Cento pensierini di un gufo sull’Italia e gli Italiani

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  1. In Italia nessuno crede all’informazione pura. Nessuno pensa al mestiere del giornalista come quello di uno che lavora perché la gente sappia quello che succede, indipendentemente dal tornaconto di questo o quel gruppo di interessi che possiede l’organo per cui il giornalista lavora, e che lo paga.
  2. La borghesia italiana si distingue tra le borghesie europee per mancanza di un’etica (qualsiasi). Non ne ha alcuna, e i suoi esponenti politici, da Berlusconi a Renzi, esprimono questo nulla. Perciò non hanno alcuna autorità. morale. E oltre la borghesia non c’è alcun proletariato, c’è solo la massa confusa degli emarginati che sognano un posto al tavolo del Consumo.
  3. In Italia non ci sono conservatori, anche in questo siamo originali. Solo riformisti. Chi non vuole definirsi tale usa l’ambiguo termine moderato.
  4. Penso che per l’Italia l’unica crescita realisticamente pensabile per il futuro sia quella della corruzione. Nella scuola italiana il maschile è cancellato, o quasi. L’Italia genera instancabilmente antinomie.

  1. Sembra che 80 italiani su 100 siano analfabeti funzionali. Terrificante. La cultura è l’emergenza nazionale assoluta.
  2. Alcuni hanno l’impressione che in Italia stia scoppiando tutto. Ma più che uno scoppio, che ha una sua dignità tragica, è un’implosione, che ne ha meno.
  3. Gli Italiani sono un popolo dalla memoria corta e dalla mano lunga.
  4. L’idealismo si addice ai giovani e agli ingenui, agli adulti si addice un’etica matura e ben fondata, che in Italia è rarissima.
  5. Il problema in Italia non è mai nell’inesistenza della legge, ma è sempre nell’inesistenza del suo rispetto.
  6. Può aver luogo in Italia un ammutinamento morale in grado di rinnovare la politica e la società? No: da noi l’alternativa è tra algidi tecnarchi e comici urlanti, con in mezzo furbastri e macchiette.
  7. Tutti i politici che vogliano avere successo nell’Italia di oggi debbono avere una dimensione comica, almeno accennata.
  8. L’inadeguatezza del ceto politico italiano è di gravità variabile, ma si presenta come una costante storica.
  9. Gli Italiani amano più le parole che le cose, e usandone continuamente per ingannare ne sono continuamente ingannati.
  10. In un’Italia deindustrializzata senza un’alternativa economica realistica 60 milioni di persone non potranno vivere decentemente. Verità indicibile.
  11. Quando apparve per la prima volta tra i politici italiani la Riforma, la dea che essi invocano sempre?
  12. L’imprevidenza è la cifra della politica italiana dall’Unità ad oggi.
  13. L’eternità della questione meridionale dimostra che l’Italia è un’espressione retorica. Come la ridicola Padania.
  14. L’attività più diffusa in Italia è quella di guardare le pagliuzze negli occhi dei vicini.
  15. Se la Giustizia non fosse così lenta, e tanti processi non finissero con la prescrizione, e se più mafiosi e criminali e delinquenti vari finissero in manette, quale sarebbe la condizione delle carceri italiane? Uno Stato in cui i carcerati vivono così male, e che da decenni risolve il problema con amnistie e indulti, che nome merita?
  16. Le costituzioni degli Stati si giudicano dai loro frutti. Se la costituzione italiana fosse la più bella del mondo (dal punto di vista estetico?), come i nostri politici dichiarano senza tregua, lo Stato italiano sarebbe il meglio ordinato e il migliore.
  17. Ma quanti popoli ci sono in Italia?
  18. L’incapacità tipicamente italiana di distinguere tra chi merita e chi no, tra chi ha un diritto e chi no, tra chi ha un dovere e chi no, incapacità che rende vano ogni discorso sul merito, porterà al disastro e alla somma ingiustizia anche nel campo della sanità.
  19. Gli studenti italiani occupano le scuole a novembre. Puntualmente. Passano le beccacce e gli studenti occupano le scuole. Da decenni, senza che cambi nulla. Non hanno capito che le rivoluzioni giovanili si fanno a primavera. Non hanno capito che non si fanno più. O forse l’hanno capito, ma sono bambini e giocano.
  20. La tragedia dell’Italia sta tutta qui: nel fatto che la società italiana non riesce mai ad esprimere un partito conservatore democratico e moderno, ma sempre partiti di notabili e famigli. La nostra non è una terra di uomini liberi, ma di servi, attuali o potenziali.
  21. L’Italia produce un’infinità di Leporelli.
  22. La Costituzione in Italia oggi insieme c’è e non c’è. Questo è molto dialetticamente filosofico, una goduria per intelletti raffinati.
  23. L’Italia è l’unico Paese al mondo in cui lo scontro politico avviene contrapponendo comici a comici, professionisti e dilettanti. Poiché da noi i comici si trasformano in politici e i politici in comici. Ce l’abbiamo nel sangue.
  24. Il popolo italiano lo vedo come un albero che ha qualche ramo e qualche radice sani, ma il tronco interamente marcio. Le radici non le vedo: forse non ci sono.
  25. Una democrazia in cui le parti si rispettino vicendevolmente e si legittimino reciprocamente in Italia (e forse non solo in Italia) è una mera illusione. Ogni schieramento politico, infatti, presuppone che quello avversario sia in qualche modo complice di una forma di oppressione, portatore di una sorta di tirannide. E l’oppressione e la tirannide non possono ricevere legittimazione alcuna.
  26. Nel nostro Parlamento non c’è mai vera discussione, perché le parti non si ascoltano cercando di comprendere le altrui ragioni, ma si combattono. Il modello sotteso ad ogni discorso di parlamentare italiano, per ignorante o sgrammaticato che sia, è il Cicerone contro Catilina o Marco Antonio.
  27. Il pensare che tutti i problemi possano essere risolti è una forma di fede. Di alcuni si può dire che è già molto se si riesce a formularli chiaramente come problemi. Nell’Italia attuale anche questo non avviene, e regnano l’oscurità, la frode e l’autoinganno.
  28. Gli Italiani maschi quando si tratta di calcio non capiscono più niente. Il calcio è una delle massime fonti di corruzione del Paese. Gli Italiani, per quanto colti, progressisti, avversi alla finanza internazionale, ecc., quando si tratta di squadre di calcio e dei loro intrallazzi, finanziamenti, spese ecc., non capiscono più nulla, accettano tutto, non sviluppano un minimo di critica.
  29. L’etica in Italia diventa una piccola etica, un’etichetta.
  30. Non c’è alcun altro Paese in cui le intemperanze del linguaggio vengano perdonate o ignorate così facilmente come in Italia. Ciò che non è permesso da un’autentica coscienza civile, qui in Italia da moltissimi è apprezzato.
  31. Continuando così le cose, prevedo quattro possibili futuri per l’Italia: 1) decrescita infelice, 2) decrescita infelicissima, 3) decrescita drammatica, 4) decrescita tragica. Quintum non datur.
  32. Lo sport nazionale italiano è il salto. Nel carro del vincitore.
  33. Il Grillismo è anzitutto il rifiuto della mediazione in politica: ormai questa è una assoluta evidenza. In realtà, è come un sessantottismo spinto alle estreme conseguenze. Ma il rifiuto di qualsiasi mediazione in politica non è nemmeno fascismo, è follia. L’affermazione della Lombardi “noi siamo le parti sociali” ovvero il popolo, fa sì che tutti gli altri vengano visti come nemici da cancellare.
  34. Unico Paese ad avere un disperato bisogno di presidenti ottantenni: l’Italia. Siamo il Paese dei nonni.
  35. La sensazione che in Italia ogni riforma, in qualsiasi campo, abbia quasi sempre complicato la vita dei cittadini e aggravato il peso della burocrazia. Sarà frutto di una percezione erronea, ma va spiegata.
  36. L’Italia sta fuoriuscendo da ogni cultura: scientifica, tecnica, artistica, letteraria, musicale, industriale…
  37. “Sud dimenticato”, “giovani dimenticati”, “anziani dimenticati”, “scuola dimenticata”, “cultura dimenticata”, “ambiente dimenticato”… Cosa non viene “dimenticato” in Italia? Il calcio.
  38. Da quando l’Italia è uno Stato nazionale, la sua produzione culturale è collassata. I nostri tesori d’arte sono tutti di prima.
  39. Una non-nazione può esprimere solo una non-politica.
  40. Dilagano le rivalità, e con esse li scandali. Tanto più la gente è prona alla rivalità, tanto più è soggetta a scandalizzarsi. La situazione italiana è una perfetta dimostrazione della validità della teoria mimetica girardiana.
  41. L’italiano medio si sente gravato da obblighi e costrizioni, di cui cerca di liberarsi e di cui si lamenta senza sosta, non si sente impegnato da doveri. I doveri li attribuisce solitamente agli altri, insieme alla colpa di trascurarli. Spesso, tuttavia, egli riveste il proprio piacere dell’abito del dovere.
  42. Gli Italiani sono gente emotiva e impressionabile, portata al melodramma, al mix di fatalità e congiura. Molti di loro sognano guadagni facili e veloci, e dalle dure repliche della vita sono portati rapidamente alla disperazione, allo sconforto, al gioco e infine ad atti violenti. L’ethos nazionale è fragile, lo Stato rapace. Gli onesti sono pochi, gli altri accusano di disonestà tutti quelli che hanno più denaro e potere di loro.
  43. Le viscere delle nazioni sono orribili, anche quelle dell’Italia.
  44. Mi piacerebbe sapere quanti dei nostri parlamentari saprebbero spiegare cosa sia l’effetto placebo.
  45. Attribuirsi le vittorie altrui da sempre è vizio nazionale italico.
  46. Fo-Rame: la coppia emblema della borghesia italiana radicale di sinistra, quella che per decenni ha egemonizzato la sfera culturale del PCI, infinocchiando piccola borghesia e proletariato.
  47. Con la Repubblica Presidenziale l’Italia si trasformerà nell’Eden, nei fiumi scorreranno latte e miele, e gli alberi daranno frutta tutto l’anno. E tutti saranno felici e pieni di euro.
  48. Anche gli ultimi fatti di cronaca mostrano come l’Italia sia un Paese che galleggia sul Tavor.
  49. L’unica giustizia che si concepisce in Italia è quella contro i propri nemici.
  50. In guerra si muore. Normalità della guerra, che da noi diventa ipocrita tragedia nazionale. “Ma noi siamo in Afghanistan per la pace, non per la guerra”. Ma se in loco gli Altri ci vedono diversamente, come occupanti che girano con i Lince corazzati e non con le spider, per cosa piangeremo? Per la nostra incapacità di vedere la realtà per quello che è? Ma noi non siamo nemmeno in grado di dire “stiamo combattendo una guerra giusta”, perché la Costituzionepiùbelladelmondo ce lo vieta, e la sua idolatria ci rende ipocriti, senza darci la forza di piangere per i morti degli Altri.
  51. In Italia, il Paese più allergico alle regole, le regole e le norme proliferano incessantemente, cambiano continuamente: è una metastasi.
  52. L’Italia è una repubblica burocratica fondata sulle amicizie e le parentele.
  53. L’Italia sta viaggiando in un tunnel. Un tunnel scavato a metà.
  54. Ogni volta che le TV trasmettono immagini di piazze in rivolta, molti italiani vanno in brodo di giuggiole. Vorrebbero esserci in mezzo, combattere a fianco dei rivoltosi, ma anche no.
  55. La tassa sul macinato rimane lo strumento economico prediletto di tutti i governi italiani.
  56. Una delle modalità preferite dagli Italiani per interagire fra loro è la querela.
  57. Come sempre. In Italia il temporaneo si prolunga infinitamente, il provvisorio diventa definitivo, il precario si stabilizza nella sua precarietà, e la via aurea per la soluzione dei problemi appare il rinvio a tempi migliori che non arrivano mai.
  58. In Italia la Sinistra è un luogo di menzogne, la Destra è la menzogna incarnata.
  59. La tendenza idolatrica è propria di tutti gli umani, lo spirito del famiglio caratterizza una parte di essi (ed in Italia di recente è stato massimamente visibile tra i berlusconiani). Ha evidentemente anch’esso un valore adattivo, contribuendo alla varietà psicologica che è una ricchezza della nostra specie.
  60. Hanno stabilito pene pesantissime per i reati di mafia, ma la mafia rimane e prospera. Tuttavia molti pensano e scrivono che introducendo pene severe per femminicidioomofobia questi spariranno. Come sempre, in Italia si è convinti che la cosa più importante sia affermare i princìpi sulla carta. L’integrazione dei disabili è la perfetta dimostrazione di questa attitudine.
  61. In Italia la serietà è un reato. Per questo l’Italia è un caso serio.
  62. Amicus Plato sed magis amica veritas: se professi questa massima ti è impossibile militare in un partito italiano.
  63. In Italia c’è sempre stata molta gente senz’arte, ma con molta parte.
  64. In Italia anche la figura del manager tende a conformarsi a quella del parassita.
  65. La lingua scritta e parlata ci dice la decadenza italiana, la caduta del nostro Paese nella periferia globale. Ieri dove era scritto Spaccio Aziendale ho letto Factory Outlet, e per strada ho sentito la madre italiana chiamare il figlioletto “Vieni qui, William!”.
  66. Gli Italiani si dividono in tre grandi gruppi: Amici, Amici degli Amici, Amici degli Amici degli Amici.
  67. Le classi dirigenti italiane sono state sempre inclini al tradimento, come l’8 settembre, un evento senza eguali nella storia delle nazioni, dimostra ampiamente. Le spiegazioni sono essenzialmente due: 1) gli Italiani sono un popolo per sua propria natura incline al tradimento, e le classi dirigenti sono espressione di questo popolo; 2) non c’è alcun popolo italiano, ma solo un agglomerato di tribù più o meno numerose in lotta tra loro, su cui è calato uno Stato artificiale. Tutte le altre spiegazioni non colgono l’essenza.
  68. Fabrizio Maramaldo è forse il prototipo dell’italiano?
  69. Gli Italiani sono un popolo di metaforizzanti.
  70. Stanotte ho avuto un incubo. Ho sognato di vivere in un Paese in cui imperversano corruzione e concussione, i politici sono incapaci e demagoghi, l’istruzione è in decadenza, la criminalità organizzata è fortissima, la produzione industriale diminuisce, il patrimonio culturale è trascurato, il sistema bancario è in crisi, la borghesia debole e drogata, il proletariato sconfitto e annientato, il territorio devastato, i costumi depravati, la religione superstiziosa, i servizi precari, la sanità malata, il welfare sta crollando, i giovani sono senza lavoro, la burocrazia invasiva e inefficiente, le poste non funzionano, l’internet va a singhiozzo, la giustizia è lentissima e iniqua… Poi mi sono svegliato, e ho tirato un sospiro di sollievo, rendendomi conto di essere in Italia.
  71. E come un bambino incapace di difendersi da solo o di risolvere un problema strilla invocando la mamma, così la fragile Italia non sa far altro che strillare invocando mamma Europa, una mamma arida e assente.
  72. Il politico italiano medio non ha le idee chiare. Infatti ripete in continuazione “bisogna fare questo”, “bisogna fare quello”, e nel frattempo non fa nulla, salvo curare gli interessi particolari suoi e dei suoi sostenitori. Questo è un aspetto della politica italiana che mi è evidente da decenni. Ma il “bisogna far questo” spetta all’opinione pubblica, al cittadino. Il politico deve produrre azione, fatti concreti, altrimenti è solo un parolaio e un demagogo.
  73. Un indice della burocratite di cui soffre l’Italia: ogni cittadino deve avere due tessere sanitarie differenti, una elettronica e una cartacea. Da noi la rivoluzione digitale non ha significato un sostituire ma un sovrapporre.
  74. La Casta in questi anni ha anche costruito 40 carceri nuove, inaugurate e lasciate marcire, a spese dei cittadini. O no? Ha riempito le vecchie galere di tossici e clandestini e arrestati “prevenuti”, facendo dell’Italia il Paese coi processi più lunghi. O no? Ha prodotto una massa enorme, smisurata, di avvocati. O no? È incapace di decisioni razionali. O no? È fatta di italiani. O no?
  75. L’immagine perfetta dello Stato italiano è offerta dal nostro attrezzo nazionale: lo scolapasta.
  76. Il Bene del Paese è sulla bocca di ogni politico, anzi sulle bocche di tutti. Ciascuno lo pone là dove crede di vedere anche il proprio particolare bene.
  77. A parte la criminalità organizzata, c’è qualcosa in Italia che non scricchioli paurosamente?
  78. Priebke è morto a 100 anni, e tuttavia lo Stato italiano non era ancora preparato all’evenienza. Gli italiani vivono nel presente immediato, del doman non han certezza.
  79. Per introdurre uno straniero alla mentalità italiana gli suggerirei anzitutto di sforzarsi di comprendere il nostro concetto di reddito.
  80. Il concetto di “pubblico” in Italia è privato.
  81. Nell’Italia di oggi tutti i partiti o esplodono o implodono. Tertium non datur.
  82. A tutti i livelli, il potere in Italia è potere di parole. Siamo dominati da una concezione magica del mondo. O forse magico-criminale.
  83. L’Italia è divisa in tre parti, delle quali l’una abitano i Lotofagi che desiderano vivere in un beato presente, senza preoccuparsi del futuro e senza ricordare il passato; nella seconda vivono i Farmacofagi afflitti da malattie senza numero; nella terza hanno sede i Pentasteri, che perennemente sognano di raggiungere la felicità stravolgendo ogni cosa tranne i propri beni.
  84. Da tempo in Italia il concetto di legalitàha cominciato ad evaporare. È rimasto solo come una nebbiolina, che ristagna nei luoghi più bassi.
  85. Dopo anni di “viva la scuola che cambia”, pseudoriforme, tempeste di “aggiornamento” dei docenti, metodologismo imperante, “moduli” e “saperi”, l’Italia è prima in Europa per ignoranza diffusa, scarsità di lettori di libri, incapacità di comprendere testi, disprezzo del metodo scientifico, fuga di cervelli.
  86. Pensare che in Italia sussista una netta separazione tra la Casta e la non-casta è frutto di un errore di prospettiva. C’è invece un continuum, e il concetto stesso di Casta è uno pseudo-concetto.
  87. Il mio comportamento in carcere sarebbe esemplare, terrei lezioni di filosofia e varia umanità, e senz’altro piacerei a direttori e funzionari. Del resto, siamo in Italia, e per il mio delitto mi darebbero pochi anni: ho molte attenuanti, tra le quali lo stress micidiale derivante da un figlio autistico grave. Quasi quasi mi scelgo un obiettivo che mi renderebbe anche famoso. Perché in Italia la vita umana conta poco, come tutti sanno.
  88. Psicologi che diventano esperti di staminali, oculisti che diventano autorità nel trattamento dell’autismo, comici che pensano di poter abbattere il Sistema: è l’Italia, ragazzi.
  89. Scomparsa la serietà, in Italia è venuto meno anche il suo contrario: ora siamo in una notte in cui tutte le vacche sono grigie, in un mare oscuro in cui prosperano i cialtroni di ogni risma. L’ambiente adatto ad una crisi mimetica generale, con vittime.
  90. Lo Stato italiano ha bisogno del gioco d’azzardo come un bambino del latte materno. Perché lo Stato italiano fin dal suo inizio è stato un gioco d’azzardo.
  91. Dovereè, in Italia, una parola quasi scomparsa dall’uso comune. Mentre i diritti abbondano, si moltiplicano, investono anche animali e piante, e fra poco saranno concessi anche i batteri. Sulla carta. Il dovere scomparso, tuttavia, è sostituito dal suo fantasma burocratico e noioso, l’ adempimento.
  92. In Italia è debole il senso dello Stato, ma forte quello del proprio stato.
    In Italia è debole il senso dello Stato perché forte è il senso del proprio stato.
  93. Lo Stato italiano lucra su alcool e tabacco, lucra sul gioco d’azzardo, tra poco forse lucrerà sulla prostituzione, e poi si meraviglia degli effetti collaterali.
  94. Quattro fasi: 1) risentimento sociale diffuso a tutti i livelli; 2) rabbia sociale montante; 3) caos e violenza pervasiva; 4) svolta autoritaria.
    A quale punto del processo ci troviamo in Italia? C’è tuttavia da chiedersi in che modo questo schema possa applicarsi ad una situazione di complessa interazione e integrazione come quella dell’Italia con l’Europa ( e non solo). Inoltre la violenza per scatenarsi richiede energia, e un popolo depresso e stremato può averne poca. Sicché si potrebbe concepire un destino di spegnimento graduale, di inedia collettiva – con dominio indiscusso delle isole di energia superstiti: cupole, mafie, massonerie.
  95. Qualcuno pensa che l’ abolizione delle province ci semplificherà la vita? Qualcuno pensa che la riforma del senato semplificherà qualcosa? Chi lo pensa o non è un italiano o è un idiota.

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3 risposte a "Cento pensierini di un gufo sull’Italia e gli Italiani"

  1. Su indicazione della sapida Diana/blog semprepazza, leggerò con interesse i tuoi pensieri per uscire un poco dalla massa degli stupidi. Grazie e ciao con buon lavoro. Pier

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