Le cose che non ho detto

La Rivoluzione Islamica ha duramente colpito la componente laica e progressista della società iraniana, e in particolare il ceto intellettuale. Del processo che, dalla caduta dello Scià ad oggi, ha annientato ogni speranza di emancipazione della donna iraniana sono testimonianza anche scritti autobiografici come questo Le cose che non ho detto (Things I’ve Been Silent About, 2008, trad. it. di O. Giumelli, Adelphi 2009). In realtà si tratta in primis di un libro di famiglia, per così dire, incentrato sulle figure del padre e della madre della Nafisi. Lui, uomo politico di spicco e sindaco di Teheran, lei parlamentare prima dell’avvento di Khomeini. Un padre e una madre diversissimi tra loro, incomunicanti, ciascuno perduto dietro un suo personalissimo sogno irrealizzabile. L’elemento ai miei occhi più interessante, e problematico, del libro è la questione della continuità della Persia. Non è un caso che tornino continuamente i modelli degli antichi eroi ed eroine, la poesia classica persiana, e il Libro dei Re. I modelli. anche femminili, della Nafisi, non sono islamici. E qui riporto una citazione dal Libro dei Re, in cui il guerriero Rostam, figlio dell’ultimo re sasanide, prima della fatale battaglia di Qadisiyya che aprirà le porte della Persia all’invasore islamico profetizza (271):

Ma quando il pulpito e il trono uguali saranno
e Abu Bakr e Omar fama avranno
il nostro lungo patire a nulla servirà
e tutta la nostra gloria svanirà…

Gli uomini senza onta ruberanno.
Bestemmie e benedizioni uguali diverranno.
Ciò che è nascosto sarà peggio di ciò che tutti sanno
e re dal cuore di pietra sul trono saliranno…

Addio piaceri, musica, e bellezze:
solo bugie, trappole e nefandezze.
Latte acido berremo, tela ruvida vestiremo,
la brama di denaro seguiremo.

Gli uomini tra loro si tradiranno
mentre di avere fede fingeranno.
Inverno e primavera inosservati passeranno,
per festeggiare il vino nessuno porterà
e il sangue del fratello a fiumi scorrerà…

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One thought on “Le cose che non ho detto

  1. In effetti c’è sempre stata una continuità “persiana” nell’Iran nonostante l’invasione dell’Islam. Infatti non è un caso che l’Islam in Persia diventa sciita, una versione nazionale (se possiamo dire così) dell’Islam.

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