Ricordo quanto mi piacevano da piccolo le Lancia, le preferivo ad ogni altra marca. E mi piacevano soprattutto i loro volanti, e il muso scudato. La Fiat ha gradualmente spento una gemma della meccanica italiana, e Marchionne le sta dando il colpo di grazia. Amen.
familiaria
Taccuino di un soldato veneto
Autoricordi: Sunbeam Rapier
Nel 1958 qualcuno regalò a me e a Paolo mio fratello alcune piccole automobiline di metallo, lunghe pochi centimetri. Made in England, la prima espressione inglese che incontrai nella mia vita. Ci giocammo molto. Ricordo che una era una Cadillac, auto avvolta di fascino e grandiosità americana, poi c’erano un camioncino rosso dei pompieri e una corriera azzurra. Tutte minuscole e pesanti, spinte correvano velocissime sul pavimento dell’appartamento dove abitavamo, a San Giacomo dell’Orio. Quella che mi piaceva di più era una Sunbeam Rapier, che mi portavo anche a scuola nella cartella insieme al sussidiario e al libro di lettura foderati di carta blu e ai due quaderni a righe e a quadretti dalle copertine nere. Nessuno dei miei compagni ne aveva una simile. Sunbeam Rapier: nome misterioso, i miei genitori non sapevano l’inglese e non sapevano cosa significasse. Non ne ho mai vista una vera, ma l’immaginazione ha galoppato a lungo. Sognavo di impugnare un volante, di essere grande.
Giuseppe Ghedina
Mio nonno materno, Gino Ghedina, era un pittore. Suo nonno, Giuseppe Ghedina, mio trisavolo, era anche lui un pittore. Stirpe di pittori. Questa madonna di Giuseppe è nella chiesetta di Alvera.
Autoricordi: Dauphine
Mio padre si fece la patente a 40 anni, nel 1960. Abitavamo a Venezia, e fino ad allora la mia famiglia aveva usato solo i mezzi pubblici. Il Miracolo Economico mise in tasca alla gente più soldi e stimolò il desiderio, il grande combustibile della società dei consumi (che io non condanno, ma amo nonostante i suoi difetti). Le auto allora erano molto differenti fra loro, e la personalità delle marche e dei singoli modelli era più evidente. Un’auto francese si distingueva a vista d’occhio da una inglese o tedesca o italiana. Mi viene in mente subito la Renault Dauphine, il cui nome mi sembrava stranissimo e impronunciabile. Negli anni Cinquanta per 10 mesi non vedevo un’auto, ne vedevo molte nei mesi di luglio e agosto, che passavamo in montagna. Dal 1961 ogni domenica, o quasi, in primavera ed estate si andava a fare un giro. Ma viaggiare in auto mi dava il mal di stomaco, e se abbondavano le curve spesso vomitavo.
CZ 125
Da buon veneziano, presi la patente tardi, nel 1975, a 24 anni. E il mio primo mezzo di trasporto fu una moto, quella che si vede in questa foto, scattata con una Kodak Instamatic nel luglio del 1976: una CZ cecoslovacca, la moto più economica che allora si potesse acquistare in Italia. Non potevo viaggiare in autostrada, perché aveva solo 125 cc di cilindrata. Bicilindrica a miscela, rumorosa e abbastanza puzzolente. Le scattai questa foto durante una sosta dalle parti di Ferrara. Ero partito all’alba alla volta dell’Argentario, da solo e con la moto stracarica (tenda canadese, materassino gonfiabile, sacco a pelo, ecc.). Feci il passo di Raticosa. Arrivai verso sera alla meta, col sedere indolenzito. L’anno dopo mi comprai una Fiat 126, e passai la moto a mio fratello, che non la trattò molto bene, sicché ebbe breve vita, poveretta.
Repubblichino e imboscato 5

1 Gennaio 45. Ieri è venuta Lisetta. A casa tutto bene. Ciro è stato incolume. Poteva lasciarci la pelle nell’incursione del 27 su Treviso.
Avevo sognato di lui stranamente.
Ho saputo del ritorno di Frezza da Torino.
Secondo Teresa, Titi Rossi avrebbe saputo da Spinelli il prossimo nostro ritorno da TO.
Ieri sera con Armando sono stato a Martellago per il cinematografo. Siamo tornati subito perché il cinema era chiuso.
Oggi ho fatto gli auguri a tutti i parenti. Stasera sono tornato dal piccolo trattenimento in casa Casarin. Diverse ragazze. Dolci, vino e musica di Armando.
Mi sono discretamente passato qualche ora.
Ogni giorno si va a scivolare sui fossi. Niente altro. Continua a leggere
Repubblichino e imboscato 4

Dicembre. Conosco 2 ragazze al ballo (?) di Scandolara. Con Italo Zugno si va ad accompagnarle a casa da Achille Calzavara (sono sfollate là). Si balla e si fuma. Una bella serata in 4. Non sono contento. Penso a casa. Però continuo.
Il lunedì viene Italo Gardin. Poi ogni sera si va assieme e si scherza con loro due, si gioca, si passa il tempo. A me sono indifferenti tutte 2. Continua a leggere
Tetramorium
Sul marmo delle scale di casa mia per alcune mattine si svolge un tentativo di volo nuziale di tetramorium caespitum, una piccola formica nera molto comune, che non sdegna di vivere in anfratti dei marciapiedi e dei muri delle città, anche se in campagna i suoi nidi sono piccoli cumuli di terra tra le erbe. Negli anni Sessanta, quando ero studente di scuola media, ogni pomeriggio prima dei compiti dicevo a mia mamma “vado a vedere le formiche” e scendevo dal nostro appartamento a Venezia giù nel rio terà, dove purtroppo le specie di formiche che potevo osservare erano solo due: la tetramorium e la specie rivale pheidole pallidula. Continua a leggere
Repubblichino e imboscato 3

Settembre. A Istrana c’è qualcosa nell’aria. Soldati disertano perché non vogliono andare a Fadalto. Scappa anche Marco Graziati.
Adesso il servizio di pattuglia notturna è più pesante. Ogni tre sere. La notte fa freddo. Faccio la spola Zero – Istrana. Di Mario Luison ho avuto un biglietto. È a Mesola – Treporti. S’è sganciato elegantemente. Continua a leggere






