Taccuino di prigionia 22

Mio padre nell’agosto 1943, tenente di fanteria in Jugoslavia.

4 Marzo 1944. Scrivo dall’infermeria dello Stalag 327. Sono in una stanzetta con Iaccarino. Anche lui è stato ricoverato ieri sera, per orchite. C’è pace qua dentro. In camerata invece, dove ieri nel pomeriggio ci sono stato per pochi minuti, c’era una confusione terribile. Per fortuna è venuto subito a prelevarmi un maresciallo che mi portò al comando tedesco, dove, dopo la rivista al bottino (mi fregarono la fondina della pistola) mi ordinarono di venire all’Infermeria. I medici vollero sentire della mia permanenza al Lazarett e del trattamento usatomi.
Mi dispiacque non aver potuto salutare Alfons, dormiva. Ho lasciato detto al maresciallo di salutarlo.
Poi con lo zaino in ispalla, accompagnato da un altro maresciallo mi sono avviato allo Stalag. Fortuna che abbiamo trovato un carro polacco. Strano carro. Era fatto di vimini e si scuoteva e sussultava tutto, tanto che pareva di cadere ad ogni istante quando la pariglia trottava. Ho visto per la I volta il paesaggio di Przemisl. Lievemente ondulato, poco bosco, squallidi campi immensi coperti di neve. Stormi di corvi nel grigio cielo.

Al campo grande delusione. Mario è partito stamane, mi disse Ugo Malavasi. Lui, Malavasi, era nero. La fregatura continua! e si fa cinghia mi informò. Mi dispiace non aver visto Mario.

7 Marzo. Ieri sera mi sono trasferito dall’infermeria alla baracca. Block 33. Zimmer 1. Che tristezza! Scomodità, poca luce, poco spazio.
Stamattina 1½ in mezzo al fango per l’appello. Ho visto cap. Bolf. Mi ha detto Canili che pure Gaggion ha aderito ma è rimasto col grosso dei Repubblicani in attesa di trasferimento. Bolf è arrivato con 50 uff. ieri sera.
Sembra invece che Florian e Lena siano nell’altro campo qui a Przemysl. Stanno arrivando i profughi Russi. Devono essere Ucraini. Carri, carri e carri. Donne, bambini, vecchi. Uomini armati. Povera gente!

10 Marzo. La sera dell’otto mi hanno spostato da Piculice a Neurica. Quanto fango per la strada! C’erano i prigionieri russi che trasportavano a spalla i castelli biposto. Poveri cristi! Inciampavano, si fermavano ogni dieci passi, guazzando nel fango fino alle caviglie. Il calcio del fucile tedesco aizzava i più tardi. Molti erano giovanissimi, ridotti malamente, cenciosi luridi, con un sacchetto sulle spalle ed un barattolo vecchio e slabbrato appeso con un fil di ferro alla cinghia. Facevano pena.

Noi siamo arrivati qua con lo zaino a spalla. Fortuna che il percorso era breve. Io ero debolissimo. Avevo anche un po’ di febbre. Ho trovato Bosello, Guido Tiveron. Mi sono sistemato in questa camerata ampia e luminosa abbastanza. Dormo sopra il cap. Ortensia. Vecchiotto e piattolone. Dev’essere piemontese.

Ieri sera ho visitato Pandolfi e Schileo. Mi han detto alcune notizie importanti. Tidei, Trinca, Simonato, Simionato, Antonello sono passati con le CC. NN. della 49ª Legione. Sembra che la famiglia di Tidei non abbia più notizie di Marino da novembre.

Florian ha aderito ed è partito da questo campo ancora 6-7 giorni fa. Lena è qui a Neurika. Lo vorrei vedere per sentire della sua avventura che è durata circa 1 mese. Pure Gaggion ha aderito.

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