Portando Clausewitz all’estremo (5)

Fabio Brotto

Sono sempre fortemente colpito dal fatto che in Occidente ogni nuovo pensiero tenda a porre se stesso come il più radicale, rinfacciando a predecessori e rivali di non esserlo abbastanza. Lo si vede anche in Girard, ogni volta che egli si misura con i suoi punti di riferimento, come Freud o Levi-Strauss, o, qui, Hegel. C’è un punto oltre il quale la tensione all’estremo non può andare, che è l’estremo stesso, ovvero l’esplosione apocalittica. Hegel ha pensato la guerra, ma in forma meno radicale di Clausewitz, secondo Girard, che intende portare appunto quest’ultimo, non sufficientemente consapevole della realtà sacrificale delle cose, al punto estremo. Il pensiero hegeliano “nasce dal religioso” (64), ma abbandona l’antropologia cristiana. E non ha, sostiene Girard, “una concezione sufficientemente radicale della violenza”. Ma come può averla, mi chiedo, se, come ha scritto anni fa Tobin Siebers, essa è il suo altro? (67)

Portando Clausewitz all’estremo (4)

Fabio Brotto

L’apocalisse non è altro, in definitiva, che la realizzazione di un’astrazione, un adeguamento del reale a un concetto; e bisogna avere la lucidità di dire che sono gli uomini stessi a tendere verso l’annientamento. È la legge implacabile del duello, precisatasi nel primato della difesa sull’attacco. Gli uomini si distinguono in questo dagli animali, che riescono a contenere la loro violenza con quelle che gli etologi chiamano gerarchie di dominanza. Gli uomini, al contrario, non riescono a contenere questa reciprocità, perché si imitano troppo, rassomigliandosi sempre di più e sempre più in fretta. (51) Continua a leggere

Portando Clausewitz all’estremo (3)

Fabio Brotto

La teoria mimetica contraddice la tesi dell’autonomia. Essa tende a relativizzare la possibilità medesima dell’introspezione: discendere in se stessi vuol sempre dire trovare l’altro, il mediatore, colui che orienta i miei desideri senza che io ne sia consapevole. (p. 38) Continua a leggere

Elezioni 2

Le elezioni sono state vinte dalla Lega. Punto. Le elezioni hanno confermato: 1) la tendenza degli Italiani a frammentarsi, soprattutto se progressisti; 2) La tendenza della Sinistra al suicidio (come si fa a tenersi stretti i Radicali sapendo che fanno perdere voti cattolici a vagoni?); 3) Il costituirsi della Lega come partito popolare e organizzato, in grado di mediare idee conservatrici e innovatrici con un’amministrazione efficace e con un grande realismo politico. Punto.

Ai margini del bosco

Il luogo in cui un essere umano raggiunge il massimo della felicità è il margine del bosco. Dove il sole gioca e crea per l’occhio sensazioni diverse. Se poi nel cielo corrono nuvole, e le ombra si muovono, la felicità è perfetta. E cresce ancora quando appare un tranquillo animale al pascolo. E nel cacciatore represso, che si illude di virtuoso ecologismo, balena la voglia di preda.

Elezioni

Il risentimento omnium erga omnes è un dato di fatto della nostra società di massa, ne rappresenta uno dei caratteri distintivi. Proprio perché sono venute meno le gerarchie (il 1968 in ciò è stato un passaggio importantissimo) la situazione è ora tale per cui tutti possono sentirsi pari a tutti gli altri, e la parità, l’uguaglianza sentita come assoluta per principio, può generare soltanto rivalità. E così è. Il totalmente diverso infatti non è veramente rivale, e le lotte più feroci sono quelle tra coloro che ben si conoscono. Quanto più vicini si è all’identità, tanto maggiore e più violenta è la rivalità. Continua a leggere

Lo scandalo dei preti pedofili

Non mi piace la parola pedofilo. E’ ambigua, come tutte le parole costruite col suffisso greco -filo cui si è voluto attribuire un significato sessuale, che il suffisso stesso non consentirebbe. Infatti nel greco antico filos significa amico, senza alcuna valenza sessuale. La quale invece è presente nella parola erastés, che significa amante. Da cui pederasta, cioè amante dei ragazzini: parola che fino a qualche anno fa si usava per coloro (maschi) che dimostravano una inclinazione sessuale verso altri maschi, di età molto giovane. In qualche modo, il linguaggio sembra oggi impazzito: cinofilo significa amante dei cani (senza alcuna sfumatura sessuale), esterofilo significa amante di quel che è straniero (senza alcuna sfumatura sessuale), e così via. Ma gerontofilo, ad esempio, non è colui che ama innocentemente i vecchi, ma è invece colui che viene eccitato sessualmente dalle persone anziane. E così via. C’è una confusione immensa, che rispecchia il caos che avanza, il venir progressivamente meno di ogni differenza. Il linguaggio testimonia di questa crisi di indifferenziazione. Continua a leggere

I miei uccelli (8)

Il canarino, che tutti conoscono, appartiene alla famiglia dei fringillidi, che prende nome dal fringuello. Fin da piccolo ho sempre avuto una forte simpatia per questa famiglia, forse per aver posseduto, da bambino, dei canarini. Mi interessava molto, allora, la possibilità di ibridazione del canarino con vari altri uccelletti della famiglia: canarino-verdone, ad esempio. Continua a leggere

Portando Clausewitz all’estremo (2)

 

Fabio Brotto

L’intuizione che gli dèi siano in realtà uomini deificati è antica (Evemero…), Girard introduce quella secondo la quale questi uomini sono tutti vittime, rese tali dall’unanimità violenta del gruppo umano, che concentrando su di essi la propria violenza distruttrice come su capri espiatori, ha superato sempre nuovamente le proprie crisi mimetiche. Il beneficio che il gruppo trae da queste uccisioni di singoli lo porta a vedere in quel che era odiato come portatore di caos il benefattore che dal caos salva. Questa paradossale logica del meccanismo del capro espiatorio è alla base di tutta la teoria girardiana, e questo pensatore lo ripropone continuamente come la chiave di volta su cui tutto si fonda. Il Cristianesimo si differenzia dalle altre religioni non per altro che per il fatto di affermare che la divinità di Cristo precede la sua vittimizzazione: in questo senso sussistono “una discontinuità e una continuità fondamentali tra la Passione e il religioso arcaico” (20).

Qui si può intravedere l’enormità della questione che Girard pone al Cristianesimo. A cominciare dall’interpretazione della Bibbia, che in molte sue pagine presenta un aspetto violento di Dio (Diluvio, Apocalisse, ecc.) e dei suoi servitori, cui sovente viene ordinato di compiere stermini. L’affermazione girardiana che Satana è il “nome del sacro rivelato e screditato dall’intervento di Cristo” (21) porta necessariamente a concludere che nella Bibbia vi sono molti “versetti satanici”.

La Piazza

Un termine del linguaggio politico e giornalistico che oggi si usa molto, e che io amo poco, è piazza. La Piazza è ormai divenuta un’entità metafisica, che ha una propria autonomia e che accampa pretese. A volte è di destra, a volte di sinistra, ma sempre accampa pretese. La sua pretesa di fondo è di rappresentare la totalità. Anzitutto la totalità di coloro che hanno lo stesso orientamento, ma poiché la Piazza può essere solo una nel momento in cui sussiste come tale, essa non può pensarsi come dialogante, ma solo come imponente la propria unicità. È una entità metafisica che aspira alla totalità come quantità piena, e che anzitutto però vuol far dimenticare che la sua stessa natura è meglio espressa dalla parola massa. Per questo una Piazza non può accettare che in sé compaiano dei vuoti. E Berlusconi ieri a Roma temeva anzitutto che dei vuoti potessero apparire nelle riprese televisive, così ha ridotto le dimensioni delllo spazio, che doveva apparire pieno. Continua a leggere