Rileggo Simone Weil 14

Narciso. Non è forse a questo che aspirano gli amanti? A essere uno, a far entrare in se stessi l’essere amato, affinché esso divenga se stessi. (I, 205) Continua a leggere

Padre Pio

Il culto di Padre Pio è un fenomeno di massa e fortemente mediatizzato. La comunicazione di massa ha oggi una particolare fame di sacro, e lo cerca dappertutto, perché sa che il sacro attrae gli umani. Anzi, il sacro è propriamente l’essere attratti degli umani intorno ad un Centro, che acquista per questo la caratteristica di sacro, ma pretende nello stesso tempo di averla a priori. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 13

Se si sceglie di vivere – supposta questa scelta, in nessun momento della vita si ha scelta (salvo in certi casi quanto al grado di prudenza). Dati in un determinato momento le circostanze e il carattere, un solo modo di reagire assicura il massimo di conservazione 1° della vita, 2° del carattere, nella misura in cui la conservazione della vita lo permette. Un’esistenza orientata verso la vita non può mai prendere, in un momento determinato, che una direzione determinata. [Notare che un’esistenza orientata verso la vita può comportare il rischio o anche l’accettazione della morte, ma solo per ragioni esteriori – reputazione, gioco].
Non è un caso che le dottrine che comportano una mistica siano più o meno orientate verso la morte. Catari. T.E. Lawrence.
Ambiguità della morte. La morte è il destino dell’essere limitato; il pensiero della morte è un’umiliazione. «Mi hanno fatto vedere sofferenza e morte». θνητoυ̃s πέφυκας. Ma la morte è anche l’annientamento dell’essere limitato. (I, 202)

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Fame

Fin dai miei primi anni ho amato la pesca. Il mio primo fiume è stato quello che scorre attraverso il paese in cui sono nato, un paese dal nome strano: Zero Branco. Il fiume si chiama Zero. Le sue acque non sono più pulite come un tempo, quando i ragazzini del luogo vi facevano il bagno, e sono anche meno profonde, ma continua ad ospitare una numerosa popolazione di pesci. A parte qualche luccio, si tratta di pesci non particolarmente nobili: alborelle, triotti, scardole, cavedani, rare carpe. Io amo la pesca con l’esca artificiale, la caccia ai pesci predatori, la pesca di movimento: un lancio qui, uno lì, con lunghe scarpinate sulle rive. Qualche volta, però, mi piace ritornare all’infanzia, e allora canna lunga, ametto, galleggiantino, larvette, e pesca per ore fermo in un punto, tirando su un pesce dopo l’altro. Quasi tutte alborelle, buone da friggere e da mangiare con polenta e radicchio amaro.
Qualche giorno fa, vicino ad un ponte, detto il Ponte del Tasca, mentre pescavo ho avuto un colloquio con un anziano che passava sull’argine, e si è fermato per una chiacchierata. Si è rivelato un lontano parente. Abbiamo parlato di caccia e di pesca, e delle trasformazioni del territorio. Le siepi scomparse, la bellezza svanita, la ricchezza dei contadini un tempo poveri, la scomparsa anche della fame. Perché qui, ancora negli anni Cinquanta, c’era fame, e la gente andava in America. Ora ci sono il radicchio rosso igp spedito in Giappone, le fragole, gli allevamenti di tacchini e maiali, le mercedes degli agricoltori, le piccole aziende e i capannoni come funghi. Mi ha raccontato che negli anni Cinquanta, quando sua madre la sera non aveva nulla per la cena, mandava lui e i suoi fratelli in giro per i fossi col carburo. Il carburo nell’acqua esplodeva, stordiva i pesci che venivano a galla: qualche chilo di carpe e tinche, magari un’anguilla, e la cena era pronta. Tempi lontani, terribilmente vicini. Chi loda i tempi antichi, la civiltà contadina, di solito ignora la fame, o, nella sua sazietà, le attribuisce un significato minimale. Opinioni: semplici e confortanti, nella complessità del mondo.

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Rileggo Simone Weil 12

Se io credo che l’uomo non è in balia delle circostanze, agisco sugli altri senza riguardi.
Se io credo che l’uomo è in balia delle circostanze, affido me stesso ad esse. Il che comporta, tra le altre, la prima conseguenza. Reciprocamente, d’altronde. Queste due credenze conducono allo stesso stato. Dunque una condotta giusta implica una contraddizione.
Non è affatto vero che il bene sia senza contraddizione, che il male solo sia contraddittorio. Anzi la virtù è, forse, meno logica del peccato. (I, 193) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 11

Che altri esseri, esseri particolari, esistano senza dominarli né esserne dominati. Quando c’è incontro morale, è amicizia. Quando c’è incontro fisico, è amore. Ma solo in quanto può esserci amore senza desiderio. (I, 185) Continua a leggere

Il Dio generativo

Se dovessi scegliere da questi passi un’espressione che sintetizzi l’idea antropologica di Dio, sarebbe questo: “Dio è il locus centrale della scena della rappresentazione concepito come un essere” (p. 40). Questa formulazione suona così astratta che lo scienziato sperimentale, che odora di sostanze chimiche di laboratorio, potrebbe fare spallucce come davanti ad una irrilevanza filosofica, mentre il teologo, scuotendosi dalla giacca la polvere dei libri della biblioteca su Yahvè, Gesù o Budda, potrebbe lamentarne l’austera impersonalità. Continua a leggere

Rappresentazione scientifica

Sull’ultimo numero di Anthropoetics c’è un interessante saggio di Andrew Bartlett, Keeping the Monster at a Distance: Artificial Humanity and Victimary Otherness, un saggio che analizza il Frankenstein di Mary Shelley, dove leggo questo passo. Continua a leggere

Tibet

Che nei torbidi del Tibet che hanno scatenato la questione olimpica vi siano stati elementi di “pogrom anticinese”, come si è sostenuto da qualcuno, mi pare difficile negarlo. Le prime immagini giunte sui circuiti internazionali, con giovani tibetani simili a black-block che incendiavano auto e spaccavano vetrine, erano eloquenti. Continua a leggere