto più grandi di loro, come conigli e galline. Da vicino ho incontrato la donnola due sole volte, e ci siamo guardati negli occhi. Continua a leggere

L’oggetto originario

Ho pubblicato su Generativa lo scritto di Andrew Bartlett L’oggetto della violenza originaria e la Seconda Persona della Trinità, che appartiene al versante speculativo della confraternita gansiana. Termina così:

Ma v’è anche un’altra prova del paradosso dell’inimitabilità della perfezione morale. Chiediamoci se la persona moralmente perfetta non desti necessariamente il nostro risentimento, proprio per il motivo che una tale persona “rivela” a noi la nostra propria imperfezione morale. Che cosa preferiremmo: essere naufraghi su un’isola deserta in compagnia di un santo perfetto o di un comune peccatore? L’umano che neghi di essere un comune peccatore è uno che nega la propria umanità, che sopprime il suo comune desiderio della vulnerabile soggettività sacra della vittima del solo male necessario. Di contro, indulgere ad un desiderio di presentarsi secondo il modo vittimario—soggetto ad una persecuzione immaginaria in una falsa imitazione di Gesù crocifisso—significa desiderare di essere la vittima di un male non necessario. In realtà, l’auto-giustificazione crea e corteggia il male non necessario, secondo il paradosso dell’esemplarità pacifista di cui dicevamo. Quanto più noi sospettiamo Gesù di aver desiderato il martirio, tanto più lo rendiamo vulnerabile all’accusa di auto-giustificazione e di “averlo richiesto” nel grottesco modo vittimario. Continua a leggere

Il Mulino di Amleto

Simone Weil, perduta nel tumulto della Seconda Guerra Mondiale, credette di trovare una risposta retrospettiva nei greci e nello stesso Omero che era stato detto “il maestro della Grecia”. Essa chiamò l’Iliade “il poema della forza”, poiché, specchio possente e chiaro della condizione umana, esso mostrava la Forza al centro della storia umana, senza inani consolazioni. Morte per i vinti, nemesi per il vincitore: sono questi i due membri dell’equazione. Il rigore geometrico dell’espiazione che segue all’abuso della forza fu il tema principale del pensiero greco e perdurò ovunque questo si era affermato. Continua a leggere

Il sarto di Ulm

“Il sarto di Ulm”: la storia del Pci narrata da Lucio Magri

di Eros Barone

    Il saggio di Lucio Magri sulla storia del Pci nel secondo dopoguerra (“Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci”, il Saggiatore, Milano 2009) rivela, in primo luogo, una grande capacità narrativa, che prende forma e corpo attraverso lo stile che caratterizza la scrittura dell’autore. Uno stile grazie al quale, per usare la formula adoperata dal grande critico letterario Francesco De Sanctis, “la forma è la cosa stessa”. Questo stile esprime infatti una forma peculiare di rigore, fondata su una vera e propria “disciplina della memoria”, che consente a Magri di coniugare in modo originale, senza compiere alcuna forzatura, il carattere soggettivo della sua autobiografia politico-intellettuale con l’oggettività di una ricostruzione storica robustamente documentata. Continua a leggere