Contro l’Europa

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Individuare nei fenomeni storici in atto il bene e il male è sempre problematico. Se un allievo mi chiede se secondo me l’unità politica dell’Europa sia un bene o un male non so rispondere, e pratico una bella epoché. Mi metto nei panni di un abitante della Sassonia nel 1860: se mi avessero chiesto allora se l’unità della Germania fosse un bene, avrei sicuramente risposto di sì. Gli esseri umani tendono infatti sempre a pensare che l’unità sia un bene. È stato un bene? Sono ardue sentenze da affidare ai posteri, la cui risposta non è detto che sarà univoca. Se non ci fosse stato il bombardamento di Treviso del 1944, mio padre non avrebbe incontrato mia madre sfollata, e io non sarei nato. Il mio stesso essere, quindi, si fonda su di un evento negativo, dalla cui negatività è scaturita la positività (almeno per me) della mia esistenza. Allora mi sia concesso il diritto di non essere un fervente europeista, e di dare ascolto anche alle argomentazioni dei contrari ad un super-stato europeo. Come Roger Scruton, di cui traduco qui qualche riga.

(http://www.nationalreview.com/comment/comment-scruton092602.asp )

Forse l’esempio più eloquente della mano invisibile dell’imperialismo (…) non è fornito dagli Stati Uniti, ma dall’Unione Europea. L’Europa è il luogo di origine dello stato nazionale, e il crogiolo in cui per la prima volta prese forma l’idea di una giurisdizione secolare e territoriale. Nello stesso tempo, la storia recente ha infuso in buona parte delle élites europee uno scetticismo nei confronti dell’idea di nazione, e al suo posto un desiderio di federazione transnazionale. Britannici e Scandinavi sono riluttanti di fronte a questo; i popoli mediterranei lo accettano solo perché non lo prendono interamente sul serio. Ma molti tra i Tedeschi e i Francesi rimangono legati all’idea di Europa come al miglior modo per preservare la pace e la prosperità del continente. Allo stesso tempo, la maggioranza delle decisioni che stanno forzando gli Europei ad abbandonare le loro sovranità nazionali vengono prese da gente che non ha alcuna intenzione di creare un potere imperiale. Nondimeno, nonostante il fatto che quasi nessuno lo voglia esplicitamente, è in atto un processo che finirà per estinguere effettivamente le democrazie nazionali europee e per erigere al loro posto un superstato d’Europa, che nominalmente sarà una democrazia ma avrà poteri legislativi ampiamente sottratti al controllo degli elettori, ben radicati in istituzioni burocratiche aventi i loro programmi a lungo termine. Già molte leggi che passano nel Parlamento inglese sono imposte da diktat della burocrazia di Bruxelles, e le poche aree di competenza legislativa che rimangono vengono costantemente erose da revisioni al Trattato di Roma. La Scozia e il Galles sono ancora presenti nelle carte geografiche ufficiali d’Europa. Ma lo stato nazionale che ha dato il maggior contributo alla creazione del mondo moderno, l’Inghilterra, è già stato sostituito da “regioni” che non hanno alcun significato storico e si sottraggono a tutte quelle forme locali di appartenenza a cui risponde il patriottismo inglese.

Vi sono alcuni che condannano ciò, mentre altri lo accolgono con favore, come un’opportunità di ravvivare l’idea di civiltà occidentale sul continente ove questa civiltà nacque. Tuttavia, la domanda che dobbiamo porre è se questa nuova forma di governo imperiale possa realmente dare risposta ai problemi che ora ci stanno davanti. Se la mia argomentazione è corretta, il superstato europeo non potrà essere sorretto dalle sue istituzioni politiche. Solo nel contesto di un senso di appartenenza pre-politico quelle istituzioni possono trovare legittimazione agli occhi dei cittadini, ed è precisamente l’assenza di un senso di appartenenza paneuropeo che in primo luogo dette l’avvio al progetto federale. E non è probabile che dall’Unione Europea possa sorgere un nuovo genere di appartenenza pre-politica. Tutti i fattori che hanno forgiato il senso di appartenenza dei singoli popoli europei (lingua, costumi, religione, sistemi legali e stili di vita comuni) qui mancano. Quindi l’Unione Europea sta rapidamente distruggendo le giurisdizioni territoriali e le appartenenze nazionali che hanno formato la base della legittimità europea fin dall’Illuminismo, senza mettere al loro posto alcuna nuova forma di reale aggregazione.

3 pensieri su “Contro l’Europa

  1. Non le stesse perplessità di Scruton, ma ne ho altre. La sottrazione di sovranità nazionale ad opera di organismi economici (da nessuno eletti), è precedente però all’Unione Europea. Secondo alcuni l’Unione Europea potrebbe essere un argine, non un aggravante al fenomeno.

  2. Io sull’Unione avrei da porre molte questioni. Ma la più importante riguarda la politica militare. Non c’è superpotenza senza superesercito. Non ci sarà politica estera globale europea senza superesercito europeo. Ma gli Europei vogliono spendere poco per questo. Quindi continueranno a dipendere dagli USA.

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