
Uno stile scarno, frasi brevissime. Non vi sono personaggi amabili, tutti sono sospesi nel vuoto. Distillato di post-modernità. Proleterka è il nome di una nave, non la condizione sociale di qualcuno.

Uno stile scarno, frasi brevissime. Non vi sono personaggi amabili, tutti sono sospesi nel vuoto. Distillato di post-modernità. Proleterka è il nome di una nave, non la condizione sociale di qualcuno.
Καὶ εὐθὺς ἦν ἐν τῇ συναγωγῇ αὐτῶν ἄνθρωπος ἐν πνεύματι ἀκαθάρτῳ καὶ ἀνέκραξεν λέγων· τί ἡμῖν καὶ σοί, Ἰησοῦ Ναζαρηνέ; ἦλθες ἀπολέσαι ἡμᾶς; οἶδά σε τίς εἶ, ὁ ἅγιος τοῦ θεοῦ. καὶ ἐπετίμησεν αὐτῷ ὁ Ἰησοῦς λέγων· φιμώθητι καὶ ἔξελθε ἐξ αὐτοῦ. καὶ σπαράξαν αὐτὸν τὸ πνεῦμα τὸ ἀκάθαρτον καὶ φωνῆσαν φωνῇ μεγάλῃ ἐξῆλθεν ἐξ αὐτοῦ.
Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: “Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio”. E Gesù lo sgridò: “Taci! Esci da quell’uomo”. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Che cos’è uno spirito impuro, immondo, uno πνεῦμα ἀκάθαρτον? Per molti secoli, i cristiani non hanno avuto dubbi: l’essere umano può essere invaso e posseduto dai demoni, intesi come creature personali, che parlano e intendono un solo fine, la distruzione…
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Un distillato della poetica di Joseph Roth.

Denso pastiche romantico, questo racconto di Achim von Arnim del 1923 è una lettura indispensabile per tutti coloro che sono ancora affascinati dal romanticismo tedesco (come me). Tra le altre cose, il marito deforme e scimmiesco della “Fornarina”, che di notte dipinge cose raffaellesche ma senz’anima, appare una variazione sul tema del doppio e del mostro. Sehr schön!
(SE 2002, a cura di Gabriella Catalano, che scrive una eccellente postfazione)

Un romanzo di Paul Auster del 2010, subito tradotto da Einaudi nello stesso anno (dice qualcosa?). L’ho trovato pretenzioso, perfettino, troppo sapientemente costruito. Tecnicamente al top, ma non è sufficiente questo squarcio di vita dell’intellettualità ebraico-newyorchese per contenere il mondo, la condizione umana, come l’autore sembra volere.

A Lost Lady. L’aggettivo perduto, lost, è sempre potentemente evocativo. Un bel romanzo.

Un testo molto equilibrato sulla visione teologica dell’attuale pontefice. Scritto da un “laico” in grado di afferrare nodi concettuali che solitamente sfuggono ai laici italiani, ignorantissimi di cose religiose, e anche a moltissimi cattolici.

Per gli amanti di Joseph Roth e per quelli che sono interessati al clima culturale della finis Austriae. Articoletti di costume e di vita viennese degli anni successivi alla caduta dell’Impero.
Consoliamoci con le parole di Gustaw Herling, che nel lager sovietico ben conobbe il vuoto, e attraverso di esso è tornato alla parola. Nell’aureo libretto da cui traggo queste righe, egli prospetta il giusto atteggiamento che si deve assumere davanti alle più alte creazioni dello spirito. Spero che, alla fine della mia carriera di insegnante, potrò dire di aver condotto due o tre esseri umani alle soglie di questa condizione. Herling qui sta iniziando a parlare di Rembrandt.
In miniatura o in nuce? Fa lo stesso; quello che conta è l’intenzione (e il desiderio) dello scrivente. Intendo miniaturizzare un gigante, voglio sgranare il nucleo del suo genio, simile a un gioiello dalle molte sfaccettature, a una perla dalle molte sfumature, e descrivere alcune di esse con la massima concisione. Credo infatti che l’amore per i grandi artisti, così come l’innamoramento per una persona, sia un sentimento che impone una pudica…
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Non si trova molta saggezza leggendo i Seven Pillars of Wisdom di T.E. Lawrence (1926), edito in Italia da Bompiani nel 1949 e riedito per la ventesima volta nel 2000 nella traduzione (discutibile) di E. Linder, ma sarebbe certo meglio leggere il libro di Lawrence d’Arabia nell’originale, perché se la mente dell’autore non è metafisicamente limpida e filosofeggia penosamente (ma è una pena autentica), la sua scrittura è spesso smagliante. Il traduttore traduce ostrich (struzzo) con ostrica, con la gustosa conseguenza che cinque capi arabi vengono “portando in dono uova d’ostriche arabe abbondanti nel loro deserto”. (p.199) Non so se questo errore si tramandi da venti edizioni. Non si trova vera saggezza, in questo libro, ma molta avventura, un problema d’identità culturale, un’ossessione per la purezza, un’estetica della guerra che si traduce in ammirazione per il valore anche del nemico, merce rara questa negli ultimi tempi.
Su ogni campo…
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