Resistenza?

Quando un Paese si trova davanti ad una grave crisi, che rischia di frantumarlo, chiama a raccolta tutte le sue forze. Sempre si rivolge con la memoria a momenti del passato, in cui tutta la nazione ha fatto fronte comune, in cui tutti si sono uniti contro un nemico, e insieme hanno superato la crisi. Le nazioni hanno qualche episodio di unità nella lotta a cui possono ancorarsi. Ma l’Italia? Continua a leggere

Pensierini 4

Ora io penso che non vi sia un solo Hegel. Come tutti i sommi filosofi, anche Hegel può essere tirato di qua o di là, a seconda dell’interpretazione, come Platone, come Aristotele. E’ inesauribile. Vorrei farmi nottola, o barbagianni… Vedono nell’oscurità. E uccidono topi. Continua a leggere

I migliori di noi

Uno scrittore italiano progressista e di sinistra può creare dei personaggi di destra e non progressisti che siano umanamente ricchi, eticamente positivi, generosi, preoccupati degli altri, insomma dotati di valori umani, pur coi chiaroscuri che non possono mai mancare nei caratteri se si vuol renderli convincenti? Insomma: può uno scrittore di sinistra creare un personaggio di destra positivo? Questa domanda mi è sorta dopo aver chiuso l’ultima pagina del romanzo di Roberto Moroni I migliori di noi (Feltrinelli 2010). Continua a leggere

Pensierini 3

La TV italiana di allora, dei tempi in cui ero giovane, si intendeva come “pedagogica”. Ora si sostiene che era “bacchettona”… ma oggi assistiamo alla situazione esattamente contraria: la “trasgressione” è eretta a norma, fino a divenire parte essenziale del sentire comune. Un rovesciamento sul quale non si è ancora riflettuto abbastanza… A mio parere si tratta di una estensione, volgarizzazione e perversione di un nucleo fondante del romanticismo. Continua a leggere

I fatti del 1960

Ricordando l’insurrezione popolare antifascista del 1960

di Eros Barone

“…A diciannove anni è morto Ovidio Franchi
per quelli che son stanchi o sono ancora incerti.
Lauro Farioli è morto per riparare al torto
di chi si è già scordato di Duccio Galimberti…”

Fausto Amodei, Canzone per i morti di Reggio Emilia, 1961.

Cinquant’anni fa vi fu un passaggio decisivo nella storia del nostro Paese. In un certo senso, ciò che accadde, l’insurrezione popolare antifascista, la “nuova Resistenza”, bisognava che accadesse; ciò che invece allora sfuggì alla capacità di previsione di tutti gli osservatori della realtà italiana fu l’erompere, a fianco (ma anche più avanti) del movimento operaio e di quello antifascista, di un possente movimento giovanile: la generazione delle ‘magliette a strisce’. A distanza di soli quindici anni dalla fine della seconda guerra mondiale e della Resistenza, l’Italia aveva infatti condotto a termine la ricostruzione e conosceva un grande sviluppo economico, ma soffriva ancora a causa del permanere, sia nello Stato sia nella società civile, di sovrastrutture giuridiche, politiche e culturali che risalivano al periodo del fascismo. Continua a leggere

Pensierini 2

 

Da noi è in atto uno spaventoso processo di rimozione del passato (ormai quasi completata) e di sprofondamento nell’oblio. Siamo i Lotofagi da cui fuggì Ulisse. Continua a leggere

Pensierini

Penso che ritenere che tutti gli esseri umani abbiano gli stessi appetiti, e che la loro felicità consista nella soddisfazione di quegli stessi appetiti, sia una interpretazione della realtà storicamente determinata, relativa al nostro tempo e come tale spiegabile, ma in sé del tutto erronea e fuorviante. Continua a leggere

La Dichiarazione di Vienna

Che la politica attualmente seguita in materia di droga si sia rivelata un fallimento assoluto in tutto il mondo sta sotto gli occhi di tutti. Il carburante del narcotraffico è l’insaziabile fame di stupefacenti di vasti strati delle società occidentali, ivi comprese l’alta e media borghesia italiana. Data questa insaziabile fame, la guerra alla droga fa ridere i polli (e i narcos).
Ho sottoscritto la Dichiarazione di Vienna, molto saggia a mio parere. Ma temo che troverà ben poco ascolto tra i politici e nell’opinione pubblica, poiché l’attuale strutturazione del rapporto politica-crimine-consumo-consenso è soddisfacente per troppi, e consente tra l’altro di coltivare guerricciole locali, indicare nemici e indirizzare l’odio di massa su opportuni capri espiatori.

Intellettuali

Un fisico che studia i quanti è un intellettuale? Certo che sì. Ma nella vulgata gli intellettuali sono coloro la cui opera ha una ricaduta evidente e quasi-immediata sul piano socio-politico, anzi, soprattutto su quello politico: gli “scrittori” di vario genere. Terminata l’era delle ideologie, appare sempre più evidente la loro natura subalterna al dominio del Mercato tecnotronico-mediatico. Nel loro continuo riformulare l’autocomprensione dello scrittore radicale che provoca e “sconvolge il borghese” sono mero carburante della macchina capitalistica, tanto quanto i rockers e i rappers di ogni specie e levatura. Continua a leggere

Topia

Tra gli anni Sessanta, Settanta e i primi Ottanta ho conosciuto molti che si professavano “rivoluzionari” e “comunisti”, che sognavano l’avvento in Italia di una “fase rivoluzionaria”. Erano fra loro molto diversi, ma avevano tutti una cosa in comune: credevano fermamente che in alcuni luoghi della Terra si vosse verificata la Rivoluzione, e che vi vigesse il Comunismo. In quei luoghi gli umani erano felici in quanto lavoratori, e si andava costruendo l’Uomo Nuovo. Prima l’Unione Sovietica, poi la Cina, quindi Cuba, il Vietnam del Nord, ecc. ecc. L’Utopia in cui questi uomini e donne  vivevano era in realtà una Topia. Gli Italiani hanno guardato sempre alle Rivoluzioni degli altri: molto alla Francese e alla Russa, poco a quella Americana. Hanno prodotto in proprio la Rivoluzione Fascista, a cui molti hanno guardato, a loro volta, dai loro Paesi. Ma molti sostengono che quella non fu una vera Rivoluzione. In ogni caso, caduta l’Unione Sovietica, divenuta la Cina un immenso opificio del Capitalismo Internazionale e un grande agente sui Mercati Finanziari, demistificato il culto dei Barbudos e dimenticato il Vietnam che pensa solo all’economia, impresentabile la Corea del Nord, resterebbero gli  Islamisti…