The Scenic Imagination 2

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Un mercato perfetto non significa una società perfetta. Nella misura in cui gli individui sono liberi di scambiarsi beni e servizi, alcuni hanno più successo di altri, e alcuni partono avvantaggiati: il mercato inevitabilmente genera risentimenti che debbono essere gestiti in un processo politico. Proprio come nessuna società può sopravvivere in totale assenza di un’autorità centrale, nessuna società può essere totalmente assorbita dalla tirannia del centro: una società fissata sul suo capro espiatorio deperirebbe fino a morire. Il grado in cui l’Essere centrale è personificato non si trova sullo stesso asse del grado di sacralità necessario all’ordine sociale. Il cliché secondo il quale il marxismo era la “religione” dell’ex Unione Sovietica non è del tutto fuorviante: ogni autorità centrale è una modalità del sacro. Ma come “religione” secolare basata su di un’escatologia storica, il comunismo era esplicitamente ateistico in quanto affermava di essere la necessaria e libera uscita dal sistema del mercato “capitalistico”, nella quale il centro regolatore costruito dalla “dittatura del proletariato” si sarebbe infine dissolto. Poiché nei Paesi socialisti l’autorità centrale reale era esercitata da presunti custodi temporanei, questi non potevano essere deificati – resi permanenti – nel senso tradizionale. La quasi-religione che ne risultava evidenzia tutti gli imbarazzanti paradossi implicati dal situare il trascendente nell’immanente – per esempio, l’esibizione pubblica del corpo mummificato di Lenin, trattato come una sacra reliquia che pretendeva quello status tuttavia solo “storicamente”, come se essa fosse l’incarnazione di un sacro storico razionale opposto all’irrazionalità di un sacro esplicitamente religioso.

Il Cristianesimo è l’articolazione più altamente articolata del “Dio personale”, il cui essere, compresa l’esperienza se non la finalità della morte, è fondamentalmente lo stesso di quella dei suoi adoratori. Il ruolo paradossale del Cristianesimo si pone come il principio di coerenza delle società più compiutamente desacralizzate, precisamente quelle che tendono a perdere la necessità di una postulazione esplicita della volontà del centro indipendentemente dalle volontà che sono alla periferia. Il paradosso della secolarizzazione cristiana è stato di recente posto in rilievo dalla sfida dell’Islam militante, il cui affidarsi ad organizzazioni al livello di banda per attuare attacchi suicidi affermativi della fede riflette la sua posizione antipodale rispetto alla crescente integrazione degli stati-nazione in un mercato globale “senza Dio”, movimento questo che è un tributo alla potenza dell’antropologia cristiana. (pp. 6 -7)

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