Beppe Grillo

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Si sta montando un caso Grillo, che si fonde con la questione della Casta e con le difficoltà politiche del Governo. Mi sembrano evidenti alcune cose.

Si sta accentuando la tendenza per cui ha ragione chi urla di più. Non è nuova, come mostrerò nel post di domani, ma oggi è trionfante anche nei media. Grillo lo ha capito, Prodi no: Grillo urla, Prodi bofonchia.

Si è manifestata la potenza della Rete. E’ vero che Grillo ha iniziato la sua carriera di comico urlante alla televisione, ma poi è stato eclissato, ed è risorto mediante la Rete. Ora vediamo in tv Prodi sovrastato dalle gigantografie di Grillo. La Rete crescerà in influenza, ma la classe politica è impreparata alla sua gestione.

Si è confermata la natura di avvoltoi dei giornalisti tv come Mentana e Vespa, e del sistema mediatico nel suo insieme. Ad esso non interessa affatto veicolare l’informazione in se stessa, ma l’effetto che l’informazione produce sulla massa, e l’interesse che in essa suscita in termini di ascolto, con le ricadute pubblicitarie ecc. Le televisioni e i loro corifei corrono dove c’è il cadavere, vero o metaforico. La loro unica regola è l’audience, misuratore universale della presenza del mediatore universale, che è il denaro.

Grillo è un comico, che continua ad essere tale. Molti italiani vedono in lui una guida, un guru, un tribuno. Continuano a cercare l’uomo forte, comunque travestito, quello che mette a posto le cose. La cosiddetta antipolitica non è che una delle tante forme della politica. E la politica come l’informazione oggi prendono lezioni dallo spettacolo, e tendono irresistibilmente a confondersi con esso. L’uomo delle televisioni e della pubblicità, Berlusconi, ha fondato il partito che ha preso più voti nei tempi recenti, ora un comico si fa avanti come leader di massa: tutto è coerente.

Ma, più in profondità, vedo in Grillo chiaramente l’elemento sacrificale. L’entusiasmo iniziale non è che la premessa del linciaggio successivo. Come in tutti i capipopolo che sorgono all’improvviso e si fondano sull’entusiasmo della massa, egli, per dirla con Machiavelli, non ha “le barbe e correspondenzie” sue, cioè le radici che possano consentirgli di resistere alle pressioni e alle difficoltà: se riuscirà a crearsele non è dato ora di sapere. A me pare che l’uomo sia essenzialmente un improvvisatore e un opportunista, ma questo appartiene al carattere degli Italiani.

2 risposte a "Beppe Grillo"

  1. Gentile Signor Fabio Brotto,
    condivido in gran parte le sue analisi del fenomeno Beppe Grillo (soprattutto sulla considerazione degli “avvoltoi”), tranne nelle righe finali dove qualifica il suddetto comico, a mio avviso ingiustamente, come un opportunista.
    Distinti saluti

  2. Caro Fabio, condivido il tuo pensiero sulla fine dei capipopolo e il mio pensiero va a Masaniello.. Però mi viene da pensare che Grippo, oggi, sia l’altra faccia da cui prendono a piene mani i partiti di sinistra. In realtà Grillo fa da attrattore, mantenendo a sinistra quegli elettori delusi che andrebbero in altra direzione. In fondo lo spirito della sinistra è sempre quello di monopolizzare la piazza, sentendosi unta dal Signore contro le ingiustizie. Si demonizza Berlusconi per la sua ricchezza e non si considera che Grillo è uno dei trenta contribuenti più ricchi d’Italia. Penso che l’ideale unico dei politici di oggi sia la “ricchezza” associata al potere.

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