Primule & passeri

Tutti gli anni, a febbraio, nel mio giardino nascono le primule. E tutti gli anni non ne posso godere la vista, perché i passeri, famelici dopo le asprezze dell’inverno, le divorano rapidamente. Quest’anno, invece, per la prima volta la fioritura delle primule è rimasta intatta. Nel mio giardino sono passati uccelli di varie specie, compreso un beccamoschino, che non avevo mai visto, ma nessun passero. E anche ora non avverto il suono delle loro risse. A pochi chilometri da Treviso, a Casale sul Sile, i passeri ci sono. Pare tuttavia che questo uccello sia in diminuzione in tutta Europa, senza che ne sia chiara la causa. Continua a leggere

Pensiero del Venerdì

Trinità

Pensiero del Venerdì Santo: il Cristianesimo istituzionale ha stipulato un compromesso storico con le religioni sacrificali dell’eterno ritorno, così che annualmente ritornano le celebrazioni della Pasqua, ma il ritorno unico del Cristo non è nemmeno pensato. E la resurrezione, che sempre si ripete ritualmente, è divenuta l’alibi per non pensare fino in fondo la causa della crocifissione. Perché la religione non può vedere la sua propria colpa.

Sotto il ghiacciaio

Sotto il ghiacciaio

Sotto il ghiacciaio (Kristnihald undir Jökli, 1968, trad. it. di A. Storti, Iperborea 2011) piacque moltissimo a Susan Sontag, un cui testo è qui collocato come postfazione. Il discorso della Sontag è interessante, ma non mi persuade circa il fatto che questo sarebbe un capolavoro. Il Laxness che mi piace è quello epico di Gente indipendente, non questo, in cui vedo un eccesso di intellettualismo, la voglia di fare un discorso programmatico sulle religioni e il loro senso nella contemporaneità. Infine, non trovo in esso nemmeno la comicità di cui scrive la Sontag. Il personaggio che scrive in prima persona nel romanzo è l’inviato del vescovo d’Islanda, che viene mandato in questo luogo remoto a nord, sotto il Ghiacciaio, dove il pastore sembra comportarsi non propriamente da cristiano. Deve stendere un rapporto oggettivo sulla condizione del cristianesimo in quei luoghi. Egli, anonimo emissario del vescovo, si nomina Emve, e mi pare una di quelle tipiche coscienze deboli e vuote che abbondano nella fauna romanzesca novecentesca. Nella finzione, lo scritto è la sua relazione. Tutti gli altri personaggi oscillano tra il realistico e il simbolico, ma sono poco convincenti, come i loro dialoghi che sfiorano continuamente il non senso. Nel romanzo inoltre c’è di tutto, dalla fantascienza ai fantasmi, ed è troppo. Continua a leggere

1941

Nel 1941, nonostante alcuni rovesci italiani, sembrava che le sorti dell’Asse fossero buone. Non c’era ancora stata Pearl Harbour. Mio padre (il secondo da sinistra) passò in quell’anno alcuni mesi in Sicilia per addestramento, prima di essere inviato in zona di guerra in Jugoslavia. I quattro sembrano spensierati. Ma le facce dei soldati che vanno in guerra sono spesso radiose, anche nelle guerre di oggi. Per i motivi più vari, e per la giovinezza.

Taccuino di prigionia 22

Mio padre nell’agosto 1943, tenente di fanteria in Jugoslavia.

4 Marzo 1944. Scrivo dall’infermeria dello Stalag 327. Sono in una stanzetta con Iaccarino. Anche lui è stato ricoverato ieri sera, per orchite. C’è pace qua dentro. In camerata invece, dove ieri nel pomeriggio ci sono stato per pochi minuti, c’era una confusione terribile. Per fortuna è venuto subito a prelevarmi un maresciallo che mi portò al comando tedesco, dove, dopo la rivista al bottino (mi fregarono la fondina della pistola) mi ordinarono di venire all’Infermeria. I medici vollero sentire della mia permanenza al Lazarett e del trattamento usatomi. Continua a leggere

Micronote 13

  1. Sembra che 80 italiani su 100 siano “analfabeti funzionali”. Terrificante. La cultura è l’emergenza nazionale assoluta.
  2. Lo scontro oggi è tra narcisismi politici, che coprono come un velo iridescente il conflitto degli interessi socioeconomici.
  3. Imu sembra il nome di un mostro di una cosmogonia sumerica.
  4. Oggi sul cosiddetto “fine vita” c’è uno scontro tra due fedi, non una disputa con argomenti razionali.
  5. Rivendicare un diritto assoluto in una sfera relativistica, come fa la cultura radical-borghese, è assurdo.
  6.  L’autodeterminazione del modo del proprio morire è pensabile solo in rapporto alla rappresentazione che ci si dà del proprio essere umani. Continua a leggere

Taccuino di prigionia (21)

Przemysl – Pikolice 1944. [ricordi della fanciullezza a Zero Branco] L’aula della Sig. Furlanetto era poco luminosa e molto umida. Al primo piano, dietro il Municipio; bisognava salire da una scala in legno esterna. Nel piccolo cortile crescevano le ortiche e Paolo, il bidello, teneva le galline sotto quella tettoia, in una stia. Ma la tettoia era magazzino di legna da ardere e dei banchi da scuola tutti rotti. C’erano là sotto anche le damigiane dell’inchiostro e ramazze sporche di catrame. Ricordo in quel piccolo cortile la botte carrellata per innaffiare le strade. Quante cose doveva fare Paolo! Era bidello, custode, stradino. Doveva badare a tutte le aule che erano seminate una qua, una laggiù, un’altra a 500 m. e poi aveva anche tutti i locali del Municipio. Povero Paolo! Noi lo facevamo ammattire. Lui ci faceva correre minaccioso, con la frusta in mano. Era la frusta che adoperava per la Checca. Continua a leggere