Lady Anna

Lady Anna

Lady Anna (1871, trad. italiana di R. Ceserani, Sellerio 2011) porta al massimo grado la tensione, onnipresente in Trollope, tra la borghesia emergente e l’aristocrazia tradizionale inglese. Storia di un amore interclassista, è soprattutto la narrazione del rapporto triadico d’amore e di risentimento tra la ragazza Lady Anna Lovel, sua madre e il fidanzato della giovane, che è un semplice artigiano, un sarto, animato da profondo odio per la nobiltà tanto quanto la madre di Anna vede nella distinzione rigida tra le classi il principio cardine dell’ordinamento del mondo. Tre personaggi inflessibili nel perseguimento dei loro obiettivi, circondati da una umanità variegata, in cui non mancano i tessitori di soluzioni ragionevoli, i sostenitori di compromessi e saggi aggiustamenti negoziali. Trollope grandissimo, come sempre, nel gestire la trama e creare caratteri, catturando l’attenzione di lettori lontani dal suo mondo vittoriano e annullando l’abisso temporale e valoriale.

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2 thoughts on “Lady Anna

  1. Leggerò sicuramente questo libro, perché amo molto il tema della divisione (e del superamento) delle classi sociali, che è sempre così chiaro in un’Inghilterra (specialmente quella vittoriana, ma non solo) intoccabile dalle rivoluzioni politiche e culturali che, a partire dalla Rivoluzione francese, attraversarono l’Europa nel XIX e XX secolo, quasi che fosse in controcorrente, un’Inghilterra dove la nobiltà imperversa sino ai giorni nostri e dove la borghesia emerse grazie alla rivoluzione industriale e non certo grazie a una rivolta popolare. Mi piace come i protagonisti agiscono in una dimensione strettamente privata, casalinga, intima e personalistica, non nel contesto di vicende corali, come può avvenire per un Julien Sorel (giusto per citare ancora la Francia). Sono davvero numerosi i testi letterari (coevi o meno) o i film che trattano l’argomento, specialmente dei rapporti con la servitù (non so perché, ma mi vengono in mente film recenti come “Gosford Park” di Altman o “Quel che resta del giorno” di Ivory, entrambi ambientati in Inghilterra alle porte della Seconda Guerra Mondiale e accomunati da questo file rouge della ineluttabile divisione in classi). Recentemente ho letto (non so se l’ha letto anche lei) un testo credo unico, cioè il “fantapolitico” Maurice di Forster, pubblicato postumo e soltanto dopo che in Inghilterra l’omosessualità fu depenalizzata (cioè negli anni 60, per dire!), che ha come sfondo questa realtà spietata percepita come dato di fatto e immutabile persino dai protagonisti.

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