Gli uccelli

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E’ un’anima semplice Mattis, il protagonista del romanzo di Tarjei Vesaas Gli uccelli (Fuglane, 1957, trad. it. di S. Epifani De Cesaris, Iperborea 2002). Un uomo che si avvicina alla quarantina, ma è rimasto bambino, una persona con ritardo mentale, incapace di qualsiasi lavoro, in difficoltà nelle relazioni sociali perché non è in grado di capire gli altri, che a loro volta stentano a capirlo.

Vive in una casetta isolata dal villaggio, vicina ad un grande lago, con la sorella Hege che mantiene lui e se stessa facendo maglioni di lana. Ci sarebbero tutti i presupposti per la narrazione di un classico caso di capro espiatorio (fratello e sorella isolati, lui strano, due diversi – mettiamoci un sospetto di incesto, e la minestra solita sarebbe pronta).

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Qui non è così. Nessuno, nella comunità del villaggio, è cattivo col povero Mattis. E’ vero che viene chiamato l’Idiota (non lui presente), ma senza malevolenza. Cercano anche di dargli lavoro, e di essere amichevoli con lui, ma la sua povera mente non ce la fa. Anche il tardivo innamorato della sorella, che fa il boscaiolo, vorrebbe fare qualcosa per lui, metterlo in grado di provvedere a se stesso, ma il lavoro è oltre le possibilità di Mattis. Lui è uno che riesce a vedere cose che gli altri non vedono, come le scie luminose del volo notturno della beccaccia, con la quale crede di intraprendere una relazione significativa. I buchi fatti dal becco dell’uccello sul molle terreno e le tracce delle sue zampe diventano per lui una scrittura segreta, cui egli risponde con altri segni. Ma i segni che non sorgono da un rapporto sociale tra umani non hanno alcuna possibilità di acquisire un significato duraturo e scambiabile con altri umani. Per questo la fantasia poetica di  Mattis rimane improduttiva, non viene compresa dagli altri, rimane uno sterile idioletto. E questo per lui è una tragedia. Dunque questo romanzo non è una denuncia della meschinità dei normali nei confronti dei diversi, ma una melanconica riflessione sul destino degli umani, creature fragili, e spesso fragilissime, che sovente neppure la buona volontà e l’affetto dei propri simili riescono a salvare.

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