Individuare nei fenomeni storici in atto il bene e il male è sempre problematico. Se un allievo mi chiede se secondo me l’unità politica dell’Europa sia un bene o un male non so rispondere, e pratico una bella epoché. Mi metto nei panni di un abitante della Sassonia nel 1860: se mi avessero chiesto allora se l’unità della Germania fosse un bene, avrei sicuramente risposto di sì. Gli esseri umani tendono infatti sempre a pensare che l’unità sia un bene. È stato un bene? Continua a leggere
Zabaione
Poesia della domenica
L’attesa
Ho atteso di vederti nell’aurora
ma ti ho perduta perché tu non eri
un’ombra ma la stessa luce. Continua a leggere
Geriatria
Un pomeriggio di alcuni anni fa. Sono all’ospedale, in geriatria, al capezzale di una mia anziana zia, 83 anni, sorella di mia madre. C’è il marito, mio zio, che ha assunto come infermiera una cinquantenne romena, bionda e procace, che continuerà ad assistere mia zia anche dopo il suo ritorno a casa, per mesi, fino alla sua morte. C’è anche lei, la bionda. Mio zio ride e scherza con lei, dandole del tu. Quando lei finisce il suo turno e se ne va, le dice “stammi bene, cara”.
Gli chiedo come mai le dia del tu, visto che alla fedele collaboratrice domestica, che lavora da anni a casa sua, dà rigorosamente del lei. “Ma è tanto giovane!” risponde. Non posso ancora sapere che la bionda infermiera diventerà compagna inseparabile del mio vispo e danaroso zio, cattolico integerrimo e sessuofobo, prima ancora che la zia lasci questo mondo. Lo guardo perplesso.
Nella stanza ci sono sei letti. Donne molto vecchie, una sembra una mummia, dorme tutto il giorno, ma all’ora del pasto riesce ancora a ingoiare una specie di pappa. Un’altra si lamenta per dolori terribili, cui nessuna infermiera sembra far caso. Del resto, passano raramente anche i medici. Sembra che il dolore dei molto anziani non interessi a nessuno. Geriatria è un reparto in cui i pazienti sembrano mal tollerati. Ho l’impressione che i medici pensino che se il reparto fosse senza malati ci vivrebbero benissimo. E non siamo una società senza classi. Lo zio può pagare l’infermiera romena bionda. Io non potrei.
Un’anziana nel letto d’angolo emette un lamento flebile, borbotta parole che non si capiscono, all’improvviso tenta di staccarsi il catetere. Vado in cerca di un medico o di un’infermiera. Quando torno la donna sta invocando la sua mamma con urla terribili. Fa così tutti i giorni, mi dice la figlia, appena arrivata. “Crede anche di vederla vicino al letto”, soggiunge, ” è tornata piccola”. “Ma le danno qualcosa per i dolori?” le chiedo. “Mah, non lo so, forse”.
Il giorno dopo, quando torno a trovare la zia, il letto d’angolo è vuoto. “La signora là è morta” mi dice la bionda rumena seduta accanto alla zia, sollevando lo sguardo da Chi.
Papi
Nella mia vita due Patriarchi di Venezia che sarebbero diventati papi.
Nel 1958, nella chiesa di S.Giacomo dell’Orio, ho ricevuto la cresima da Angelo Roncalli, che sarebbe divenuto Giovanni XXIII. Ricordo la mia felicità di bambino alla notizia dell’elezione. Continua a leggere
Gabbiani
Nell’autunno del 1958 ero in terza elementare, alla scuola “Bernardo Canal” di Venezia. Dal mio banco vedevo attraverso la finestra il tetto della casa adiacente, e un alto comignolo. Essendo un contemplativo, spesso mi incantavo guardando fuori, e seguendo pensieri e sogni in cui mi perdevo. Su quel comignolo si posava spesso un grande gabbiano. A quell’epoca a Venezia la maggioranza dei gabbiani apparteneva alla specie gabbiano comune, che è andata rarefacendosi, soppiantata dal gabbiano reale, di cui appunto quello era un poderoso rappresentante. Era davvero un uccello regale. Stava immobile, e faceva solo piccoli movimenti composti. Mi sembrava colmo di dignità, e per così dire un qualcosa di spirituale. I Veneziani chiamano quei gabbiani magòghe (sing. magòga, femminile), mentre il gabbiano comune è cocàl (pl. cocài). Di una persona che appare instupidita si dice che è un incocalìo, cioè divenuto simile a un gabbiano, di cui evidentemente non si apprezza l’intelligenza.
La livrea del gabbiano comune mi è sempre piaciuta. Il colore della testa mi ha sempre ricordato la cioccolata. Più piccolo, più fedele alle acque, lo trovo decisamente più simpatico.
Il gabbiano reale reale non è quello della mia epifania infantile, è una bestia tremenda. Si adatta a tutto, si è espanso nell’entroterra, segue i trattori che arano i campi, per prendere vermi e altri animaletti. Ne ho visti uccidere a beccate i colombi per divorarli. Frequentano le discariche. Niente li ferma, opportunisti come le cornacchie. Quello sul comignolo non era un gabbiano di questo mondo.
Poesia della domenica
L’alba dissolve
L’alba dissolve la languente dea
che la notte affannata concreava
con la mia mente, pallida sovrana
dei sogni liquefatti dell’amore. Continua a leggere
La normalità non esiste
Elisabetta Liguori ha scritto per Bibliosofia un pezzo su Anne Tyler. Comincia così:
Ci sono giorni che vorrei essere lei: normale, arguta, ironica.
Scrivere come lei, vivere la scrittura come lei, non mescolare letteratura e vita in un’unica ricetta burrosa e calorica, ma trasformare l’osservazione in letteratura, così che tutto quello che mi accade trovi naturalmente un’applicazione di tipo letterario. Lei è Anne Tyler e ho saputo della sua esistenza per caso, leggendo un’intervista a Nick Hornby. Ne parlava come di un’amica importante. Nell’ intervista s’intuiva che lui ne rideva incantato. Mi è parsa, questa, una circostanza straordinaria. È molto bello e raro che qualcuno rida grazie a te, invece che di te. È stato così che ho scoperto che questa donna, nata nel 1941, ha scritto una quantità incredibile di romanzi e che ciò che caratterizza i suoi lavori è una sorta di “fantasia coerente e stupita”. Di fronte alla vita della gente comune, la Tyler è sorpresa. Continua a leggere
Beppe Grillo
Si sta montando un caso Grillo, che si fonde con la questione della Casta e con le difficoltà politiche del Governo. Mi sembrano evidenti alcune cose.
Si sta accentuando la tendenza per cui ha ragione chi urla di più. Non è nuova, come mostrerò nel post di domani, ma oggi è trionfante anche nei media. Grillo lo ha capito, Prodi no: Grillo urla, Prodi bofonchia. Continua a leggere
La lettera uccide
Ho appena messo on line la traduzione dell’intervento di Jeremiah Alberg, “La lettera uccide ma lo spirito dà vita”, tenuto al Convegno CV&R di Ottawa dell’anno scorso. Comincia così:
Nella violenza c’è una letteralità che mi rende difficile parlarne. Sono corpi reali di gente reale, di solito i poveri, che vengono feriti e uccisi nelle case, per le strade e sui campi di battaglia. Non vorrei che le mie parole contribuissero in qualche modo ad una generale svalutazione di queste sofferenze realissime. Questo argomento è troppo serio per i trastulli di un accademico separato dalla realtà. Nondimeno, ho scelto di affrontarlo come atto di speranza. La speranza che sforzi come quello che si fa in questo convegno possano davvero aprirci alla verità intorno alla violenza e alla possibilità che essa venga infine vinta. Continua a leggere
Poesia della domenica
Forse nata
Forse nata dalla putredine del mare
una ignobile ma dolce sirena
sta su uno scoglio e sui liquidi inquinati
canta la solitudine e l’oblio. Continua a leggere
