Il rione dei ragazzi

mah1.jpgIl rione dei ragazzi di Naghib Mahfuz (1959, pubblicato in Italia da Tullio Pironti, Napoli 2001, trad. M. Murzi) è un romanzo ambizioso. Non conosco sufficientemente la letteratura araba, ed egiziana in particolare, per poter dire se letterariamente questo sia un bel libro all’interno della tradizione cui appartiene, e tuttavia, dato che è un romanzo, cioè appartiene ad un genere internazionale e inter-culturale sì, ma germinato dalla cultura occidentale, credo di doverlo definire un libro almeno in parte fallito. Nobilmente però. È fallito, secondo me, come romanzo. I suoi personaggi sono tanto più deboli come personaggi, quanto più in Mahfuz è forte l’ambizione di farne delle figure simboliche. E che figure simboliche! Il rione o quartiere del titolo sorge intorno alla casa di un uomo potentissimo, il fondatore, Ghabalawi (figura di Abramo) che continua a vivere nascosto nel succedersi delle generazioni che lo venerano e lo invocano pur non vedendolo mai. Esse sono divise e sempre in conflitto, benché il combattivo Ghabal (Mosé), l’uomo più buono di tutti, Rifaa (Gesù), e Kassem che è sintesi dei primi due (Maometto), siano tutti del sangue di Ghabalawi e si sforzino, di volta in volta, di portare la pace. Il senso mi pare chiaro: le tre tradizioni monoteistiche abramiche sono in un ingiustificato conflitto fratricida, e occorre giungere ad una soluzione di pace. Ma chi la porterà? La violenza e l’oppressione regnano sempre sovrane nel quartiere, e nessuno dei gruppi sfugge al suo dilagare. Infine Arafa, mago (figura di modernizzatore-tecnologo – forse con riferimento ai modernizzatori dell’Egitto negli anni 1950), con tutte le buone intenzioni da cui è animato non riesce a ottenere altro che far morire il vecchissimo, nascosto Ghabalawi. E il destino della sua opera non è del tutto chiaro, anche se il libro vuol terminare con una speranza di avvenire conciliato. Se come romanzo Il rione dei ragazzi non è un capolavoro, il suo livello spirituale è però alto. Vi si respira saggezza, amore per gli uomini, con un che di sufico e con un sentore di Tre Anelli. Gli islamisti radicali egiziani condannarono a morte Mahfuz per le sue idee di dialogo e conciliazione, ed egli subì un attentato. Di questi tempi, vale la pena leggerlo.

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3 thoughts on “Il rione dei ragazzi

  1. Leggerò certamente questo libro. Lessi di Mahfuz “Akhenaton – il faraone eretico”, romanzo del 1985 pubblicato in Italia nel 2001 da Newton & Compton Editori – probabilmente sulla scia del successo dei romanzi di Jacq (“Ramses” in primis). Ma nonostante il sottotitolo “un grande romanzo sull’antico Egitto”, non lo definirei un romanzo sull’antico Egitto; si potrebbe allora pensare a quest’opera come a un divertissement. Ma mi pare che anche in questo piccolo romanzo, più profondo di quanto può sembrare, l’autore non rinunci alla metafora: il personaggio del faraone è un grande personaggio (nonostante non compaia mai nella storia direttamente) dal momento che nel bene e nel male (soprattutto nel male) fa parlare di sé; e direi che lo si può certamente accostare ai “modernizzatori dell’Egitto negli anni 1950”. Il Premio Nobel in effetti non si cura molto della precisione storica, distinguendosi dalla tronfia pignoleria di Jacq e forse per questo attirandosi le critiche negative degli amanti del genere.

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