Micronote 30

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  1. L’entusiasmo di tanti laici per Bergoglio : non si sa se ridere o piangere. In ogni caso, di cristianesimo e religione non sanno niente.
  2. Una delle modalità preferite dagli Italiani per interagire fra loro è la querela.
  3. Vorrei una legge contro l’omofollia.
  4. Come è possibile difendere l’ identità di genere se nessuno sa più quale sia, e si vuole per di più combattere ogni stereotipo di genere?
  5. Anche nel cioccolato si presenta l’eterna lotta tra il Bene e il Male: il Bene è il Fondente Amaro, il Male è la Nutella. Ed è evidente come il Male non sia originario, ma sia una perversione del Bene: la Nutella è cioccolato pervertito, che rende gradualmente dipendenti, distrugge il gusto, fingendo di consolare avvelena lo spirito. Come la Coca-Cola, sua sorella nel pervertimento. Continua a leggere

La mia religione 17

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Καὶ ἔρχεται ἡ μήτηρ αὐτοῦ καὶ οἱ ἀδελφοὶ αὐτοῦ καὶ ἔξω στήκοντες ἀπέστειλαν πρὸς αὐτὸν καλοῦντες αὐτόν. καὶ ἐκάθητο περὶ αὐτὸν ὄχλος, καὶ λέγουσιν αὐτῷ· ἰδοὺ ἡ μήτηρ σου καὶ οἱ ἀδελφοί σου [καὶ αἱ ἀδελφαί σου] ἔξω ζητοῦσίν σε. καὶ ἀποκριθεὶς αὐτοῖς λέγει· τίς ἐστιν ἡ μήτηρ μου καὶ οἱ ἀδελφοί [μου]; καὶ περιβλεψάμενος τοὺς περὶ αὐτὸν κύκλῳ καθημένους λέγει· ἴδε ἡ μήτηρ μου καὶ οἱ ἀδελφοί μου. ὃς [γὰρ] ἂν ποιήσῃ τὸ θέλημα τοῦ θεοῦ, οὗτος ἀδελφός μου καὶ ἀδελφὴ καὶ μήτηρ ἐστίν.
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”. Continua a leggere

Micronote 29

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  1. Una fioritura di “diritti” soggettivi e soggettivistici senza un terreno di solidi doveri socialmente consolidati da cui possa germinare è insostenibile e contraddittoria. Occorrerebbe dunque anzitutto preparare una “stagione dei doveri”.
  2. Che un ministro sia tenuto alle dimissioni quando emerge che da semplice cittadino si è comportato in modo non irreprensibile, costituendo un esempio negativo, questa è un’idea che non sfiora nemmeno i cervelli degli Italioti. Essi detestano infatti ogni moralismo, e apprezzano invece molto la furbizia.
  3. Il “giogo”, iugumconiugium, nei latini rimanda al matrimonio, che è un patto che congiunge. Del resto la radice sanscrita jeug– unifica joga, giogo e coniugalità. Il matrimonio non ha di per sé nulla a che fare con la passione amorosa, che anzi nella tradizione greco-romana ed ebraica lo mina nelle sue fondamenta, e fondarlo su di essa, come vogliono fare gli occidentali moderni, porta inevitabilmente al matrimonio omosessuale.
  4. Finalmente è legge: ai ciclisti migliori verrà attribuito il marchio DOP.
  5. Il crinale sul quale procede la critica è incrinato dalla crisi. Continua a leggere

Dignità

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Tra i non pochi libri sull’argomento della dignità umana (e non solo umana) oggi in circolazione, questo testo di Wilfried Härle (Würde. Groß vom Menschen denken, 2010, trad. it. di A. Rizzi, Queriniana 2013) è forse quello che meglio riesce ad unire la chiarezza dell’esposizione ad una struttura argomentativa ricca, rigorosa e nello stesso tempo sintetica.

«Nel senso stretto della parola, soltanto gli esseri umani (potenziali o attuali) sono destinatari della dignità, vale a dire: soltanto essi sono esseri ad essa destinati o in grado di conoscere, riconoscere e rispettare la dignità di altri esseri destinatari di dignità, ma perciò anche di misconoscere e disattendere questa destinazione. […] ogni essere umano è per natura soggetto della dignità, che dunque gli compete. E ogni essere umano è per natura destinato a diventarne destinatario. In maniera ancora più precisa: ogni essere umano è destinato a essere soggetto di dignità, e ogni essere umano è destinato a diventare destinatario di dignità. Ma se e in che misura questa seconda destinazione possa realizzarsi effettivamente nella vita di un essere umano e venga di fatto realizzata, dipende da circostanze contingenti che possono anche impedire questa realizzazione.» (p. 99)

Occorre rilevare come  Härle, un teologo sistematico evangelico che si è occupato anche di diritto ed etica della medicina moderna nella relativa commissione del Bundestag, abbia scritto questo testo tessendovi un continuo dialogo con la Costituzione tedesca e con la tragica storia della Germania.

La mia religione 16

The twelve-year-old Jesus among the scribes by Durer 04553

Καὶ ἔρχεται εἰς οἶκον· καὶ συνέρχεται πάλιν ὁ ὄχλος, ὥστε μὴ δύνασθαι αὐτοὺς μηδὲ ἄρτον φαγεῖν. καὶ ἀκούσαντες οἱ παρ’ αὐτοῦ ἐξῆλθον κρατῆσαι αὐτόν· ἔλεγον γὰρ ὅτι ἐξέστη. Καὶ οἱ γραμματεῖς οἱ ἀπὸ Ἱεροσολύμων καταβάντες ἔλεγον ὅτι Βεελζεβοὺλ ἔχει καὶ ὅτι ἐν τῷ ἄρχοντι τῶν δαιμονίων ἐκβάλλει τὰ δαιμόνια. Καὶ προσκαλεσάμενος αὐτοὺς ἐν παραβολαῖς ἔλεγεν αὐτοῖς· πῶς δύναται σατανᾶς σατανᾶν ἐκβάλλειν; καὶ ἐὰν βασιλεία ἐφ’ ἑαυτὴν μερισθῇ, οὐ δύναται σταθῆναι ἡ βασιλεία ἐκείνη· καὶ ἐὰν οἰκία ἐφ’ ἑαυτὴν μερισθῇ, οὐ δυνήσεται ἡ οἰκία ἐκείνη σταθῆναι. καὶ εἰ ὁ σατανᾶς ἀνέστη ἐφ’ ἑαυτὸν καὶ ἐμερίσθη, οὐ δύναται στῆναι ἀλλὰ τέλος ἔχει. ἀλλ’ οὐ δύναται οὐδεὶς εἰς τὴν οἰκίαν τοῦ ἰσχυροῦ εἰσελθὼν τὰ σκεύη αὐτοῦ διαρπάσαι, ἐὰν μὴ πρῶτον τὸν ἰσχυρὸν δήσῃ, καὶ τότε τὴν οἰκίαν αὐτοῦ διαρπάσει. Ἀμὴν λέγω ὑμῖν ὅτι πάντα ἀφεθήσεται τοῖς υἱοῖς τῶν ἀνθρώπων τὰ ἁμαρτήματα καὶ αἱ βλασφημίαι ὅσα ἐὰν βλασφημήσωσιν· ὃς δ’ ἂν βλασφημήσῃ εἰς τὸ πνεῦμα τὸ ἅγιον, οὐκ ἔχει ἄφεσιν εἰς τὸν αἰῶνα, ἀλλ’ ἔνοχός ἐστιν αἰωνίου ἁμαρτήματος. ὅτι ἔλεγον· πνεῦμα ἀκάθαρτον ἔχει.
Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”. Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni”. Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: “Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna”. Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito immondo”. Continua a leggere

Valter Binaghi

Valter-Binaghi-2009

Non ho potuto incontrare Valter Binaghi nel mondo reale, e questo mi dispiace molto. I nostri contatti sono stati solo nell’internet, nel suo blog, nel mio, recentemente in Facebook. Tuttavia posso dire che siamo stati amici. Penso che il modo migliore di onorare la sua memoria sia per me quello di ripubblicare ciò che ho scritto nel 2007 sul suo romanzo più bello.

                                                                                                                                                                                    * * * * * * *

Da novembre mi trovo in congedo, e ho fatto domanda di pensione. Dunque non rimetterò più piede in una classe, e non me ne dispiace affatto. Il mio interesse per le cose di scuola è anche scemato. Non mi sento coinvolto più di tanto, ormai. Per dirla con un certo Commendatore, “non si pasce di cibo mortal chi si pasce di cibo celeste”. E tuttavia ogni tanto bisogna pur tornare al grande Cadavere, se non altro per vedere come si stanno comportando gli insetti necrofagi, che hanno sempre un gran da fare.
Quando esce un libro interessante che in qualche modo tocca la scuola, soprattutto se è un romanzo, ne parlo col mio amico Alberto Astolfi, ormai noto ai pochi lettori di queste Croniche. Questa volta Astolfi non era in Italia, ma la circostanza non mi ha impedito di registrare la lunga telefonata, che qui è trascritta, depurata di ciò che vi è di troppo familiare e personale  (e a volte un po’, per così dire, licenzioso). Continua a leggere

Lumen Fidei

Retired Pope Benedict XVI greets Pope Francis at Vatican

Ho letto la Lumen Fidei con molta attenzione. La prima enciclica di Francesco è (forse) l’ultima di Benedetto, e lo si vede ad ogni riga. Il papa emerito infatti, se le forze della sua aetas ingravescens lo consentiranno, resterà di certo il consulente teologico primo del papa regnante. Ma di che stupirsi? Tra papi ci sono discontinuità nei modi, ma non nella sostanza. Eppure, i modi possono in qualche modo farsi sostanza, non certo dogmatica, ma pastorale. Una sostanza modale, per così dire. E questo propriamente si vede nel pontificato di Francesco.
L’idea di fondo della Lumen Fidei è che il mondo è minacciato alla radice dal relativismo, e la fede àncora l’umanità alla solida roccia che è Dio, mediante il Salvatore Gesù Cristo, mediante la Chiesa. Ci sono due punti, nell’enciclica, in cui mi pare che possa delinearsi una certa problematicità nel rapporto tra fede e società. O piuttosto nel rapporto fede-religione-società: «Se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, si affievolirà la fiducia tra di noi, ci terremmo uniti soltanto per paura, e la stabilità sarebbe minacciata». (55) Da un lato si richiama qui la funzione ancestrale della religione (unire il gruppo umano), dall’altro emergerebbe un certo integralismo. Se non si intende “fede in Dio” latissimo sensu. L’altro passo è il seguente: «La sofferenza ci ricorda che il servizio della fede al bene comune è sempre servizio di speranza, che guarda in avanti, sapendo che solo da Dio, dal futuro che viene da Gesù risorto, può trovare fondamenta solide e durature la nostra società». (57) Qui il problema è cosa si intenda per nostra società, ed è il problema dell'”autonomia del mondano”, dal Concilio in poi una questione ineludibile, anche se presente nel Cristianesimo fin dalla sua origine.

Con voce di sirena

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Saltuariamente, molto saltuariamente, leggo qualche testo sull’autismo di provenienza psicoanalitica (o psicanalitica, secondo la lezione lacaniana). Come, ad esempio, La cura del bambino autistico di Martin Egge. Marie-Christine Laznik è una psicanalista lacaniana francese, ed è l’autrice di questo Con voce di sirena (Editori Riuniti 2012), curato da Jania Jerkov e introdotto da Filippo Muratori dell’IRCCS di Pisa, che psicanalista non è ma che con la Laznik ha collaborato per anni. Proprio i video fornitile da Muratori, realizzati da alcuni genitori nel corso del primo anno di vita dei loro bambini che sarebbero diventati autistici, video che evidenziano nelle madri e nei padri un atteggiamento assai diverso da quello che la psicoanalisi postula nella sua eziologia dell’autismo, hanno contribuito a modificare l’approccio della Laznik. In sostanza, in questo libro vediamo un esempio di strategia di autoconservazione della psicoanalisi di fronte alle inoppugnabili smentite dei fondamenti stessi della sua costruzione dell’autismo. La Laznik è infatti costretta ad accettare che sia il comportamento autistico del bambino la causa della frustrazione profonda o dell’eventuale depressione della madre, e non già l’inverso, come la psicoanalisi ha sempre pensato. Nondimeno, la psicanalista non rinuncia né al gergo né alle strutture profonde della narrazione psicanalitica, come si può ben vedere nel piccolo brano che qui riporto. Continua a leggere

Il cielo è dei violenti

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Leggo Il cielo è dei violenti di Flannery O’Connor (The violent bear it away, 1955) nella riedizione Einaudi del 2008 e traduzione di I. Omboni. Raramente il titolo di un romanzo mantiene le promesse come fa questo: un libro formidabile, per spiriti forti. Inciso: sfido chiunque a farlo leggere a qualcuno che non sappia nulla dell’autrice, e a chiedergli se ritiene che sia stato scritto da un uomo o da una donna. Potrebbe essere stato scritto da Cormac McCarthy. Ne ho trovato una bella e vibrante recensione di Laura Ingallinella su CriticaLetteraria. Vi si legge, tra l’altro : Continua a leggere

Male e redenzione

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Un libro uscito nel 2008, che leggo solo ora grazie alla cortesia di uno dei due curatori, Paolo Diego Bubbio, che ringrazio, è questo Male e redenzione. Sofferenza e trascendenza in René Girard (Edizioni Camilliane). Si tratta di una raccolta di saggi, di differente argomento ed estensione, tutti legati dal comune riferimento ai temi fondamentali del pensatore francese, riferimento più diretto in alcuni, meno in altri (come in quello di Federica Casini sul male metafisico in Victor Hugo).  Come si sa, Girard è alquanto renitente ad usare nella sua opera il termine male, e si limita solitamente alla questione della violenza e di tutto quel che la motiva, la scatena e la giustifica. L’unica volta che ho avuto modo di porgli una questione, anni fa a Treviso, fu appunto quella del suo non uso della parola male. E Girard mi rispose che il termine nella cultura attuale soffre di un pregiudizio metafisico-religioso, per cui lui ha preferito parlare di violenza. Ma, come si vede anche in questo libro, molto ricco di stimoli e approfondimenti, la violenza umana non è esaustiva di ogni esperienza del male. E qui di male si parla, a cominciare da Bubbio, che nel suo saggio Secolarizzare il male. La teoria mimetica e L’Adolescente di Dostoevskij scrive di una sua “secolarizzazione”, che «… significa innanzitutto riconoscere che esso dipende sempre dalla libertà umana e che dunque non è, in questo senso, necessario» (p. 37). E proprio a questo tema della libertà-responsabilità umana rimanda la trattazione della demonologia come sapere paradossale di Silvio Morigi. A me sembra che qui vengano a piena emergenza alcuni nodi capitali del pensiero girardiano e della teoria mimetica. Infatti se l’umano è originariamente espulsione-sacrificio di vittime, e l’espulsione è per sé diabolica, come possono i demoni essere espulsi senza replicare il processo cattivo all’infinito? «Se “la fenomenologia più rigorosa conduce alla demonologia”, il mimetismo violento e vittimario (quale ‘fenomeno’ più essenziale dell’umano) viene espresso dalla demonologia evangelica, nel modo più icasticamente adeguato, come Satana. In tal modo, l’essenza ultima di Satana viene rivelata come espulsione demonizzante, esorcizzante. Ma è la demonologia stessa ad essere un linguaggio intrinsecamente demonizzante ed esorcizzante (esorcizzante ancor prima dell’esorcismo concreto cui essa può dar luogo): nel suo stesso designare imputativamente come ‘demonio’ ciò che essa descrive; un designare che è per antonomasia espulsivo (ed appunto, l’espulsione è la ratio intima sottesa ad ogni demonizzare ed esorcizzare). Ne consegue che questo sapere demonologico viene a configurarsi come un esorcismo intellettuale di ciò che viene rivelato ed esorcizzato come l’esorcista archetipico. In termini ancora più semplici: la rivelazione dell’essenza del demonio quale esorcista archetipico sembra non possa essere essa stessa che esorcizzante, quindi essa stessa contaminata da quel demoniaco che essa rivela ed esorcizza. Si ripropone la domanda di de Rougemont: “come sfuggire al demonio fissandolo negli occhi?”» (p. 222). Ma come evitare che l’espulsione evangelica dei demòni, uno dei segni del Regno veniente, sia attratta nell’orbita del diabolico? Forse il concetto girardiano di espulsione va calibrato, aggiustato, ripensato.