Vendola?

Sembra che ci sia una irresistibile tendenza del cosiddetto popolo di sinistra a vedere in Nichi Vendola colui che lo porterà alla vittoria elettorale, il distruttore del berlusconismo, il rinnovatore della politica italiana. Credo che si tratti dell’ennesimo, gigantesco abbaglio. Certo, alle persone di sinistra piace sognare: potremmo stilare una infinita lista dei loro miti, da Lenin a Castro a Mao al Che a Obama – un guazzabuglio senza capo né coda. Ora c’è Vendola. Gay, postmoderno, estraneo alla forma-partito, uno che incarna un nuovo modo di intendere e fare politica. Continua a leggere

Super eroe

Ho scritto in passato un paio di post sul fenomeno della violenza nel calcio, qui e qui. Gli eventi di ieri a Genova, con la partita interrotta dal gruppo violento dei Serbi, mi conferma nell’analisi che riporta il fenomeno della violenza intorno allo sport all’origine stessa dell’umano e al ruolo fondativo della rappresentazione, oggi magnificato dai media tecnologici.



Ivan, il capo dei tifosi serbi (e già il termine tifoso, che si riferisce ad una malattia che a sua volta rimanda a febbre e invasamento, denota la dimensione violenta e sacrificale latente), appare in tutti i media mondiali come una  immagine, oscillante tra quella di un super-eroe dei fumetti e quella di un eroe del wrestling. In ogni caso con un’aura che lo circonda. In entrambi i casi, si tratta di eroi, ovvero figure destinate a produrre effetti mimetici a cascata. Questi non sono legati al fatto che il giudizio sociale maggioritario sia positivo o negativo, dato che comunque a livello globale, e anche nelle singole società complesse, non esiste un punto di vista unico. Del resto, la violenza esercita un fascino irresistibile, che contagia sia chi si ritrae inorridito sia chi nell’orrore si tuffa.

Vecchio pensiero

Lo ripenso. La debolezza del pensiero attuale si verifica anche in questo, nella sua assoluta incapacità di porre la relazione tra arte (letteratura in primis) e giustizia. Poiché l’artista moderno è fondamentalmente un apostata, un rinunciatario o un velleitario servo delle emozioni (ovvero della parte bassa dell’umano), egli si pensa come uno scuotitore della società, un ribelle o un anarca, mai come uno che debba rappresentare la giustizia come virtù dell’anima. Etica ed arte sono scisse concettualmente da secoli, e coincidono talvolta solo per accidens. Ma questo non può che accadere necessariamente, nel momento in cui il sistema culturale di riferimento si intende come fluido, mutevole, incostante, ed è diffusa universalmente la convinzione dell’arbitrarietà, convenzionalità e relatività delle tavole dei valori. Il valore etico di un comportamento e di un’azione può essere misurato solo in rapporto ad una legge intesa come assoluta (in quanto libera dal flusso caotico degli eventi e delle passioni), da cui le norme positive attingono forza. Nel momento in cui quell’assolutezza diviene impensabile, allora restano solo le pretese della singolarità, le brame del soggetto, e infine il mero prevalere della forza. Come si vede nell’Italia contemporanea.

Sentimento nazionale europeo

Se gli europeisti hanno mai pensato l’Europa come destinata a diventare, da comunità di interessi economici, una nazione sul modello degli USA, si sono sbagliati. L’Europa rimarrà una lega di Stati interessati (e non è poco, davvero) a mantenere prospero e pacifico il Continente. Avere una prova di questo è semplicissimo. Si tratta di un elemento non quantificabile ma fondamentale: il sentimento nazionale. Esso è  forte in Paesi come la Francia, l’Inghilterra e la Spagna (nonostante la presenza di indipendentismi locali), meno forte in Italia. Ed emerge con particolare chiarezza in relazione alle forze armate, quando dei soldati di un Paese cadono in combattimento. Ma anche quando una sciagura colpisce quel Paese, soprattutto se le cause non sono naturali. Insomma: il sentimento nazionale emerge nel lutto. Lo vediamo quando dei nostri soldati cadono in Afghanistan. O se in una sciagura muoiono degli italiani. Appare evidente come la morte di un soldato italiano ci turbi, quella di dieci francesi o inglesi o tedeschi ci lasci indifferenti o quasi. Lo si vede da come i media nazionali trattano questi eventi. Questa è la prova lampante ed assoluta della totale mancanza di un sentimento nazionale europeo.

Zabaione 2009

Ho pubblicato nella pagina LECTURAE del mio sito una raccolta di post dello Zabaione dell’anno scorso. Si può leggere qui:  http://www.bibliosofia.net/Zab09.pdf

Sul volto

Sul divieto di celare completamente il volto che la Francia sta introducendo, posso fare due considerazioni. 1) La consuetudine, propria di una parte  dell’Islam, di obbligare le donne a celare totalmente il proprio aspetto in pubblico è segno di una concezione per la quale tra l’uomo e la donna esiste una differenza radicale, e l’esistenza di questa differenza è negata dalla cultura occidentale contemporanea, per la quale tutti hanno gli stessi diritti. Su questo punto il conflitto di civiltà è evidente e netto, poiché tra i diritti non c’è quello di individui o gruppi di rinunciare ai diritti. 2) La democrazia è fondata sul riconoscimento dell’altro cittadino, anzitutto nel suo significato fisico immediato. I cittadini di uno stato democratico sono persone che si riconoscono l’un l’altro faccia a faccia, il volto di ciascuno deve essere aperto allo sguardo dell’altro. Senza questo primo elementare riconoscimento, non è possibile la democrazia. Per questo, il dibattito sul diritto o meno di indossare in pubblico burka e niqab, ovvero le due fogge del velo islamico che  coprono totalmente il volto, rendendo irriconoscibile la persona che le indossa, esprime in realtà un conflitto su pretese non negoziabili. Da una parte si invoca il diritto delle donne islamiche alla differenza radicale segnata dal nascondimento del volto, dall’altra si sostiene che le donne che fanno così rinunciano a un diritto elementare, quello della piena partecipazione alla democrazia, e prima ancora a quello di manifestarsi per come si è. Continua a leggere

Pensierini 7

Penso che il risentimento, presente in tutti, si declini in forma diversa nei vari strati sociali, differenziando anche i capri espiatori che il risentimento sempre reclama. Il sentirsi “superiore alla massa” tipico del ceto intellettuale, ad esempio, se da un lato può costituire come capro espiatorio Berlusconi, dall’altro non impedisce il risentimento reciproco, perché esso è legato alla percezione della propria non-centralità ( poiché è la centralità ciò cui tutti gli intellettuali aspirano). Continua a leggere

Pensierini 6

Si può essere d’accordo sul principio di libertà religiosa, e tuttavia l’accordo è spesso astratto, nel senso che astrae dalle reali condizioni storiche, e anche prescinde da un’analisi condivisa del concetto di libertà religiosa. Per non parlare della differenza nel modo di intendere la religione. Ad esempio: è ammissibile e pensabile come possibile in Occidente (e altrove) la compresenza di religioni che intendono la stessa libertà religiosa in modi abissalmente differenti? Il fatto è che il modello liberale-occidentale funziona solo con le religioni intese secondo il concetto liberale-occidentale, ovvero religioni sostanzialmente relegate nel privato della singola persona. Quando una religione aspira ad essere anche un agente sociale, lì nascono i problemi. Non è dunque facile, da noi, mantenere una via razionale tra isteria identitaria-islamofoba e irenismo illusorio. L’accecamento è sempre in agguato. Continua a leggere

Pensierini 5

E mi sovviene che Dante colloca all’inferno Francesca per aver divinizzato la passione (che ha struttura monoteistica e porta a fare dell’essere amato il proprio Dio) e in Paradiso la leggera Cunizza dai molti amanti… Continua a leggere

Resistenza?

Quando un Paese si trova davanti ad una grave crisi, che rischia di frantumarlo, chiama a raccolta tutte le sue forze. Sempre si rivolge con la memoria a momenti del passato, in cui tutta la nazione ha fatto fronte comune, in cui tutti si sono uniti contro un nemico, e insieme hanno superato la crisi. Le nazioni hanno qualche episodio di unità nella lotta a cui possono ancorarsi. Ma l’Italia? Continua a leggere