Mi è difficile condividere il grande entusiasmo suscitato in molti lettori (soprattutto giovani, pare) dal romanzo di Hanif Kureishi Il Budda delle periferie (The Buddha of Suburbia, 1990, trad. it. di Ivan Cotroneo, Bompiani, Milano 2003). Romanzo di formazione di un giovane figlio di emigrati indiani nella Londra spumeggiante dei primissimi anni Settanta, tra gruppi e gruppetti rock, punk, residui hippy, teatro underground, droghe e soprattutto molto sesso, per lo più etero, ma anche un po’ omo, è scontato, a tratti banale. Continua a leggere
LIBRI
The Scenic Imagination 5
Nel capitolo di The Scenic Imagination che Eric Gans dedica all’immaginazione scenica in Kant, c’è questo bel passo sul sublime. Continua a leggere
La pietra dello scandalo
Gli uccelli
E’ un’anima semplice Mattis, il protagonista del romanzo di Tarjei Vesaas Gli uccelli (Fuglane, 1957, trad. it. di S. Epifani De Cesaris, Iperborea 2002). Un uomo che si avvicina alla quarantina, ma è rimasto bambino, una persona con ritardo mentale, incapace di qualsiasi lavoro, in difficoltà nelle relazioni sociali perché non è in grado di capire gli altri, che a loro volta stentano a capirlo. Continua a leggere
Erotic Faith
Erotic Faith di Robert M. Polhemus (The University of Chicago Press, Chicago 1990) è un testo molto ricco e raffinato. Attraverso un’accurata e sottile analisi di alcuni capisaldi della narrativa inglese dal 1813 al 1928, Polhemus delinea i caratteri di quella fede che dà il titolo all’opera, cioè la fede nell’amore erotico (che nel corso del Novecento diventerà in molti casi puramente sessuale) come unico luogo del compimento dell’essere umano, unica e insuperabile forma della umana felicità.
The Scenic Imagination 4
In una frase famosa di Tristi tropici (1955), Claude Lévi-Strauss, parlando per la comunità antropologica/etnologica, chiama Rousseau “nostro maestro e nostro fratello”. Rispetto al discorso standard dell’antropologia accademica, Rousseau è davvero il primo pensatore a costruire un modello dell’umanità primitiva (“la società incominciata”, la société commencée) sulla base di dati etnografici limitati ma ragionevolmente affidabili – un’età argentea situata paradossalmente sull’interfaccia tra lo stato di natura innocente e l’influenza mimetica corruttrice della società. Continua a leggere
La vita nuova
La ricerca di una vita nuova: un tema declinato in molti modi nella storia del romanzo. In particolare nel sottogenere del romanzo di formazione, cui sembra appartenere La vita nuova di Orhan Pamuk (Yeni Hayat, 1994; trad. it. di M Bartolini e Ş. Gezgin, Einaudi 2000). Un testo abbastanza complesso, in cui la vicenda personale dell’io narrante, un giovane assetato di assoluto, si svolge dentro una Turchia lacerata tra la sua tradizione e la fascinazione dell’Occidente. Il giovane Osman si innamora perdutamente della bella Canan e di un libro che lei stessa gli ha fatto scoprire, un libro che seduce le anime e promette l’incontro con l’assoluto. Ma questo assoluto è, in realtà, la morte. Continua a leggere
Foglie cadute
Foglie cadute di Vasìlij Ròzanov (1912, trad. it. a cura di A. Pescetto, Adelphi, Milano 1989) è un testo ambizioso, nonostante la forma disorganica – ma dopo Nietzsche l’organizzazione di un libro con pretese filosofiche è un fattore secondario. Trovo Ròzanov un autore petulante, con insostenibili pretese di grandezza, e però un vero esempio di mimesi conflittuale, cui va ascritta anche la sua brama di impossessarsi dell’amante di Dostoèvskij, lo scrittore idolatrato e il modello, Apollinàrija Sùslova: un classico esempio di dimostrazione concreta della verità della teoria girardiana del desiderio.
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La masseria delle allodole
Il grande massacro degli Armeni del 1915, la loro espulsione dall’Impero Ottomano, è lo sfondo dell’epico romanzo I quaranta giorni del Mussa Dagh di F. Werfel, che lessi molti anni fa, e che ricordo benissimo. Ritrovo lo stesso sfondo storico in un’opera dolcissima e struggente, La masseria delle allodole, di Antonia Arslan (Rizzoli, Milano 2004). Continua a leggere
The Scenic Imagination 3
La genesi dell’umano dall’animale è legata alla violenza, sia per René Girard che per Eric Gans, ma mentre Girard vede lo scaturire dell’umano come un processo lento e millenario, in un’infinita catena di uccisioni di singoli elementi dei gruppi protoumani da parte dei membri della stessa comunità (linciaggi infiniti, col conseguente benefico effetto sulla coesione del gruppo, e quindi meccanismo del capro espiatorio che è appunto un meccanismo che si ripete di generazione in generazione), per Gans l’umano deve essere scaturito in un singolo evento, la sua genesi ha dunque una natura catastrofica. Continua a leggere

