Dante, l’inevitabile

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Sono solo cinquanta pagine, e si leggono in fretta, ma sono piene, e lasciano molto. La storia dell’Albania letta attraverso Dante. Si rimane sconcertati e pensosi. Sconcertati ad esempio alla scoperta che molte donne albanesi si chiamano Beatrice. Il saggio di Ismail Kadaré Dante, l’inevitabile (Dante, l’incontournable, 2006, trad. it. di F. Spinelli, Fandango 2008) pone tante questioni, ad esempio quella delle lingue e di come siano soggette a oppressione a volte più delle fedi religiose e politiche. E’ accaduto all’albanese sotto il dominio turco. E anche la questione di come sia possibile che popoli vicini come l’italiano e l’albanese conoscano così poco l’uno dell’altro (soprattutto gli Italiani degli Albanesi).

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Tutte le epoche inseguono qualcosa che sembrano non possedere (o che effettivamente non possiedono), una sorta di ipertempo, di visione suprema, in altre parole un’anima.
Tra coloro che più di altri incarnano l’oggetto di questa aspirazione, ai quali ci capita di affidare le nostre speranze, c’è naturalmente Dante Alighieri. Da lui ci aspettiamo qualcosa. Un’assoluzione, una riparazione, oppure – più realisticamente – di poter soffrire davanti allo specchio che ci porge.
(p. 46)

Naturalmente Dante Alighieri rimane sempre Dante, ma ci sono epoche in cui è due, tre volte se stesso. Così, nel Novecento, quando sembrava aver raggiunto il culmine di una gloria insuperata, nell’immensa steppa comunista Dante diventò Bidante, Tridante.
Raccontando il suo viaggio solitario nel mondo dei morti, rivelava ai suoi confratelli poeti – che fossero russi, albanesi, baltici o cinesi – che la condizione naturale di un grande scrittore consiste per l’appunto nel viaggiare vivo tra i morti. Davanti a lui giacciono inanimati regni, assassini, tiranni, risaie, tornado e perfino l’aria che li genera. Ovunque incombono mostri e pericoli, ma lo scrittore ha un vantaggio: contrariamente a loro, è vivo. Per questo l’invito di Virgilio a non temere le tempeste morte dell’inferno rappresenta la formula salvifica di ogni scrittore. Tutta l’essenza del suo “stato”, e di conseguenza del suo destino, è racchiusa nella fede o nell’assenza di fede in questa formula.
(p. 48 )

2 pensieri su “Dante, l’inevitabile

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