Limitati dunque liberi

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Qualche anno fa ho partecipato assieme al prof. G. Pasqualotto ad un incontro sul tema “Limitati dunque liberi”. Qui è il link per ascoltare il mio intervento, in cui parlo di René Girard, Eric Gans e anche di autismo.

http://www.inferweb.net/…/03%20F.%20Brotto%20-%20Limitati%2…

E qui si può trovare l’intervento di Pasqualotto e la discussione. L’uditorio era composto prevalentemente da studenti dell’ultimo anno del liceo R. Franchetti di Mestre.
http://www.inferweb.net/Incontri%20vari.htm

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Su Gaza e Hamas

Il modo in cui i media occidentali hanno trattato la tragedia di Gaza si iscrive perfettamente nella cultura vittimaria dominante, nella quale l’ambito status di vittima viene assegnato secondo precisi orientamenti ideologici. Il numero delle vittime nel mondo è quasi infinito, ma esse assumono un peso diverso a seconda della loro appartenenza ad un genere o all’altro, ad una nazione o ad un’altra, ad una cultura o ad un’altra. Le vittime che sconvolgono maggiormente l’occidentale medio (che dai massacri e dai massacratori neri in Africa non si sente minimamente toccato) sono quelle causate dagli Ebrei. E questo dovrebbe portare ad una riflessione di cui l’occidentale medio oggi è incapace. La svolge a modo suo Eric Gans in National Antisemitism
«Perché non figurano mai combattenti di Hamas tra i morti palestinesi? Perché gli israeliani morti sono solo soldati e i palestinesi solo civili?” si chiede Umberto Minopoli su Facebook. Ragionare con gli indignati è impossibile. Ma io dico: Hamas sostiene che l’esercito israeliano nasconde il numero reale dei militari caduti, che sarebbero molti di più dei 67 dichiarati. Nello stesso tempo non diffonde il numero dei palestinesi caduti nei combattimenti, che evidentemente ci sono stati e sono stati duri, altrimenti quei soldati non li avrebbero uccisi i miliziani di Hamas. Quindi nei media internazionali si percepisce questo: ai caduti israeliani corrisponde un numero altissimo di vittime palestinesi, tertium (ovvero caduti palestinesi) non datur. Non nego, ovviamente, che ci siano state vittime, e molte, e infatti ho parlato di tragedia di Gaza, ma affermo che se non si sa quanti siano i palestinesi caduti in battaglia ogni ragionamento serio è impossibile, e tutto finisce in uno scontro sterile e funesto di emozioni, di indignazioni e di ideologie.

Vittimocrazia

Nella Chronicle 449 sul Tea Party, Eric Gans cerca di delineare i principi del pensiero vittimario dominante nella nostra epoca, che istituisce in Occidente una sorta di vittimocrazia

  1. Nessun concetto di normalità, per quanto venerabile e apparentemente ragionevole, è accettabile quando viene percepito come stigmatizzante comportamenti che qualche gruppo identificabile di individui trova essenziali alla propria identità, purché non danneggi esplicitamente gli altri.
  2. Il senso di vittimizzazione suscitato nella parte offesa è accettato come evidenza prima facie di tale stigmatizzazione: ovvero l’onere della prova ricade sull’ accusato “normale” piuttosto che sull’accusatore.
  3. Al contrario, qualsiasi principio o comportamento di cui si possa affermare che potrebbe arrecare danno ad altri, e che nessun gruppo ritenga essenziale alla sua identità, dovrebbe essere strettamente vietato, anche quando il rischio rappresentato da cose come il “fumo passivo” sia infinitamente piccolo. Le vittime potenziali qui includono esplicitamente le realtà della “natura”, animata e inanimata: i sentimenti di indignazione per la “profanazione” della natura sono considerati come di natura simile al risentimento per l’ingiustizia personale.