Portando Clausewitz all’estremo (3)

Fabio Brotto

La teoria mimetica contraddice la tesi dell’autonomia. Essa tende a relativizzare la possibilità medesima dell’introspezione: discendere in se stessi vuol sempre dire trovare l’altro, il mediatore, colui che orienta i miei desideri senza che io ne sia consapevole. (p. 38)

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Questo è un punto che ricorre continuamente nell’opera di René Girard: per lui non si dà propriamente individuo, nel senso che egli attribuisce al soggetto romantico, che si pensa indipendente. Per Girard, il mio desiderio è forgiato sempre dall’imitazione del desiderio dell’altro. Ne discende che quell’io che vorrebbe discendere in se stesso propriamente non esiste come tale. Dunque che cos’è quello che si pensa autonomo, crede di liberamente scegliere l’oggetto del suo desiderio, ed invece è modellato dal desiderio dell’altro? Una illusione necessita di un fondamento nella realtà, poiché l’evento dell’illusione non si sostiene da se stesso. Se il soggetto umano autonomo è illusione, che cos’è quel che illude se stesso o viene illuso? Se infatti non fosse nulla di sostanziale, non richiederebbe nemmeno di essere salvato.

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