The Scenic Imagination 2

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Un mercato perfetto non significa una società perfetta. Nella misura in cui gli individui sono liberi di scambiarsi beni e servizi, alcuni hanno più successo di altri, e alcuni partono avvantaggiati: il mercato inevitabilmente genera risentimenti che debbono essere gestiti in un processo politico. Continua a leggere

The Scenic Imagination

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The Scenic Imagination (Stanford, University Press, 2008) è l’ultimo libro di Eric Gans. Il sottotitolo è Originary Thinking from Hobbes to the Present Day. Non posso fare a meno di sottolineare molti passaggi, meditarli, e farne oggetto di post. Nel frattempo, sto traducendo uno scritto di Andrew Bartlett, Tre affermazioni sull’Essere di Dio sulla base dell’idea antropologica di Dio, che presenta interessanti riflessioni e spunti sul possibile rapporto tra teologia e antropologia generativa.

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La Creazione V

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Nr. 11 Rezitativ
URIEL
Und Gott sprach: Es sei’n Lichter an der Feste
des Himmels, um den Tag von der Nacht zu
scheiden und Licht auf der Erde zu geben,
und es seien diese für Zeichen und für Zeiten
und für Tage und für Jahre. Er machte die
Sterne gleichfalls. Continua a leggere

L’isola

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“La cosa che più esaspera il cuore umano è vedere qualcuno che si rifiuta di portare sulle proprie spalle il fardello del destino comune” scrive Gustaw Herling nel suo lungo racconto L’isola (L’ancora del mediterraneo, Napoli 2003, p. 20). Come molte sentenze, anche questa si presta ad una lettura almeno duplice. Continua a leggere

La donna dei tesori

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È un’opera preziosa quella svolta dalle Edizioni Lavoro, che pubblicano narrativa difficilmente accessibile, scritti di autori marginali rispetto ai grandi circuiti internazionali. Tra questi testi, emergono i racconti di Bessie Head (nata in Sudafrica nel 1937, da una bianca ricca e da uno stalliere nero) pubblicati sotto il titolo La donna dei tesori (The Collector of Treasures, 1977, trad. it. M.A. Saracino, Roma 2003).

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Sono interessanti anche dal punto di vista antropologico, per la visione che aprono sui modi di vita, sui rapporti sociali – e di genere – nei villaggi africani stretti nella morsa tra tradizionalismo opprimente e sfrenata modernizzazione. Molte sono le contraddizioni che si manifestano nella vita africana, e coloro che le patiscono maggiormente sono le donne, che nella narrativa della Head sono le attrici principali. Il quadro è variegato, v’è molta umanità e solidarietà, ma vi sono anche orrore e violenza. Di grande interesse è l’aspetto religioso, con i complessi rapporti tra cristianesimo e religioni ancestrali, e la credenza nel malocchio, che può diventare un incubo collettivo dalle conseguenze devastanti. Ad esempio, il bellissimo racconto La stregoneria (p. 83) ci mostra come la vita nel villaggio possa essere condizionata tragicamente dalla credenza nei baloi, “le persone con il cuore cattivo” – la cui identità non si rivela, sicché tutti possono essere sospettati –, persone che guardano agli altri con malignità, e che si rivolgono agli stregoni per far morire questo o quello. Il clima in un villaggio africano può essere dunque quello del sospetto omnium erga omnes, che determina un clima invivibile, e che ovviamente può dar luogo a conflitti devastanti, con ricerca del capro espiatorio. Una delle tante illustrazioni della teoria girardiana. Non può mancare la soluzione originaria di ogni umano problema, il sacrificio. In Cercando un dio della pioggia (p. 99), racconto breve e intensissimo, vediamo una famiglia ricorrere al principe di tutti i rimedi, con l’oggetto sacrificale individuato all’interno della famiglia stessa. Imperversa la carestia…

Alla fine, un antico ricordo si risvegliò nel vecchio Mok­gobja. Quando era molto giovane e le usanze degli antena­ti ancora governavano il paese, aveva assistito a una cerimo­nia per propiziare la pioggia. Ed egli si rianimò nello sfor­zo di richiamare alla memoria dettagli che erano stati se­polti sotto anni e anni di preghiere in una chiesa cristiana. Non appena la nebbia si diradò un poco, l’uomo consultò a bassa voce il figlio più giovane, Ramadi. Esisteva, disse, un certo dio della pioggia che accettava in sacrificio soltanto corpi di bambini. Allora la pioggia sarebbe caduta; allo­ra sarebbero cresciuti i raccolti, disse. Raccontò il rituale, e man mano che parlava il ricordo diventava cer­tezza ed egli cominciò ad esprimersi con ferma autorità. I nervi di Ramadi erano distrutti dal lamento notturno e ben presto i due uomini cominciarono a parlottare sottovoce con le due donne. Le bambine nel frattempo continuavano a giocare: «Tu, stupidina! Come hai fatto a perdere i soldi mentre andavi al negozio! Devi esserti rimessa a gio­care!».Quando fu tutto finito e le membra delle due bimbe furono sparse per i campi, la pioggia non cadde. Al suo posto ci fu invece un silenzio mortale durante la notte, e di giorno il calore divorante del sole. Un terrore, profon­do ed estremo, sommerse l’intera famiglia. Essi allora rac­colsero le loro cose, arrotolando le coperte di pelli e ripo­nendo il vasellame, e in tutta fretta guadagnarono la via del villaggio. (pp. 102-103)

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L’antico sigillo

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Una delle tante variazioni sul tema Amore contro Onore di tassiana memoria, l’incantevole racconto di Adalbert Stifter L’antico sigillo (Das alte Siegel, 1847, trad. it. di E. Fiandra, con testo a fronte, Marsilio, Venezia 2000), contiene pagine davvero stifteriane, di perfezione adamantina. Continua a leggere

Poesia della domenica

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Enrosadira

I
Tu che ci inondi di musica ancora
anche se ben distorta armonia
della donna perduta ci rimane
il sarcasmo disciolto nel sorriso
di un’innocente e flebile mania: Continua a leggere

Memoria

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C’è molto oblio, tutto intorno. Tutti dimenticano, altro che Giornata della Memoria, bisognerebbe indire l’Anno della Memoria, e non basterebbe. Leggo nel bellissimo libro di Gustaw Herling Gli spettri della rivoluzione (Ponte alle Grazie, Firenze 1994) che nell’anno 1892 si ebbero solo negli USA 500 attentati dinamitardi, 1000 in Europa. Continua a leggere

Lingue di fuoco

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Lingue di fuoco (Tongues of Flame, 1985, trad. it. di R. Baldassarre, Adelphi 1995) è un romanzo di Tim Parks che presenta ai miei occhi più di un elemento di interesse. Ambientato nella Londra in fermento degli anni Sessanta, con le sue sub-culture giovanili in formazione e perenne metastasi, offre anche un interno religioso e antropologico formidabile. Continua a leggere

Sulle scogliere di marmo

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La felicità perduta è un tema assolutamente originario. Declinato in mille modi consimili dall’alba dell’arte consapevole, questo tema del “nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria” riappare continuamente nel corso dei secoli in tutte le culture, il più delle volte connesso con una melanconica contemplazione della caducità. Continua a leggere