Rileggo Simone Weil 13

Se si sceglie di vivere – supposta questa scelta, in nessun momento della vita si ha scelta (salvo in certi casi quanto al grado di prudenza). Dati in un determinato momento le circostanze e il carattere, un solo modo di reagire assicura il massimo di conservazione 1° della vita, 2° del carattere, nella misura in cui la conservazione della vita lo permette. Un’esistenza orientata verso la vita non può mai prendere, in un momento determinato, che una direzione determinata. [Notare che un’esistenza orientata verso la vita può comportare il rischio o anche l’accettazione della morte, ma solo per ragioni esteriori – reputazione, gioco].
Non è un caso che le dottrine che comportano una mistica siano più o meno orientate verso la morte. Catari. T.E. Lawrence.
Ambiguità della morte. La morte è il destino dell’essere limitato; il pensiero della morte è un’umiliazione. «Mi hanno fatto vedere sofferenza e morte». θνητoυ̃s πέφυκας. Ma la morte è anche l’annientamento dell’essere limitato. (I, 202)

«Mi hanno fatto vedere sofferenza e morte». Non è una caso questa citazione dagli Inni manichei. Come non è un caso il riferimento ai Catari. Il pensiero della Weil si aggira sempre intorno alla fondamentale difficoltà di ogni gnosticismo, quella di giustificare l’esistenza della pluralità (e di amarla), e di accettare fino in fondo la vita in questo mondo, la creaturalità. Di qui l’ambiguità del pensiero della morte. Non è infatti la morte in sé ad essere ambigua, ma il pensiero gnostico della morte stessa. Poiché per la gnosi la perfezione e la felicità e il diritto di essere amato assolutamente è solo del Principio, dell’Uno, del Dio il cui pensiero salva. Ma ciò da cui occorre essere salvati è in ultima istanza la morte, che in quanto morte del corpo è anche la via di passaggio alla realtà superiore. Ma del passaggio di che cosa, se la pluralità e la distinzione degli enti fra di loro e da Dio è il male? E che cosa dunque infine deve essere salvato?

La rivelazione cristiana è quella dell’amore del Dio infinito per gli umani enti limitati, che non li rende infiniti, ma conservati nella loro finitezza in forma più alta. Via paradossale, e, per la sapienza greca, semplicemente folle. Per quanto ellenizzata sia la metafisica cristiana, si giunge sempre ad un punto in cui tra Cristianesimo e pensiero metafisico si apre un baratro, che solo fantasie creatrici come quella dantesca riescono, in qualche modo, a colmare.

Un pensiero su “Rileggo Simone Weil 13

  1. se si sceglie di vivere, bisogna ancorarsi a dei saldi principi, la fede è uno di questi, forse il più forte.
    è quando ci si trova in balìa di forze – non controllabili – che la morte s’insinua, può giungere a sopraffare la vita.

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