Foglie cadute

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Foglie cadute di Vasìlij Ròzanov (1912, trad. it. a cura di A. Pescetto, Adelphi, Milano 1989) è un testo ambizioso, nonostante la forma disorganica – ma dopo Nietzsche l’organizzazione di un libro con pretese filosofiche è un fattore secondario. Trovo Ròzanov un autore petulante, con insostenibili pretese di grandezza, e però un vero esempio di mimesi conflittuale, cui va ascritta anche la sua brama di impossessarsi dell’amante di Dostoèvskij, lo scrittore idolatrato e il modello, Apollinàrija Sùslova: un classico esempio di dimostrazione concreta della verità della teoria girardiana del desiderio.

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Nel saggio di A. M. Ripellino riportato alla fine del libro, Ròzanov è definito “russo sino alla nausea” (p. 416). E in effetti il personaggio , di “natura flaccida e catarrale”, è piuttosto scostante. Ma ciò che nel testo mi interessa maggiormente è la prova che non è possibile esaltare la nazionalità fino a farne un valore assoluto senza cadere nell’anti-ebraismo. E Ròzanov infatti vi cade in pieno, come mostrano i passi che qui riporto.

È raro imbattersi in un ebreo che non possegga qualche talento, ma non cercate tra loro il genio. Di­fatti Spinoza, di cui menano vanto universale, è stato un imitatore di Cartesio, mentre il genio è inimitabile e incapace di imitare.
Entrambi, il genio e anche il solo talento, emanano dal loro rapporto con la Divinità. E, “attraverso que­sto legame”, nessuno è privo di un certo grado di in­gegno, come riflesso prossimo o remoto della Divinità stessa. Ma, d’altra parte, tutto appartiene a Dio e gli ebrei devono al loro Dio la propria forza e la pro­pria debolezza. È come se, letteralmente, barcollassero tutti di fronte a Lui, perché Egli solo è grande. Tra essi, nemmeno Mosè, nemmeno i profeti manifestano quella grandezza soggettiva, quella libera personalità che caratterizzano a volte i non ebrei. Accanto a un Cartesio, a un Leibniz, a un Kant tutti i loro pensato­ri sembrano “fabbricanti o rabberciatori di orologi”. In confronto allo splendore di uno Shakespeare, cosa sono gli scrittori ebrei da Heine ad Àjzman? La ma­gnanimità di un Bakùnin non trapela mai dal loro concetto di libertà. “Ampiezza di respiro” e “ardire” sono incompatibili con l’ebraismo. Essi continuano a “camminare in catena” dinanzi a Dio. E la catena li preserva, ma li limita, condizionandoli. (pp. 159 – 160)

Il sesso è una grande ossessione di Ròzanov. Egli vede il cristianesimo come un platonismo desessualizzante, e vorrebbe che sorgesse qualcosa come un cristianesimo fallico, che celebrasse le forze della vita, della riproduzione e della sessualità. Anche qui serpeggia l’idea dell’ebreo libidinoso. Ma poiché la libido sessuale è potere, il cristianesimo dovrebbe, secondo l’autore, non combatterla e opporle ascesi e mortificazione della carne, sibbene esaltarla, per non soggiacere a coloro che vi sono da sempre immersi e ne traggono forza.


Nel sesso c’è potere, il sesso è potere. A una forza sif­fatta gli ebrei sono legati mani e piedi, mentre i cri­stiani ne restano indenni. Ecco perché gli ebrei hanno il sopravvento sui cristiani. La lotta è qui, nella profondità del seme, anziché al­la superficie, e la profondità è tale che vengono le ver­tigini.L’ulteriore rigetto del sesso da parte cristiana porte­rà a un sopravvento sempre maggiore dell’ebraismo. Ragion per cui ho cominciato, credo così “opportuna­mente “, a predicare il sesso. Sia pure in parte, il cri­stianesimo dovrà diventare fallico (regolando prole, divorzio e famiglia, rendendone più denso il sostrato, aumentando il numero dei matrimoni).Ahimè, gli ebrei colti non lo capiscono se non em­piricamente, e i cristiani istruiti si guardano bene dal darsene per intesi. (p. 189)

I più ricorrenti tra i luoghi comuni sugli Ebrei trovano spazio nei frammenti rozanoviani di Foglie cadute, come nel seguente, ove peraltro il lettore non capisce da che cosa sarebbe determinato il rimanente 78% del “successo”.

Violenza e brutalità segnano il 2% del “successo “; il 20% è frutto di cortesia e servilismo.
Gli ebrei l’hanno capita più degli altri, prima ancora che nascesse Nostro Signore. E da quel bel dì sono sempre “in auge “, lasciando affondare i loro avver­sari.
Ecco, in succinto, tutta la storia, semplice e com­plessa.Non ho mai incontrato un ebreo che insultasse o battesse un altro ebreo, o lo trattasse rudemente. Ma ficcano l’ago, certi loro aghi, fino in fondo. Trattando­si di commercio, di beni materiali, di carriere rimune­rate, allora si fanno avanti e tolgono tutto agli altri.
(p. 269)

Il russo è minacciato dall’ebreo (come il tedesco?). Un cancro dunque si è insediato dentro il nobile ma rustico popolo russo. Le mani ebree si protendono ad arraffare ogni cosa. Il passo successivo non potrà che essere breve…

I “servigi” resi dagli ebrei sono come unghiate alle mani, la “cortesia” ebraica scotta come fuoco.
In verità, valendosi di loro, la mia gente incontrerà la sua rovina. Circuito da tanta affabilità, il mio popo­lo sarà soffocato e disperso.
(in seguito ad una lettera di G. sugli ebrei, 28 dicembre)
Perché è un popolo aspro e ruvido, il nostro. Un po­polo grezzo.
Convolerà in massa verso gli ebrei, e fra cent’anni “tutto sarà in mani ebree “.
(p. 275)

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