Guerra

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In Afghanistan la situazione è di guerra. Lo dimostrano le azioni militari in corso da tempo e il numero dei caduti anche tra le file della NATO (15 inglesi in pochi giorni, tanto per dire). E’ assolutamente chiaro che il contingente italiano sta partecipando ad una guerra. Che si tratti di una guerra giusta e santa o di una sporca guerra, questo è un problema successivo, Anzitutto occorre constatare che siamo in guerra. Americani, Olandesi, Tedeschi, Italiani, Inglesi stanno partecipando ad una guerra, che ovviamente non ha il carattere delle guerre classiche, ma tutti quelli delle guerre asimmetriche dei nostri tempi. Non c’è un fronte, ma ci sono le mine che esplodono sulle strade, ci sono i rastrellamenti e le imboscate e i bombardamenti dal cielo.

dicanio

La storia dell’Afghanistan ci dice che durerà anni, e che ci saranno molti morti. Io non sono un pacifista, me lo impedisce il mio pessimismo circa la natura umana. Vorrei un atteggiamento realista, e una maggior sincerità da parte delle istituzioni, da Napolitano in giù. Se un Paese democratico partecipa ad una guerra, i suoi governanti hanno l’obbligo di spiegare che si tratta di una guerra giusta, argomentando pubblicamente. La strada scelta dai nostri è quella di proclamare che si tratta di una missione di pace. Come se pacificare una terra dilaniata da conflitti etnici e dominata da sempre dai Signori della Guerra non richiedesse azioni militari. E le azioni militari sono guerra. Sembra che per alcuni la guerra sia solo quella tra Stati, un’idea oggi assurda. Ed è risibile anche l’affermazione di chi, come Giuliana Sgrena, sostiene che in Afghanistan bisognerebbe cambiare radicalmente l’approccio. Ovvero via gli Americani e l’Europa che protegge le popolazioni dai Signori della Guerra. Come se quelli non avessero autorità su etnie guerriere pronte allo scontro militare. L’Europa difenderebbe le popolazioni con bei discorsi persuasivi, ammansendo i guerrieri? Non so se davanti a tanto candore sia meglio ridere o piangere.

La verità è che noi siamo un popolo di teatranti e di ipocriti (come già ben sapeva Leopardi), e di gente convinta che cambiando il nome delle cose magicamente cambino le cose stesse. Quindi i governi di sinistra, per cui la guerra è parola sconcia, mandano in tv solo immagini di soldati italiani che aiutano vecchi e bambini e costruiscono scuole (L’operazione Antica Babilonia in Iraq ha comportato un 2 per cento della spesa complessiva di aiuto alle popolazioni, un 98 per cento per il contingente e le azioni militari, ma in tv passavano solo immagini di ospedali da campo con bambini iracheni, ecc.). I governi di destra come l’attuale aumentano le forze in campo, ma senza mai parlar chiaro e in modo competente. Esempio attualissimo: sento un esperto alla radio dire che i Talebani rifiutano lo scontro in campo aperto con la NATO (e ci mancherebbe, saranno fanatici, ma non sono scemi) e puntano molto sugli agguati e sul minamento delle strade (che mi pare una strategia ovvia, sempre seguita nelle guerre partigiane). Subito dopo ecco il ministro La Russa dire che si rafforzerà il contingente italiano mandando laggiù qualche caccia Tornado per l’appoggio tattico. Ma i Tornado servono a bombardare forze nemiche consistenti, non le due persone che di notte mettono una mina sotto un ponte, e il loro uso presuppone esattamente quel tipo di scontri cui i Talebani si sottraggono. A che gioco giochiamo? Se al gioco della guerra si gioca male inevitabilmente si perde.

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