Natale 1956

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Natale 1956, nella casa di San Giacomo dall’Orio. Mancano tre giorni al mio sesto compleanno. Frequento la prima elementare da tre mesi. Io e mio fratello Paolo presidiamo armati il presepe domestico. Erode non passerà!

Buon Natale ai buoni che passano di qui!

Prima elementare

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Anno scolastico 1956-57, la prima elementare dell’istituto Beata Capitanio di Venezia si compone di trenta elementi, tra i quali sono io (indicato da una freccia bianca). Avevo già fatto lì due anni di asilo, riempiendo di aste e tondini molte pagine, e apprendendo l’importanza della disciplina esterna e interiore. E invidiando quelli che si fermavano a mangiare lì, portandosi il cestino da casa, mentre io, che abitavo vicino alla scuola, dovevo correre a casa mia, pranzare in fretta, e subito tornare in classe. La giovane maestra Franca Navarrini (il cognome potrebbe essere non del tutto esatto) la chiamavo  “la maestra con la coda di cavallo”, perché non la vidi mai altrimenti pettinata. Dei compagni che qui rivedo ricordo molti perfettamente, nome cognome sembianze. Una maestra per trenta scolari, che crebbero alfabetizzati, alcuni anche molto alfabetizzati, pur essendo di famiglia umile. Altri tempi. I più indisciplinati tra noi alle maestre attuali apparirebbero angeli.

La condanna del modernismo

La condanna del modernismo. Documenti, interpretazioni, conseguenze, a cura di Claus Arnold e Giovanni Vian, viella 2010, è una raccolta di 6 studi. Oltre ai due curatori, scrivono A. Zambarbieri, G. Losito, J. Schepers e R. Perin. In realtà, l’aspetto della investigazione documentaria sembra prevalere sulle interpretazioni e soprattutto sulle conseguenze, ma questo si deve ascrivere al fatto che si tratta di un’opera di rigorosa ricerca accademica. Molto interessante, comunque, anche per chi come me non è uno storico della Chiesa ma semplicemente un modernista, soprattutto per l’aiuto che il testo offre a chi voglia comprendere qualcosa della variegata realtà del fronte antimodernista, certo non riducibile semplicisticamente alla cupa realtà dell’intransigentismo veneto, che ebbe il suo alfiere nello stesso Pio X.

L’equivoco

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Il modo in cui i media hanno riferito il supposto autismo dell’autore della strage di Newtown ha suscitato un forte sdegno nella comunità dell’autismo a livello mondiale. E ben a ragione: chiunque conosca i caratteri fondamentali dell’autismo fatica a far rientrare il giovane Adam Lanza nei parametri che definiscono la sindrome. E tuttavia occorre richiamare ancora una volta un concetto sul quale non c’è ancora oggi assolutamente alcuna chiarezza. Credo di essere forse il solo (certo uno dei pochi) a sostenere insistentemente da sempre che, finché non sarà chiarita e acquisita a tutti i livelli la differenza sostanziale tra l’autismo di Bleuler e l’autismo di Kanner, l’utilizzo dell’unico termine “autismo” per un tipo di manifestazione della schizofrenia e per una disabilità intellettiva di origine neurobiologica continuerà a causare equivoci di ogni tipo. Ma, ripeto, la mia voce è debole, e su questo punto non ne sento altre. L’omicida di Newtown forse era sì “autistico”, ma nel senso di Bleuler, non nel senso di Kanner. Studiando la schizofrenia, infatti, lo psichiatra svizzero Eugen Bleuler nei primi anni del Novecento individuò un sottogruppo di persone chiuse in sé stesse, che avevano reciso ogni contatto col mondo, e per esso coniò il termine autismo. Per nostra disgrazia, Kanner in seguito riprese il termine per definire quel gruppetto di bambini che aveva studiato, e in cui riconobbe le caratteristiche che tuttora definiscono la sindrome autistica. Nella scienza (e non solo) non vi è nulla di peggiore e più nefasto dell’uso dello stesso termine a indicare realtà profondamente differenti. Di qui l’equivoco senza fine di cui patiamo nell’opinione pubblica, nei media, e in ogni aspetto della vita quotidiana.

Dal messaggio di Benedetto XVI

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Mi pare un segno del misero Zeitgeist imperante il fatto che del recente messaggio di Benedetto XVI Beati gli operatori di pace i nostri media abbiano colto ed enfatizzato soltanto il no alle nozze gay. Questo implicito no (scontatissimo)  è inscritto in un passo che affronta la dimensione etica di temi come l’aborto, l’eutanasia e il matrimonio in relazione alla pace. Piuttosto, una lettura integrale del testo ratzingeriano dovrebbe far capire come nel messaggio il tema più importante sia in realtà quello della recisa condanna del liberismo economico oggi trionfante (ma forse non tanto). Ma questa per la maggior parte dei media sarebbe stata forse un po’ scomoda… Riporto qui i due blocchi tematici (grassettature mie). Continua a leggere

La tristezza degli angeli

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La tristezza degli angeli (Harmur englanna, 2009, trad. it. di Silvia Cosimini, Iperborea 2012) di Jón Kalman Stefánsson è il secondo capitolo della trilogia iniziata con Paradiso e inferno. Si configura come un’odissea in condizioni estreme: il ragazzo senza nome che abbiamo conosciuto nel primo libro accompagna il gigantesco e taciturno postino Jens in un folle giro di consegna della posta ai casolari isolati dell’Islanda del nord, in una fine dell’inverno che non vuol finire, mentre cadono enormi quantità di neve, e il vento del Mar Glaciale spira con tutta la sua forza omicida. Continua a leggere

Scolari

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Questa vecchia foto del 1961 mostra mia madre in veste di maestra elementare, a Ca’ Brentelle nell’entroterra veneziano. Gli alunni erano tutti figli di contadini e operai. La fotografia ispira un senso di allegria e disciplina, esattamente quella fusione dei due elementi che è indispensabile per la crescita positiva di bambini e ragazzi, quella fusione che a partire dal 1968 si è totalmente dissolta. Da quell’anno infatti l’allegria è stata collegata all’anarchia, e alla disciplina solo l’oppressione e la noia. Quei bambini che qui vediamo sono oggi sessantenni. Qualcuno sarà morto, qualcuno finito male, come è nel destino degli umani: e tuttavia i loro volti un po’ sfocati rivelano un’attesa del futuro di un genere che oggi non troverete mai negli sguardi dei giovanissimi, ben più ricchi di costoro, ma accompagnati dalla percezione di una catastrofe imminente.

Il Bivio

Anno 1958: frequento la seconda elementare all’Istituto Beata Capitanio a Venezia. Da tre anni so leggere, perché ho imparato da solo grazie al Corriere dei Piccoli e a Topolino. Ora mi trovo di fronte ad un arduo dilemma: da grande farò il professore o il cacciatore bianco in Africa? Scelgo. Farò il cacciatore.

Cricketology

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La setta di Grillo e degli amici sui può essere interpretata in vari modi. Poniamoci il problema del suo rapporto con i grandi poteri che governano il nostro mondo tecnotronico. Casaleggio è un profeta dell’Internet, ma ne parla come se fosse altra cosa rispetto alla grande finanza mondiale. E questo è altamente sospetto. Potremmo dire che il Duo che regge e governa la massa dei grillolatri, che si pensano liberi e sono agiti,  sia, invece, perfettamente inserito nel Sistema. Ne privilegia un aspetto-funzione, quello dell’Internet, e utilizza negativamente la televisione nella forma di una assenza-presenza, e tuttavia rimane totalmente al di qua di una critica realmente operativa in grado di modificare profondamente l’assetto socio-politico (una critica che io penso tuttavia oggi impossibile se non nella forma dell’illusione o della farneticazione). Così, il piccolo borghese con velleità intellettuali, l’insegnante frustrato, il professionista di mezza cultura che vagheggia sbocchi comunitaristici o di decrescita felice, quello che pensa che tornando alla Lira si risolverà tutto, ecc., insomma una gran massa di soggetti esasperati che fanno della classe politica attuale il proprio capro espiatorio, utilizzano il M5S come medium del proprio risentimento. Se io fossi un politico della Destra repubblicana americana, farei di tutto perché si affermasse alle prossime elezioni la setta grilliana, e l’Italia diventasse il detonatore dell’esplosione della moneta unica europea.

Occupazioni e beccacce

Gli studenti italiani occupano le scuole a novembre. Puntualmente. Passano le beccacce e gli studenti occupano le scuole. Da decenni, senza che cambi nulla. Non hanno capito che le rivoluzioni giovanili si fanno a primavera.

E dal tempo della “Pantera” del 1989 (ricordate?) genitori, nonni, politici e giornalisti a dire: che carini, come sono impegnati, come sono educative le occupazioni, ecc. ecc.