Autoricordi: Dauphine

Mio padre si fece la patente a 40 anni, nel 1960. Abitavamo a Venezia, e fino ad allora la mia famiglia aveva usato solo i mezzi pubblici. Il Miracolo Economico mise in tasca alla gente più soldi e stimolò il desiderio, il grande combustibile della società dei consumi (che io non condanno, ma amo nonostante i suoi difetti). Le auto allora erano molto differenti fra loro, e la personalità delle marche e dei singoli modelli era più evidente. Un’auto francese si distingueva a vista d’occhio da una inglese o tedesca o italiana.  Mi viene in mente subito la Renault Dauphine, il cui nome mi sembrava stranissimo e impronunciabile. Negli anni Cinquanta per 10 mesi non vedevo un’auto, ne vedevo molte nei mesi di luglio e agosto, che passavamo in montagna. Dal 1961 ogni domenica, o quasi, in primavera ed estate si andava a fare un giro. Ma viaggiare in auto mi dava il mal di stomaco, e se abbondavano le curve spesso vomitavo.

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