Caccia

Per quanto riguarda la caccia, questa attività è stata svolta interamente dai maschi della collettività e non a caso richiede capacità fisiche quali la forza o la resistenza. Se i cacciatori sono maschi ciò è dovuto al fatto che i sottogruppi non riproduttori, pionieri e soggetti alla discriminazione sociale, condannati a ricercare il nutrimento nel regno animale, erano costituiti da maschi. Per tutto questo periodo, le donne hanno conservato intatte le qualità grazie alle quali la specie continuava a sopravvivere, perseverando, spinte dalle circostanze, nella direzione tradizionale. Continua a leggere

Avatar

I film che ottengono un successo globale vanno analizzati con cura, perché hanno molto da rivelare circa il modo in cui qell’élite che domina la scena della rappresentazione mediatica vuole che noi concepiamo il mondo. I blockbuster hollywoodiani sono sempre anche film ideologici. Il film che in questo momento domina la scena della rappresentazione mediatica (e il presidente Obama si è affrettato ad andare a vederlo con la famiglia) è Avatar di J. Cameron. Ora, al di là di tutte le considerazioni sulla tecnologia impiegata nella realizzazione di quest’opera (che peraltro non è priva di rapporto coi suoi contenuti), mi pare che il senso fondamentale del film si possa condensare in questi 4 punti: Continua a leggere

Le cose che non ho detto

La Rivoluzione Islamica ha duramente colpito la componente laica e progressista della società iraniana, e in particolare il ceto intellettuale. Del processo che, dalla caduta dello Scià ad oggi, ha annientato ogni speranza di emancipazione della donna iraniana sono testimonianza anche scritti autobiografici come questo Le cose che non ho detto (Things I’ve Been Silent About, 2008, trad. it. di O. Giumelli, Adelphi 2009). In realtà si tratta in primis di un libro di famiglia, per così dire, incentrato sulle figure del padre e della madre della Nafisi. Lui, uomo politico di spicco e sindaco di Teheran, lei parlamentare prima dell’avvento di Khomeini. Un padre e una madre diversissimi tra loro, incomunicanti, ciascuno perduto dietro un suo personalissimo sogno irrealizzabile. L’elemento ai miei occhi più interessante, e problematico, del libro è la questione della continuità della Persia. Non è un caso che tornino continuamente i modelli degli antichi eroi ed eroine, la poesia classica persiana, e il Libro dei Re. I modelli. anche femminili, della Nafisi, non sono islamici. E qui riporto una citazione dal Libro dei Re, in cui il guerriero Rostam, figlio dell’ultimo re sasanide, prima della fatale battaglia di Qadisiyya che aprirà le porte della Persia all’invasore islamico profetizza (271):

Ma quando il pulpito e il trono uguali saranno
e Abu Bakr e Omar fama avranno
il nostro lungo patire a nulla servirà
e tutta la nostra gloria svanirà…

Gli uomini senza onta ruberanno.
Bestemmie e benedizioni uguali diverranno.
Ciò che è nascosto sarà peggio di ciò che tutti sanno
e re dal cuore di pietra sul trono saliranno…

Addio piaceri, musica, e bellezze:
solo bugie, trappole e nefandezze.
Latte acido berremo, tela ruvida vestiremo,
la brama di denaro seguiremo.

Gli uomini tra loro si tradiranno
mentre di avere fede fingeranno.
Inverno e primavera inosservati passeranno,
per festeggiare il vino nessuno porterà
e il sangue del fratello a fiumi scorrerà…

Vergogna

La vergogna nasce dal senso della propria insufficienza rispetto a quello che il gruppo di appartenenza richiede all’individuo. Perché si dia vergogna, occorre che questa insufficienza si palesi, perciò spesso la vergogna coincide con uno smascheramento. E’ risaputo, poi, che colpa e vergogna non sono la stessa cosa, e si è parlato di intere civiltà basate sull’una o sull’altra, anche se esse interagiscono spesso tra loro e si intrecciano in nodi gordiani. Continua a leggere

Nota di Bartlett

Una nota da un intervento teologico-antropologico di Anthony Bartlett che sto traducendo.

Potremmo continuare col punto polemico per cui per il pensiero originario la “vittima” reale è sempre un’altra vittima umana, un umano che viene del tutto privato di oggetti, non gli oggetti consumati. Il pianeta Terra non è mai stato né mai sarà nostra “vittima”, eccetto per analogia con la violenza fatta da umani su altri umani—inclusa quella che consiste nel privare altri del cibo. Quanto prima il pensiero ambientalista afferrerà questo concetto, tanto prima la sua politica diventerà antropologicamente attraente invece che panteisticamente contro-intuitiva. Continua a leggere

Dialogo sullo stato della politica nel Bel Paese

Di Eros Barone

Caio: ciao, Mevio, ci rivediamo dopo qualche tempo in cui non abbiamo più avuto l’occasione di parlare dello stato del Bel Paese. Che ne diresti di fare il punto della situazione, esaminando lo stato della politica?
Mevio: carissimo Caio, dal momento che, come è giusto, mi provochi a dire la mia opinione, ti rispondo a questo proposito che, se le cose andassero tanto bene quanto vanno male, andrebbero benissimo… Continua a leggere

Kelebek

Nel blog antiamericano e antiebraico Kelebek, una delle icone del risentimento intellettuale, si può leggere un post che critica la commemorazione della memoria della Shoah cui hanno partecipato Fini e Wiesel. Molto interessante il passo che qui riporto. Continua a leggere

Un dialogo tra semplici

Dialogo tra semplici carpito in treno

A. Che Paese! In Italia nemmeno i giuristi sanno esattamente quante leggi esistano e siano in vigore!
B. “Le leggi son, ma chi pon mano ad elle?”.
A. Vi pon mano gente poco avveduta, che gli Italiani eleggono al Parlamento…
B. Che Paese! In Italia nessuno sa quale sia il numero degli immigrati clandestini che si aggirano per le strade, lavorano nei campi di pomodori del Sud o nei laboratori segreti del Nord!
A. Ma, tutto sommato, questo significa che l’Italia non può, per sua natura, diventare un Paese totalitario. Troppa anarchia costitutiva.
B. Però può essere un Paese molto ingiusto. O no?

Rileggo Simone Weil 74

Il disprezzo dei Greci per le applicazioni della scienza non era dovuto ad una mentalità aristocratica, ma alla verità elementare che le applicazioni possono essere tanto cattive che buone. (III 259)

La scienza greca era basata sulla pietà. La nostra è basata sull’orgoglio. C’è un peccato originale della scienza moderna. (III 261)

La tecnica, che colloca sullo stesso versante la forza e la civilizzazione, rende impossibili queste rigenerazioni. E’ maledetta. (III 267) Continua a leggere