L’elemento artemisio si risveglia sporadicamente anche nel femminile, e qualche cacciatrice è sempre comparsa nel corso del tempo a fare esperienza dell’aperto maschile. Ma certo oggi una pubblicità come questa sarebbe impensabile. Oggi sono invece molti i maschi che sperimentano il chiuso femminile.
L’aperto e il chiuso
Una immagine pubblicitaria della ditta Belfe, pubblicata sulla rivista Diana intorno al 1960 (tempera di Roberto Lemmi). Interessante anche dal punto di vista antropologico: l’uomo all’esterno della casa, perché il luogo del maschio è l’aperto, a caccia; la donna che gli lava la giacca, dentro la casa, perché il luogo della donna è nello spazio interno. Quella giacca l’ho indossata anch’io da giovane.
Autoricordi: Opel Olympia
La ricordo bene, quell’Opel Olympia grigio chiaro, che lo zio Elvio guidava con stile nervoso, facendomi soffrire un gran mal di macchina sulle strade ricche di curve. Ricordo le nausee per la terribile puzza di benzina che non abbandonava mai l’abitacolo. Per qualche anno la sorella di mia madre Teresa, la zia Francesca, visse in un sobborgo di Ginevra, Troinex, insieme al marito Elvio Petrovich, ingegnere che aveva trovato un lavoro interessante in Svizzera. Andammo a trovarli nel settembre del 1959. In quei tempi fortunati le scuole iniziavano il 1 ottobre. Qui si vedono da sinistra mio fratello Paolo (in auto), mio padre, mia madre, il sottoscritto e la zia Francesca. E la montagna sullo sfondo è il Monte Bianco. Erano tempi in cui le donne nelle chiese cattoliche portavano il velo, e usavano portare fazzolettoni in testa tutto l’anno. Allora le donne in genere mi interessavano però assai poco, e le bambine per nulla: le trovavo sciocche creature perché invece che creare mondi fantastici, nei loro giochi riproducevano la piatta realtà di tutti i giorni, imitando con le bambole le loro mamme, mentre noi maschi ci fingevamo personaggi che i nostri padri non erano, e vivevamo avventure che i nostri genitori non avrebbero mai potuto comprendere.
Bevo dunque sono
Un libro iniziatico, ricco di illuminazioni e di un umorismo benevolo e umanissimo, è la guida filosofica al vino di Roger Scruton Bevo dunque sono (I Drink Therefore I Am. A Philosopher’s Guide to Wine, 2009, trad. it. di G. Rigamonti, Raffaello Cortina Editore 2010). Inglese che avrebbe voluto farsi francese per amore dei grandi vini di Francia e delle terre che li generano, Scruton trascina il lettore da una regione all’altra, da un vigneto all’altro, mostrando come deve essere il rapporto più nobile e fecondo col grande dono degli Dei. Molte figure di filosofi sono presenti nel libro, ampiamente autobiografico, che alla fine offre anche una serie di consigli sugli abbinamenti della giusta bottiglia ad una serie di opere filosofiche. Il pensiero di Scruton anche in quest’opera appare libero e liberalconservatore, abbastanza irriverente nei confronti dei luoghi comuni di ogni tipo e della political correctness imperante. Ne riporto qualche passaggio. Continua a leggere
Un basco
Maggio 1943. Il mio nonno materno Gino Ghedina seduto sul prato dipinge S. Francesco di Fiesole. In quel periodo della guerra girò per la Toscana. Portava sempre il basco, indossava perennemente calzoni alla zuava, e non lasciava mai la pipa. Così lo ricordo nel brevissimo periodo della mia vita dal quale posso prendere qualche ricordo di lui.
Versi
Tutti i versi (pochi) che ho scritto nel corso di quaranta anni sono qui.
Sta
Ora il poeta cuore di Cadmo
sta sopra il ponte e l’acqua della Senna.
Sopra quel flusso miseria del creatore.
Dove – eroi – fiammeggiano nel bronzo
conduce amore la danza degli spiriti
dove fuoco d’amore in bolle d’aria
dove lemuri scavano le fosse
lei seminò miriadi
dura stirpe, progenie micidiale.
Vetro degli occhi il sorgere di Ti’amat.
Piccola e nuda intrepida parola
stai vergognosa dei veli di piacere.
(memoria di Paul Celan)
Micronote 21
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Il Cinque per mille è assolutamente vitale per le associazioni no profit come Autismo Treviso. Senza quel contributo una iniziativa come l’Orto di San Francesco non potrebbe andare avanti. Ergo, io mi schiererò politicamente con quelle forze che si impegneranno a difendere A OLTRANZA questo segno di civiltà.
- Ho avuto una idea geniale, per la quale mi candido alla Presidenza del Consiglio: a ogni terremoto, nuova tassa; ad ogni alluvione, nuova tassa; ad ogni calamità, nuova tassa; ad ogni epidemia, nuova tassa; ad ogni emergenza, nuova tassa; ad ogni problema di cassa, nuova tassa; ad ogni tassa, nuova tassa.
- Voteremo col Porcellum. Forse voteremo per molti porcelli. Continua a leggere
Rane & C.
Ingoiare ed essere ingoiate, questa è la vita delle rane. Il pesce ornamentale di un laghetto ci è più simpatico della rana toro che l’ingoia, e l’airone che ingoia la rana toro ci è più simpatico della medesima. Le rane non hanno quasi nulla che possa farcele amare (a parte le carni della specie esculenta), a meno che non siano piccole come le raganelle di cui odo il canto d’estate. Però quando l’airone ingoia un paperino che sta tentando la sua prima nuotata ci sembra di assistere ad una ingiustizia. Umanismi.
Massacri

Seguito tecnologico di un linciaggio. Alcuni abitanti di Gaza sospettati di essere spie di Israele vengono ammazzati, e uno di essi viene trascinato legato per i piedi da una moto per le vie della città. Intorno ai cadaveri una folla armata di telefonini per fotografare lo scempio e i trofei umani. Per tutti i filopalestinesi e antisionisti dell’Occidente tali atti non esistono, oppure vengono giustificati come reazioni al nazismo israeliano. E quelli che come me non distolgono lo sguardo vengono accusati di voler giustificare a priori quello che fa lo Stato di Israele. E invece non è così: io sono per un ritorno ai confini del 1967. Con garanzie però, che devono essere granitiche: infatti il mondo islamico è pieno di gente a cui quel ripristino non basterebbe affatto, e che vorrebbe ancora semplicemente la cancellazione dell’entità sionista. Perché dopo l’OLP è venuto Hamas, e dopo Hamas i Salafiti, ecc. ecc.







