Se un italiano non può, crocianamente, “non dirsi cristiano”, può un arabo, pur laico e liberale come Tahar Ben Jelloun, non dirsi musulmano? Tahar Ben Jelloun è un grande narratore, ma sicuramente non è un credente. La sua posizione emerge chiara nel libretto pubblicato da Bompiani, (trad. A.M. Lorusso, Milano 2001), in passi come il seguente (p. 42-43).
— La fede religiosa è una credenza. Credere significa accettare, fare affidamento nella parola proposta e restarle fedele. Le religioni non tollerano né il dubbio né il riso. Ora, il dubbio nasce dal non credere ciecamente, significa introdurre la ragione nel dominio della credenza. Dubitare significa porsi delle domande e sperare di trovare risposte giuste. La logica e la fede non procedono sempre insieme.
— E tu, sei credente?
— Quando si è razionali, non è facile essere credenti, come possono immaginare le persone che hanno fede. Diciamo, per rispondere alla tua domanda, che io credo che esista una spiritualità, qualcosa di misterioso e di bello insieme, che allo stesso tempo mi intimorisce molto. Lo si può chiamare Dio. Mi sento molto piccolo davanti all’immensità dell’universo e non sono capace di capire tutto. Come ha detto un filosofo, “l’intelligenza è l’incomprensione del mondo”.
— Non ho capito niente.
— Non bisogna fidarsi delle persone che pretendono di avere risposte a tutte le domande che l’uomo si pone. Sono i fanatici a dire che la religione risponde a tutti gli interrogativi sul mondo. È impossibile.
— E l’Islam?
— Questa religione ha dato al mondo una bella civiltà, una civiltà molto importante. Prima che venisse offesa, come oggi succede, da gente impazzita o ignorante, la cultura Islamica è stata, per tre secoli, fra il IX e l’XI secolo, al livello più alto del progresso e della cultura mondiali .
Ben Jelloun è un arabo illuminista, che vede in tutte le religioni il pericolo del fanatismo (e il dominio sulla donna). Nello stesso tempo, cerca di convincere i lettori che esiste un Islam buono e tollerante, e che gli intolleranti non sono davvero islamici, ma pazzi furiosi. La sua è forse una nobile posizione, e certo è liberale e dialogante, ma la vedo debole in partenza. Come del Cristianesimo è meglio farsi parlare dai credenti, se si vuol capirne qualcosa, così sull’Islam è meglio parlare con i suoi credenti, se lo si vuol capire davvero.
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte. Ho letto questo libro perché mi era stato detto che il protagonista del romanzo di Mark Haddon The Curious Incident of the Dog in the Night-Time (2003, trad. P. Novarese, Einaudi, Torino 2003) è un ragazzino autistico, affetto dalla Sindrome di Asperger. E, per avventura, io ho un figlio autistico.