Disastri

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Penso che nessun governo italiano possa fare progetti di lungo periodo senza mettere in conto l’eventualità di grandiosi disastri naturali, che richiederanno enormi capitali per le necessarie ricostruzioni. Cerco di ricordare, così alla buona, le catastrofi più o meno naturali che hanno devastato il Paese durante la mia vita (dal 1950). Mi vengono in mente alluvioni e terremoti. Ne cito alcuni. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 52

weilquaderni

Quando i cattolici dicono che un certo sacramento produce un certo effetto soprannaturale perché Dio ha così voluto, questo è vero, ma come è vero, né più né meno, dire che una pietra lasciata andare nell’aria cade perché Dio l’ha voluto. La volontà di Dio non è la causa di alcun avvenimento. E’ l’essere stesso di tutto ciò che è. La causalità è un rapporto tra un fenomeno e un altro. [La ripulitura filosofica della religione cattolica non è mai stata fatta. Per farla è necessario essere dentro e fuori]
(II, 268 – 269) Continua a leggere

Da Hegel a Nietzsche

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Fabio Brotto

L’essenza della costruzione hegeliana consiste nel fatto che essa misura il corso della storia secondo il progresso temporale, cioè costruisce dall’ultimo passo quelli precedenti, considerandoli come necessariamente determinanti la situazione attuale. Questo orientamento secondo la successione temporale presuppone che nella storia del mondo valga soltanto ciò che determina delle conseguenze, e che il susseguirsi degli avvenimenti del mondo debba essere valutato secondo la ragione del successo. Continua a leggere

Ateismo nel cristianesimo

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(Matt. 7, 20, sgg.). I primi frutti, nei quali oggi come in ogni tempo la buona novella può essere riconosciuta sono quelli di una reale, e non fittizia rivoluzione socialista; laddove nemmeno l’albero che li porta deve stare sul suolo tradizionalmente religioso. Esso sta vicino a chi dice di no, all’ateismo, al soggetto che si è liberato, oltre che dal timore della trascendenza, anche dalla chimera della trascendenza, anche da ogni ipostasi patriarcale. E dunque questo nuovo albero non cresce affatto sul suolo della trivialità, che germoglia cosí facilmente dall’illuminismo fattosi fisso e statico. E neppure si erge lontano dalla trascendenza, nel nichilismo cosí pericolosamente diffuso da un ateismo senza implicazioni, che non raggiunge l’umano movimento della libertà ed il suo fondamento di speranza. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 51

weilquaderni

Lo spirito non è forzato a credere all’esistenza di niente. (Soggettivismo, idealismo assoluto, solipsismo, scetticismo. Vedere le Upaniṣad, i taoisti e Platone, che usano tutti di quest’attitudine filosofica a titolo di purificazione). Per questo l’unico organo di contatto con l’esistenza è l’accettazione, l’amore. Per questo bellezza e realtà sono identiche. Per questo la gioia pura e il sentimento di realtà sono identici.
Tutto ciò che è colto con le facoltà naturali è ipotetico. Solo l’amore soprannaturale afferma. In tal modo noi siamo co-creatori.
Noi partecipiamo alla creazione del mondo decreando noi stessi. (II, 262-263) Continua a leggere

Leggere Dante

Questo me l’ha mandato Eros Barone. Si vede bene che è suo.

Non esiste gesto o atteggiamento umano che Dante, nella “Divina Commedia” (per tacere delle altre opere), non abbia descritto, scolpito, evocato. Come non rendere omaggio, pertanto, anche da parte di uno scrittore così sensibile e intelligente come l’albanese Ismail Kadaré (cfr. il suo magnifico volumetto su «Dante, l’inevitabile», Fandango 2008), all’autore del “poema cui pose mano e cielo e terra” e all’artefice primo della lingua italiana? Continua a leggere

Del tragico

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Tragico è quel conflitto in cui le forze che si combattono tra loro hanno tutte ragione, ognuna dal suo punto di vista. La molteplicità del vero, la sua non-unità, è la scoperta fondamentale della coscienza tragica.
Ecco perché nella tragedia è viva la domanda: Che cosa è vero? Il diritto si afferma, nel mondo? La verità trionfa? Il manifestarsi di una verità in ogni forza che agisca e, insieme, i limiti di tale verità e quindi la rivelazione di un’ingiustizia in ogni cosa è il processo della tragedia.

( Karl Jaspers, Del tragico, 1952, trad. it. di I. A. Chiusano, SE 1987, p. 39)

Dante, l’inevitabile

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Sono solo cinquanta pagine, e si leggono in fretta, ma sono piene, e lasciano molto. La storia dell’Albania letta attraverso Dante. Si rimane sconcertati e pensosi. Sconcertati ad esempio alla scoperta che molte donne albanesi si chiamano Beatrice. Il saggio di Ismail Kadaré Dante, l’inevitabile (Dante, l’incontournable, 2006, trad. it. di F. Spinelli, Fandango 2008) pone tante questioni, ad esempio quella delle lingue e di come siano soggette a oppressione a volte più delle fedi religiose e politiche. E’ accaduto all’albanese sotto il dominio turco. E anche la questione di come sia possibile che popoli vicini come l’italiano e l’albanese conoscano così poco l’uno dell’altro (soprattutto gli Italiani degli Albanesi). Continua a leggere