Rileggo Simone Weil 75

Il possibile è il luogo dell’immaginazione, e quindi della degradazione. Bisogna volere o ciò che precisamente esiste, o ciò che non può affatto essere; meglio ancora, ambedue. Ciò che è e ciò che non può essere sono ambedue fuori del divenire. (III, 271)

Il divenire è il male. Al contrario l’indeterminato, origine e fine degli esseri, nutrice e tomba, è di per sé perfettamente puro.
Il modello eterno, nel Timeo, è il bene, il modello in divenire è il male. (III 278)

Vi è una precisa relazione tra l’identità che Simone Weil istituisce tra divenire e male e il suo rigetto della rivelazione veterotestamentaria, che comporta una condanna radicale di Israele. Poiché la rivelazione biblica ha una natura storica e non puramente metafisica. Siamo sempre sul punto del catarismo, decisivo per l’impossibilità di accoglienza di S. Weil entro il recinto, per quanto ampio ed ecumenico, del pensiero cristiano. Lo si vede anche nella coincidenza assoluta tra bene e purezza.

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