Anoressia

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L’anoressia non è più un fatto di sole adolescenti femmine: sempre più sono i maschi coinvolti. Perché stupirsene? L’anoressia (prescindendo dai pochi casi originati da un trauma psichico) può essere spiegata solo ponendola in relazione a due elementi: il culto dell’immagine e il mimetismo competitivo, che nella nostra società sono inscindibilmente connessi. Anche quando l’individuo pensa sé e il suo rapporto al corpo nella forma dell’immediatezza (del tipo: mi faccio bella per piacermi), tale immediatezza percepita è solo illusoria, perché le forme dell’apparire e dell’apparire a se stessi sono socialmente mediate. Una società in cui sono valorizzate le donne grasse non produce anoressiche. L’individuo anoressico è agito da forze potentemente mimetiche che lo trascendono e che egli non è in grado di categorizzare. La mimesi si esplica in rivalità, in agòn nel quale la palma spetta a chi attua la più mirabile decarnificazione. Si tratta sempre di un conflitto sociale, in cui la frattura del sé, e tra il sé e il corpo, è secondaria.

Lo stesso vale per l’omosessualità, anche se in essa è l’aspetto dell’immagine ad essere secondario, perché non è l’immagine quel che qui costituisce  la sfera dell’agòn. L’omosessualità è tanto più presente in un ambito sociale quanto più forti vi sono le tensioni mimetiche. Per questo era ben presente nell’agonistica Grecia, ed è rara nelle solidaristiche civiltà africane.

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