Lo scandalo dei preti pedofili

Non mi piace la parola pedofilo. E’ ambigua, come tutte le parole costruite col suffisso greco -filo cui si è voluto attribuire un significato sessuale, che il suffisso stesso non consentirebbe. Infatti nel greco antico filos significa amico, senza alcuna valenza sessuale. La quale invece è presente nella parola erastés, che significa amante. Da cui pederasta, cioè amante dei ragazzini: parola che fino a qualche anno fa si usava per coloro (maschi) che dimostravano una inclinazione sessuale verso altri maschi, di età molto giovane. In qualche modo, il linguaggio sembra oggi impazzito: cinofilo significa amante dei cani (senza alcuna sfumatura sessuale), esterofilo significa amante di quel che è straniero (senza alcuna sfumatura sessuale), e così via. Ma gerontofilo, ad esempio, non è colui che ama innocentemente i vecchi, ma è invece colui che viene eccitato sessualmente dalle persone anziane. E così via. C’è una confusione immensa, che rispecchia il caos che avanza, il venir progressivamente meno di ogni differenza. Il linguaggio testimonia di questa crisi di indifferenziazione.

Il senso più profondo della crisi che sta vivendo la Chiesa di Roma sulla questione dei “preti pedofili” non sta tanto nelle coperture operate dei vertici ecclesiastici, nel “quietare e sopire” di manzoniana memoria il cui scopo è non scandalizzare i fedeli. Il senso della crisi si gioca sulla differenza: la Chiesa  si deve presentare come diversa, in quanto tale. La differenza evangelica rispetto al mondo sta nel dover porsi del cristiano sempre dalla parte delle vittime. I bambini abusati sono vittime innocenti. Apparire in qualche modo dalla parte dei carnefici significa apparire come coloro che oscurano quella fondamentale differenza. Qualcosa che, in forme varie, è spesso avvenuto in questi duemila anni. Poiché la Chiesa è stata anche apertamente persecutrice. Ma oggi è diverso, perché un tempo la differenza era comunque garantita a tutti i livelli della società, a cominciare da quella tra l’uomo e la donna. Oggi qualunque differenza è accusata. Il difensore della differenza non può permettersi di apparire uguale.

11 risposte a "Lo scandalo dei preti pedofili"

  1. Se la Chiesa è fatta di uomini non potrà mai essere diversa nel senso qui sollecitato .
    Come il famoso tappeto persiano conterrà sempre almeno un errore nel suo intreccio , perchè la perfezione è solo di Allah.

    Però abbassata la cagnara mediatica sarebbe interessante che si discutesse se questo famoso Padre Murphy meritava di essere lasciato in pace dalla Chiesa cattolica a pochi mesi dalla morte per quegli orribili comportamenti di 24 anni prima o doveva essere perseguito fino all’ultimo respiro .
    Non mi interessa una risposta da avvocati
    Vorrei sentire cosa una risposta da cattolici , una da cristiani e una da laici .

  2. 1 Disse ancora ai suoi discepoli: «È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. 2 È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. 3 State attenti a voi stessi! Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. 4 E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai».

    Questo si legge nel Vangelo di Luca. Osservo che il peccato che il cristiano è qui chiamato a perdonare è quello contro di lui, non quello contro altri.

  3. Non è in discussione mi pare il tema del perdono del pedofilo criminale Murphy che giustamente non spettava al signor Bertone .
    Il tema semmai è quale deve essere il comportameto appropriato per un istituzione che si richiama a Cristo nei confronti di un vecchio che si macchiò di infamie decine di anni or sono e che ora sta per morire .
    Il tema è questo .
    Perchè in quel momento non era piu’ in condizione di scandalizzare nessuno e quindi il suggerimento di San luca di affogarlo seduta stante non era piu’ appropriato .

  4. Il problema è questo: l’emergere di vari (più o meno fondati) casi di “pedofilia” in ambiente ecclesiastico crea scandalo. Ovvero la pietra d’inciampo per molti. Quello che la Chiesa teme è di diventare essa nel suo insieme scandalo. Da un punto di vista evangelico, la cosa è complessa e semplice insieme.
    La questione poi del trattamento da riservare ad un criminale anziano è ugualmente non puramente semplice: che fare ad esempio di un nazista novantacinquenne che abbia ammazzato, poniamo, centinaia di bambini ebrei? Se la pena non segue rapidamente la colpa, ha senso? Anche qui vedo una tragedia.

  5. Non ha senso infatti . Non per un cristiano .
    Bertone ha fatto del criminale Murphy quello che doveva fare .
    Il New York Times se la prenda col Vangelo se il comportamento della Chiesa non gli è andato a genio

  6. Quale è il problema di processare un novantacinquenne accusato di aver ucciso centinaia di bambini ebrei, condannarlo se colpevole, fargli scontare la pena così come previsto dalle norme sull’esecuzione penale nel caso di condannato di età avanzata? (Immagino agli arresti domiciliari, se addirittura non c’è un trattamento ancor più indulgente.)
    Il perdono, poi, riguarda i rapporti fra le persone, non le istituzioni: queste hanno il dovere di fare chiarezza, accertare le responsabilità, punire i colpevoli anche perché a tutti sia chiaro che cosa sia giusto e che cosa sbagliato; e perché tutto sia pubblico e chiaro ed esposto alla critica, alla discussione ecc. Nascondere, lasciare che qualcosa resti nascosto significa solo lasciare spazio alle voci, alle dicerie, alle leggende nere ecc. Se ne son sentite fin troppe di storie su quello che i preti farebbero ai chierichetti – osceni prodotti del chiacchiericcio, dell’anticlericalismo ecc.; vediamo, invece, di sapere per filo e per segno che cosa è accaduto nei vari casi e di renderlo pubblico.
    Quanto al concetto di prescrizione («se la pena non segue rapidamente la colpa»), esso riduce la pena a rimedio per l’allarme sociale (che si attenua nel tempo) e schiaccia così il problema del crimine, della responsabilità, dell’espiazione ecc. sul piano sociale, della percezione sociale… Un piano molto incerto dove, a seconda degli umori, può accadere di tutto.
    La delimitazione precisa della verità non esclude il perdono.

    1. Il problema è serio: è esattamente il problema della continuità temporale dell’essere umano. E qui i piani si intersecano e confondono. Perché quel novantacinquenne rimbambito e tremante, che non ricorda nulla, non è più pienamente quella persona che era. La sua condanna, essa sì, si costituisce come sanzione sociale, come risarcimento puramente formale. Io non vedo alcuna soluzione lineare e soddisfacente al problema posto dalla dilazione della pena rispetto alla colpa.

      1. Il punto della continuità temporale dell’essere umano lo capisco ed è importante. A patto, ovviamente, che si stia parlando davvero di una menomazione delle facoltà mentali: il semplice cambiamento legato alla progressione dell’età non può diventare motivo di esenzione dalle conseguenze penali dei propri gesti, perché potrebbe essere invocato sempre e da chiunque (la stessa colpa potrebbe aver cambiato – reso diversa – improvvisamente la persona che l’ha commessa) e perché una persona è l’insieme di tutti i propri atti, che hanno contribuito a fare di lei quella persona: se c’è memoria, c’è continuità.
        Direi che nel caso del carnefice nazista novantacinquenne o in quello del sacerdote violentatore di bambini anziano e malato l’attenuazione delle conseguenze penali individuali (pena detentiva che non sarà mai scontata o forse lo sarà in forme lievissime) dovrebbe permettere di perseguire fino in fondo uno scopo di chiarificazione del contesto comunicativo, nel senso del fare piazza pulita di ogni chiacchiera, di ogni ombra. Il processo non più/non solo come processo di accertamento di una responsabilità e di determinazione di una pena, ma come processo di chiarificazione integrale della verità, di eliminazione di quelle ombre in cui proliferano storie selvagge spesso più orribili dei fatti reali.

  7. “… Fino a quando, Signore, starai a guardare? … tu hai visto, non tacere …” (Salmo 35)

    ero un bambino
    soltanto un bambino –

    mi era stato insegnato a fidarmi
    di chi – diceva – parlava in tuo nome
    di chi in tuo nome assoveva
    di chi dal pulpito dettava leggi
    proclamava decreti

    ero un bambino
    soltanto un bambino

    fino a quando, Signore, starai a guardare?
    tu hai visto
    non tacere

    insegna loro a chiedere perdono
    insegna a me a perdonare

  8. Non ho nessuna pretesa di essere esauriente, nè preciso, e nemmeno “giusto”, ma mi pare che su alcune cose si dovrebbe trovare un accordo.
    1) Lo scopo dei codici e delle pene (minacciate e/o irrogate) può essere di quattro tipi: di minaccia preventiva, di punizione-afflizione, di impedimento alla reiterazione del reato, e di riabilitazione.
    2) La maggioranza dei criminologi e dei sociologi concordano sulla inutilità della minaccia previa, almeno nel caso di reati violenti e abietti. l’aspirante criminale crede sempre di farla franca.
    3) Uno stato laico non dovrebbe cercare la punizione dei criminali nel senso di provocare loro sofferenze fisiche o morali.
    4) Il pericolo di reiterazione dei reati, escluderebbe dalla punibilità molti (troppi?) criminali. Non solo i nazisti 95enni con un piede nella fossa. Diceva Indro Montanelli che l’uxoricidio non andrebbe punito con la reclusione, ma con la proibizione a nuovi matrimoni.
    5) Il sistema carcerario, checchè se ne dica, può essere di aiuto alla “conversione” di non pochi criminali; specie nei casi in cui ignoranza e disadattamento sono alla base della devianza. Molto meno in altri casi.
    6) Il concetto di perdono è, come già detto anche qui, strettamente personale. A chi ti schiaffeggia, “porgi l’altra guancia”: va bene, ma deve essere la “tua guancia” ! L’istituzione, lo Stato, in quanto tale, e di conseguenza i tutori dell’ordine, e ogni cittadino, in quanto sovrano, hanno il dovere (non il diritto) di reprimere i reati. Se vedo un aggressore che sta usando violenza ad una vittima (massime se debole e indifesa) non posso certamente intervenire per porgere l’altra guancia dell’aggredito !

    Nel caso degli scandali tra i preti cattolici, mi permetto di avanzare una chiave di lettura piuttosto politically “scorrett”. Nel codice penale italiano, vigeva una norma (ovviamente considerata retriva e fascista) per cui le relazioni in cui era palese lo stato di sudditanza psicologica o istituzionale erano considerate reato “a prescindere”. Era così non solo nel caso di “vittime di meno di 14 anni, ma anche nel caso di maestro e allieva, ufficiale e subalterno, secondino e detenuto, eccetera.
    L’ondata femminista-sessantottina (Bonino in testa) è riuscita a far trasferire tali reati da reati “contro l’onore” (o qualcosa di simile, non ricordo il termine esatto) a reati “contro la persona”. Presentando la cosa come una grande conquista di civiltà. Ma col risultato che, quando è coinvolta una dodicenne occorre di volta in volta indagare, puntigliosamente se e quanto e come essa era consenziente. E se dichiara di averlo fatto “per amore”….viva l’amore !
    Ora, non solo la forma, ma ancor prima la “filosofia” che la sottende, sono quanto di meno adatto a reprimere e a punire certi comportamenti; se si comincia (vedi Busi) a fare sottili distinguo tra dodic, quattordici e sedicenni… se la libertà individuale è innalzata a misura e regola del comportamento, e delle legge, non deve stupire se accade ciò che accade.

    Infine, un pizzico di sano scetticismo, al pensiero della mole enorme di risarcimeni che corrono tra le tasche delle diocesi a quelle di importanti studi legali internazionali specializzati….

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