Decenza

Qualcuno trova “indecente” il Palio di Siena. Lo trova indecente perché i poveri cavalli vi subiscono violenza e rischiano la morte. La cultura vittimaria contemporanea si espande, ma rimane incoerente al suo interno e scarsamente critica. In realtà, essa non può che avere una natura parziale, e non vede mai l’intera scena. Per il semplice fatto che anch’essa è costantemente alla ricerca di oggetti da vittimizzare. Così, i teneri animalisti che vorrebbero sopprimere il Palio di Siena non si chiedono come viva la povera vacca il cui latte stanno sorseggiando al bar. Forse non sanno nemmeno che negli allevamenti industriali da cui quel latte proviene le vacche vivono in spazi ristretti, e sono costrette ad alimentarsi in modo totalmente innaturale per un ruminante, con pastoni che contengono di tutto, soprattutto mais che in natura la vacca non mangia (i ruminanti non mangiano semi). Sono fecondate artificialmente, perché per fare il latte una vacca deve prima partorire. Dunque, l’esistenza di un gran numero di vitelli destinati a diventare fettine in breve tempo è condizione necessaria perché vi sia un’ampia disponibilità di latte. Consumo di latte e strage di vitelli sono legati indissolubilmente. Perché una vacca deve avere meno diritti di un cavallo?

La ianara

Si distacca nettamente dalla media dei romanzi italiani correnti La ianara di Licia Giaquinto (Adelphi 2010). Si distacca per lo stile, ben lavorato, sobrio, sorvegliatissimo, senza una sbavatura. E si distacca per il contenuto: la storia di una fattucchiera (ianara) che si svolge nelle campagne tra Benevento e Avellino nella prima parte del Novecento e culmina nel momento in cui, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta, arriva anche nel Sud arretrato la modernità, il cui vessillo è l’autostrada.

Continua a leggere

Friedrich Engels: un esempio da seguire

Friedrich Engels: un esempio da seguire, un pensiero da usare*
di Eros Barone

Leggendo l’appassionante e documentata biografia intitolata «La vita rivoluzionaria di Friedrich Engels», che lo storico inglese Tristram Hunt ha dedicato recentemente a colui che è stato, assieme a Karl Marx, il cofondatore del socialismo scientifico, mi è tornato in mente, per contrasto, il commento che fu espresso da Fausto Bertinotti sulla scelta del Partito democratico, quando questo, in occasione della campagna elettorale del 2008, scelse di abbinare alla candidatura di un imprenditore la candidatura di un operaio: un commento (“uno dei due è di troppo”) che implicitamente poneva la questione del rapporto tra origine sociale e orientamento politico. Continua a leggere

Giardini e strade

Giardini e strade (Gärten und Strassen, trad.it di A. Iadicicco, Guanda 2008) è un diario di Ernst Jünger, scritto dall’aprile 1939 al luglio 1940. È la fase iniziale della guerra, sono i mesi del Blitzkrieg in Polonia e in Francia. Jünger, che aveva combattuto per anni sul fronte occidentale nel primo conflitto mondiale, viene richiamato, e assegnato ad una unità di seconda linea, che non sarà mai impegnata in combattimenti durante la travolgente avanzata fino a Parigi.

Continua a leggere

Notizie s.p.a.

Ha come sottotitolo Pluralismo, perché il mercato non basta il libro di Michele Polo Notizie s.p.a., Laterza 2010. Scritto da un economista, offre un chiarissimo quadro della condizione (quasi disperata, anche se Polo non vuol disperare) in cui versa in Italia l’informazione nel suo insieme. Appare chiarissimo che se non ci fossero Internet e le varie radio locali indipendenti il pluralismo sarebbe vicino allo zero, e nulla l’indipendenza degli informatori, considerati il duopolio televisivo RAI Mediaset, i potentati che gestiscono la tv satellitare, e il fatto che i consigli di amministrazione dei grandi giornali sono costituiti da azionisti che sono portatori di interessi economici colossali. Continua a leggere

La lotta!

di Eros Barone

   È possibile far risorgere un uomo sepolto nella sua icona? Francis Wheen con la biografia che ha composto sul fondatore del socialismo scientifico, «Karl Marx – Vita pubblica e privata», Milano 1999, biografia che resta una delle descrizioni più efficaci, limpide e spregiudicate della personalità e dell’opera del pensatore tedesco, è pienamente riuscito in questa impresa non facile, attingendo, per un verso, a una documentazione vasta e originale ed evitando, per un altro verso, sia la Scilla dell’agiografia sia il Cariddi della demonizzazione. Continua a leggere

The Genesis of Desire

7684915La mimesi è un meccanismo universale: nessuno di noi può sfuggirvi. Ma la sua necessità non è un semplice determinismo. Io posso ancora scegliere chi desidero imitare, e modellare me stesso su di lui. (p. 27) Questa è forse l’idea più generale che regge l’argomentazione di Jean-Michel Oughourlian in The Genesis of Desire (Michigan State University Press 2010). Jean-Michel Oughourlian è uno psichiatra, ed una delle due voci che tessevano il contrappunto nel basilare testo di René Girard Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo. Egli è convinto che dalla teoria mimetica si possano ricavare applicazioni terapeutiche, e questo libro sul desiderio contiene numerosi esempi clinici, tratti dalla vita professionale dell’autore. Un altro cardine del discorso di Oughourlian è il concetto estensivo di desiderio, inteso come movimento psicologico caratteristico degli umani. Noi siamo creature del desiderio, e non abbiamo alcuna consistenza al di fuori di esso.

In verità, è il desiderio che dirige il sé e che lo crea: il sé non è altro che ciò che potremmo chiamare “sé -desiderio”. Il sé come tale, pertanto, non è davvero responsabile: il desiderio segue il suo stesso destino, la sua stessa logica. Esso scompare nel momento in cui l’ostacolo che ha opposto resistenza si arrende. Qui il sé riconosce di non avere alcun potere suo proprio e non può fare nulla.  (p. 30)

Da un lato, il sé non ha alcuna consistenza al di fuori della rete di relazioni dinamiche che lo costituisce, dall’altro il soggetto (realtà sfuggente) può raggiungere liberazione e pacificazione mediante la conoscenza.

L’unico modo per conquistare la libertà dal mimetismo è comprendere che noi vi siamo sempre e totalmente immersi, e che la rivalità che ci minaccia ad ogni istante può essere tenuta a bada solo mediante la rivelazione del meccanismo che la fa nascere. (p. 35)

Oughourlian dedica varie pagine alla scoperta dei neuroni-specchio, che confermerebbe pienamente l’intuizione girardiana, e produce una serie di casi clinici che avvalorano la sua visione. L’analisi mimetologica del mito di Adamo ed Eva è forse la parte più interessante (e problematica) di quest’opera, che ha natura di applicazione della teoria girardiana, e, per dirla un po’ scherzosamente, rimane pienamente ortodossa rispetto al pensiero del maestro.

Un vecchio pensiero 2

La critica al consumismo negli anni Sessanta e Settanta è fallita, questo è un dato evidente. Occorre vederne i perché. Se continuerà anche oggi, davanti alla Globalizzazione, ad essere la stessa critica, ovvero un’espressione del risentimento di quella parte dei ceti intellettuali che sentono di avere meno parte della torta (intesa come centralità) di quella cui pensano di avere diritto, la critica non farà molta strada. Più che di intrinseca bontà della società dei consumi, penso che si possa parlare del minor male costituito, rispetto alle altre forme possibili, dal libero mercato che vi è connesso. Si tratta sempre di realtà storiche transeunti, e sfaccettate. Continua a leggere

Delfini cattivi

Tra gli animali attualmente più mistificati nell’opinione pubblica ci sono i delfini. Ti fanno credere che se la godano ad esibirsi nei delfinari, mentre i poveri animali dei circhi e degli zoo soffrono le pene dell’inferno. La gente non pensa che i delfini non sono fatti per una piscina, ma per le distese del mare. E li vedono come innocui giocolieri, non come quegli efficientissimi predatori che sono. E quasi ci si scandalizza scoprendo che i delfini tursiopi uccidono regolarmente i loro piccoli cugini, i marsuini o focene, come si vede in questo filmato. Ma sono cetacei dai denti aguzzi, certo più simili ai lupi che agli agnelli.