Micronote 40

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1. Per quale ragione Caino uccide Abele? Lo uccide non per una donna, né per un oggetto, né per un animale: lo uccide per Dio. Il primo omicidio è religioso. La religione è omicida fin dall’inizio.

2. La Madonna che durante la processione fa l’inchino al boss mafioso? Vi meravigliate? Chi ha compiuto il gesto in teoria dovrebbe essere scomunicato immediatamente. Sono riti pagani che la Chiesa cattolica ha accettato e assorbito. In quei riti magici di cristiano non c’è nulla. Tutti i boss venerano santi, santini e santoni. E il boss è un patrono terreno, il meccanismo psichico del patronato-padrinato è lo stesso, in terra e in cielo.

3. Una legge: la sicurezza di meritarsi pienamente i soldi che si guadagnano è direttamente proporzionale alla loro quantità.

4. Tutto ciò che è costruito è anche destinato a crollare.

5. Di “coscienza puttana” hanno parlato catto-conservatori: aggiungerei che l’interpretazione dei testi sacri può essere una puttana ben peggiore.

6. Vedere una partita di calcio come uno scontro di visioni del mondo è una forma di follia.

7. L’idea di radicalità si presenta sempre come una forma della semplificazione. Il termine, applicato alla politica, è radicalmente sbagliato. Le radici sono intricate, sono spesso un groviglio, e il loro essere profondo è nascosto alla vista, nelle viscere della terra. Così è delle radici storiche, delle radici delle cose grandi. Le ideologie le fanno rettilinee, esse vedono solo il fittone, la carota, le cose piccole. E mostrano la carota alla gente.

8. Ogni gruppo umano, classe sociale, ecc. ha avuto, ha, e avrà sempre come primo fine quello della propria sopravvivenza e del proprio benessere (comprendente gli eventuali privilegi di cui gode). Perché la classe politica dovrebbe funzionare diversamente?

9. Difficile essere disincantati, in Italia. Gli Italiani sono in uno stato di incantamento permanente, per natura loro.

10. Una coda di un’ora in un ufficio postale consente di vedere come molte anziane signore di Treviso, certo non bisognose, abbiano un legame viscerale con gli schei. Il denaro è componente fondamentale, strutturale della loro anima. La civiltà veneta ha radici cristiane fortissime, ben si vedono.

11. L’irrigidirsi della verità nello stereotipo non produce la totale cancellazione della verità. Essa rimane come non-vivente, e come mortale pharmakon, ma rimane.

12. Gli dissero: «Maestro, i veleni sono ovunque, ce li mettono nei cibi, nell’aria, nelle parole. Cosa possiamo fare?» Rispose : «Voi che siete ossessionati dal bisogno di purificarvi e di purificare, di espellere le tossine da voi stessi e dal mondo, che temete le contaminazioni, i veleni inoculati da potenti nemici, voi ricordate che nulla purifica come il fuoco. Ma ricordate anche che dopo il fuoco rimane la cenere. Amate voi la cenere?»

13. Se ognuno parlasse di ciò che sa, il silenzio regnerebbe sovrano. Ma ognuno parla di ciò che crede di sapere. Dunque tutti parlano, e gli ignoranti dominano il mondo.

14. Disse il Maestro: «Se le sorgenti dei fiumi scendessero alle foci, non riconoscerebbero le loro acque. Così è delle Tradizioni e delle loro origini».

15. Non è difficile che le camicie bianche ridiventino brune.

16. Occorrerebbe ritrovare e ripensare il dismesso concetto di alienazione. Per farlo occorrono intelligenza, coraggio, indifferenza al successo mediatico immediato. Difficile oggi trovarli insieme in un pensatore. D’altra parte, ciò che non ha successo mediatico immediato appare privo di forza. La situazione perciò è senza uscita.

17. Quante persone di sinistra amano ripetere l’espressione di Brecht sull’esser sventurato di chi ha bisogno di eroi, e poi venerano appassionatamente una sfilza di eroi, dal Che a Berlinguer, e di eroi-vittime mostrano un’inesausta fame…

18. Per millenni la religione non è stata una faccenda della coscienza individuale, ma il fondamento delle società umane. Tutte, senza distinzione alcuna. Questo elemento costitutivo essenziale sfugge a tutti coloro che vedono nel ruolo del fattore religioso in Medio Oriente (tanto per citare un luogo) un mero pretesto che coprirebbe i veri interessi (che sarebbero sempre meramente economici). Il nesso tra religione, politica ed economia è sempre stato fortissimo. Pensiamo solo al mito di Caino ed Abele, di cui la Bibbia specifica le rispettive attività economiche.

19. L’Europa a livello della sua coscienza diffusa, a differenza dell’America (di una parte dell’America almeno), ha con le armi e la potenza militare un rapporto ambiguo e tendenzialmente schizofrenico. Non si rende nemmeno conto che i suoi 70 anni di pace sono stati garantiti esclusivamente dalla forza militare della NATO. E a maggior ragione non si rende conto che la sopravvivenza di Israele è dipesa soltanto dalle armi. Aggiungiamo le fascinazioni terzomondiste, l’anticolonialismo come ideologia che annebbia ogni differenza, ecc. E un antigiudaismo che cova sotto la cenere…

20. L’incultura di massa, o meglio la semi-cultura o para-cultura di massa che domina i social media genera continuamente maestri di semi-pensiero o similpensiero, che trionfa e trascina con sé innumerevoli seguaci.

21. Qualsiasi movimento che si auto-concepisca come l’unico pienamente legittimato a rappresentare la società intera è un movimento totalitario.

22. Per quanto possa sembrare strano, oggi manca una idea di natura socialmente condivisa. Per questo ognuno maneggia la sua credendola vera, e si determinano equivoci di ogni sorta. E possono sorgere concezioni folli, come l’animalismo e l’antispecismo. Che sono folli ma umane, e perciò dominate sempre dalla logica ferrea del capro espiatorio.

23. Nascono profeti come funghi. E tutti sono velenosi.

24. La politica ridotta a mera comunicazione corrisponde all’economia ridotta a mera finanza. Alla fine tutto implode, perché il centro è vuoto.

25. Climatologi ed economisti. Cosa avranno in comune?

26. Il fato non è che l’immersione inevitabile dell’umano nel fiume degli accidenti.

27. L’era del libro volge alla fine. Perché sta volgendo alla fine l’epoca del pensiero diffuso.

28. Più preoccupante del crescente divario tra i ricchi e i poveri è il la distanza crescente tra pensanti e non-pensanti.

29. La diffusione delle slide nella comunicazione politica si accompagna alla difficoltà di attenzione, di ragionamento, di pensiero negli umani della stagione presente. In politica le slide sono una variazione dello spot pubblicitario, con una spruzzata di mistificazione e ipocrisia. Il parlar per slide affianca il parlar per cinguettio nei social media. Retorica supercompressa, diciamo.

30. Se tu spari ad un uomo che si trova su un pendio, e il colpo lo raggiunge al cuore, quello ruzzolerà per molti metri, ma il suo sarà il movimento di un cadavere. Così è della scuola italiana. È stata assassinata anni fa, ma il suo cadavere continua a rotolare a valle. “La scuola si muove”. Così.

Crudo pensiero sulla disabilità

disability-insuranceUna verità cruda sulla condizioni dei disabili è la seguente. Una vita umana degna può essere garantita ai disabili in forma diversa da due tipi di società differenti: da una società tradizionale, in famiglie allargate in cui le donne sono dedite all’assistenza di bambini, vecchi e malati, e da una società avanzata e tecnologica, entro un quadro di welfare basato su risorse crescenti. Quando una società avanzata, in cui le donne hanno conquistato diritti e autonomia, smette di crescere economicamente e si impoverisce, in un contesto di famiglie destrutturate e nucleari, e senza reti sociali di protezione, con risorse per il welfare in decrescita, sognare un futuro positivo per i disabili è semplicemente folle. La divisione del compito di assistenza “a metà”, ovvero l’assunzione del peso da parte della componente maschile, in sé giusta e corrispondente alla sensibilità egualitaria nelle relazioni di genere, presuppone tuttavia una coppia stabile ed efficiente alle spalle del disabile. Il problema è che tale coppia in moltissimi casi e per le cause più varie alle spalle del disabile non c’è.

Sessanta pensierini irreligiosi

  1. La distinzione tra il puro e l’impuro precede quella tra il giusto e l’ingiusto. Essa è sacrificale, e in ultima analisi radicata nella violenza.
  2. La fede è questo: aver fiducia in altri esseri umani che hanno fede.
  3. Al bisogno religioso si risponde con l’offerta di un wellness religioso, secondo lo spirito dell’epoca.
  4. L’Amore divino creò lo squalo, il coccodrillo, la tigre, la mosca, la zanzara e i virus.
  5. Clericalismo e anticlericalismo sono anche due forme di accecamento.
  6. Occorre riconoscere che Gesù non si è scontrato con atei, empi e anomisti, ma con uomini pii, religiosi e amanti della Legge.
  7. Ciclicamente si celebra il Natale, che è rottura del tempo ciclico.
  8. Penso che sia sbagliato il ragionamento di coloro che di fronte ai fatti di violenza religiosa dicono che la religione c’entra poco, ed è solo usata come pretesto per coprire interessi economici. Come se la religione coincidesse con la fede spirituale, allo stato puro. Religione ed economia sono originariamente connesse, e il legame originario inevitabilmente si manifesta.
  9. Com’è facile per gli umani scambiare per Dio il suo grande imitatore, Satana!
  10. In Vaticano girano molti soldi, lo si sa. E c’è potere, lo si sa. Ergo c’è anche Satana, lo si sa.
  11. Papi santi. Dal Trecento (Celestino nel 1313) all’Ottocento, in cinque secoli, è stato canonizzato solo il promotore dell’Inquisizione Pio V. Nel Novecento si scatena l’inflazione dei papi santi. Urge un’interpretazione.
  12. Il Sacro è il fondamento infondato e infondabile del potere. Di ogni potere, anche di quello più laico.
  13. Dire che “la donna ha un ruolo fondamentale” non significa molto. In quale società umana non ce l’ha? Anche nell’Islam più radicale la donna è indispensabile. Ma anche nelle società schiaviste antiche gli schiavi non avevano un ruolo marginale, perché l’intera economia si fondava sul loro lavoro. Ergo, se un papa afferma che nella Chiesa la donna ha un ruolo fondamentale, tutti i problemi della condizione femminile rimangono.
  14. I due termini laico cattolico sono ormai vuoti, a causa della loro indeterminatezza, e dell’uso improprio che ne è stato fatto per anni. La stessa identità cattolica, al di là di una generica tradizione di appartenenza, è indefinibile dalla maggioranza degli stessi cattolici. Molti dei quali non conoscono nemmeno il catechismo, o sono oggettivamente scismatici o eretici senza alcuna consapevolezza di esserlo.
  15. Agli occhi del Papa i lefebvriani sono comunque fedeli, mentre teologi della liberazione e suore emancipate sono infedeli. Il punto è qui.
  16. Ogni ateismo non può vivere come semplice a-, ma per comprendersi ha bisogno vitale di ciò che lo segue.
  17. “Le porte dell’Inferno non prevarranno contro di essa”. Quelle porte ci sono. Ma dove sono?
  18. Tra santità e fanatismo lo spazio è troppo stretto.
  19. Affidarsi totalmente a Dio è relativamente facile se si pensa che Egli diriga ogni evento, che “non si muova foglia che Dio non voglia”. Molto maggior valore ha l’affidarsi totale a Dio di uno che pensa che il mondo sia dominato dal caso e dagli accidenti.
  20. Per Gesù la massima espressione dell’amore paterno-divino è la festa per il ritorno del figlio prodigo. E per far festa il padre ordina di ammazzare il vitello grasso e di cucinarlo. Certo un Gesù animalista non avrebbe mai usato quell’immagine. Ma un Gesù animalista non avrebbe nemmeno operato pesche miracolose né offerto pani e pesci.
  21. Perché ci sono più fedeli nei santuari che nelle chiese? Perché la gente è superstiziosa, chiede miracoli, ha più fede in Padre Pio che in Gesù, e non vuole diventare migliore, ma solo stare meglio e godersi la vita, o conservarsela.
  22. L’uomo non unisca ciò che Dio ha separato.
  23. La verità è che l’esercizio del papato globale sul modello wojtyliano richiede energie psicofisiche gigantesche. O si fanno papi quarantenni, o si deve ripensare il modello.
  24. Si può pregare per tante cose. Moltissimi santi uomini pregarono incessantemente Dio per la distruzione degli eretici. Tuttavia si può anche pregare senza per.
  25. La gente è sempre stata un problema per il Cristianesimo. E prima per l’Ebraismo. Il bisogno religioso della gente è quello di un vitello d’oro in cui riconoscere la prossimità del divino, e di un re da cui ottenere sicurezza. La risposta di Dio è la distruzione del vitello, la regalità in questo mondo è respinta da Gesù.
  26. Quando gli umani si ammassano, inevitabilmente si esaltano. È l’inesorabile meccanismo della folla, che infine sceglie sempre Barabba e condanna Gesù.
  27. Da notare che il fedele che pregando chiede qualcosa a Dio chiede solitamente salute, salvezza, successo proprio o dei figli, ecc. ecc., ma non chiede mai il dono dell’intelligenza o della saggezza, poiché tutti credono di averne a sufficienza.
  28. Noto che tutti i vescovi a 75 anni devono lasciare. Il nuovo vescovo di Roma a 76 deve iniziare. Qualcosa non mi torna.
  29. La pazienza può appartenere solo a chi vive nel tempo, a colui per il quale esiste un presente ed un futuro, all’essere umano. Attribuire la virtù della pazienza ad un Dio concepito come eterno è una insensatezza.
  30. Fides quaerit intellectum. Si non quaerit, non est fides.
  31. Sono troppi i cristiani che spargono veleno. Ma chi sparge veleno è un cristiano?
  32. Un Dio eterno che si commuove è impensabile. Il tempo è lo scandalo della fede.
  33. Un santo che non è vissuto come esempio di vita ma come meccanismo erogatore di grazie è puro succedaneo di divinità pagane.
  34. Ricordiamoci sempre che il buon Samaritano era religiosamente eterodosso…
  35. C’è una falsa umiltà che è irreale, è solo maschera dell’orgoglio luciferino.
  36. Nel peccato di Lucifero vi è anche un errore intellettuale, l’intendere Dio come ciò che non è: potere mimetico.
  37. Il regno di Dio non espelle nessuno, converte i cuori. Il regno che espelle non è di Dio. Gli umani tra loro si espellono e si escludono.
  38. La maggior fonte di odio non è la lontananza, né la differenza, ma la prossimità e la vicinanza. Le guerre peggiori sono quelle civili, gli scontri religiosi sono tanto più feroci quanto più vicine tra loro sono le religioni in conflitto.
  39. Nelle chiese, dopo il senso del limite e la perfezione del romanico, la smisuratezza del gotico e la metastasi del barocco. Poi la piatta imitazione del passato o la mania di innovazione cementizia del moderno. Che triste parabola architettonico-spirituale.
  40. L’oppio produce torpore e inazione, mentre la religione può spingere ad azioni assai incisive, come sappiamo. Noto poi che anche le posizioni illuministiche e antireligiose hanno causato orrori di ogni tipo, dalla Rivoluzione francese a quella russa. In realtà, il sacro si riproduce sotto mentite spoglie, è inestirpabile, e produce il massacro.
  41. Chi sa quel che è di Cesare, quel che è di Dio? Dopo duemila anni di Cristianesimo non è mica tanto chiaro. Almeno a me, che sono un intelletto limitato.
  42. Meglio professarsi atei che credenti, se l’oggetto della fede è Baal.
  43. Gesù non vestiva di sacco.
  44. L’umile Maria gradualmente nei secoli assume il carattere di Iside, col manto azzurro e la corona di stelle. Certamente il monoteismo ebraico-cristiano in sé non contempla in Dio il genere, poiché Dio non è né maschio né femmina. Però l’incarnazione avviene mediante una donna, ma si realizza in un maschio. Sicché la natura umana assunta in Dio con Cristo è la natura umana al maschile. E il dogma dell’assunzione di Maria in qualche modo sembra correggere lo sbilanciamento. Lo squilibrio però rimane: per Maria non ci può essere adorazione ma solo venerazione, e l’Assunta non impedisce alla Chiesa cattolica di rimanere una istituzione governata dal maschile.
  45. Il paradosso dell’arte religiosa è questo: quanto più grande l’artista, quanto più il suo genio si incarna nell’opera, tanto meno intensa è l’aura religiosa della stessa, la sua capacità ierofanica, la sua forza di suscitare la devozione dei fedeli. Tanto più semplice e anonima e arcaica l’icona, tanto più potente in essa la presenza del sacro. Non si prega una madonna di Raffaello.
  46. Una coppia di papi che scrivono lettere. Inaspettato e stupendo, novità assoluta in duemila anni di Cristianesimo.
  47. Né Gesù né Pietro sono figure ieratiche e distanti. Cioè figure del numinoso, del Sacro-Potenza. E il cristianesimo non è una religione dell’alterità totale: è la fede nel Dio con noi, l’Emmanuele.
  48. Io il chierichetto non lo feci mai. Il parroco mi richiese ai miei per questo compito, ma i miei accamparono scuse. Risultò poi che temevano che io maturassi l’idea di entrare in seminario e farmi prete. Una eventualità temuta da molte famiglie cattolicissime per i loro figli, e che non mi passò mai per l’anticamera del cervello.
  49. I fondamentalisti di ogni risma hanno sempre le idee chiarissime.
  50. La fede è attraversata dalla non-fede, la credulità non è attraversata da nulla. O meglio: è attraversata dal nulla.
  51. Bestemmiano quelli che scrivono “Dio c’è” quando qualcosa gli va bene.
  52. Gli dissero: “Maestro, grassi preti con la jacuzzi in canonica esaltano la povertà della grotta di Betlemme…”. Rispose: “Il vostro cuore è forse una capanna di pastori?”.
  53. A Gesù piaceva il pesce (come cibo). Su questo fatto, e sul suo non-vegetarianesimo, il Nuovo Testamento è chiaro.
  54. Gesù non fu un sacerdote, e nemmeno un francescano ante litteram. Fu un galileo credente, ma laico, del tutto laico.
  55. Personalmente, vedo tutta la tradizione cristiana divisa da due tendenze fondamentali: quella metafisica e mistica, da un lato, e quella che vorrei chiamare storico-tragica. Talvolta si uniscono ma in se stesse sono conflittuali.
  56. Il papato con Wojtyla ha accelerato il suo secolare processo di dilatazione, con una incontinenza santificatoria e auto-santificatoria. Ora tutto questo ha la sua apoteosi con i due papi che canonizzano due papi. Nulla di analogo in duemila anni.
  57. L’umiltà di colui che si trova nel Centro esalta il valore dello stesso Centro proprio con l’affermarsi, mostrandosi, come umiltà. E poiché il Centro è invisibile, mentre visibile è chi lo occupa, questi riceve il massimo di visibilità. Così l’umiltà si carica di potenza, e l’umile centrale si trasforma, anche se non lo vuole, in icona e infine in idolo.
  58. Io, che papista non sono, guardo ammirato tutti questi laici, miscredenti, atei, agnostici e anticlericali che discettano sul papa e sul papato, su come era e come dovrebbe essere, sul destino della Chiesa e del Cattolicesimo.
  59. La maggior parte dei cristiani uccisi per motivi di fede nel corso della storia è stata uccisa da altri cristiani.
  60. Nei personaggi della Bibbia non trovo quasi nulla della spiritualità monastica.

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Papa e bombe

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«Dove c’è un’aggressione ingiusta posso solo dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto, sottolineo il verbo fermare, non bombardare o fare la guerra. Dico: fermarlo. I mezzi con i quali si possono fermare dovranno essere valutati. Fermare l’aggressore ingiusto è lecito. Ma dobbiamo avere memoria, pure: quante volte, sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto, le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto una bella guerra di conquista? Una sola nazione non può giudicare come si ferma questo, come si ferma un aggressore ingiusto.»
Queste parole di papa Bergoglio pongono almeno tre gravi questioni:
1. L’ONU, che il pontefice ritiene evidentemente l’unico organismo legittimato all’uso della forza per fermare una aggressione ingiusta, è costantemente bloccato dal conflitto degli interessi geo-strategici delle potenze, e necessita comunque del supporto militare delle stesse per qualsiasi intervento. Quindi invocare l’ONU nel caso di aggressioni fulminee e massacri dilaganti è del tutto inutile.
2. La determinazione della ingiustizia di un’aggressione è altamente problematica. Non esiste infatti aggressore che si definisca tale, ma chi muove guerra si riterrà sempre legittimato alla violenza da oppressione subita o da torti ricevuti in precedenza, e vedrà nella sua azione una risposta giusta, e volta a ristabilire la giustizia. Giustizia e ingiustizia dipendono dal consenso della maggioranza?
3. Un aggressore ingiusto, ammesso che sia possibile una sua individuazione concorde da parte di tutti gli Stati (un’utopia), va fermato, dice il papa. Ma come si ferma un esercito di combattenti fanatici, se non con l’uso delle armi, e quindi anche degli aerei e delle bombe? Dunque, le parole di Bergoglio delineano una concezione astratta. Sotto la quale forse è da ravvisare la diplomazia vaticana con le sue gesuitiche raffinatezze…

 

Su Gaza e Hamas

Il modo in cui i media occidentali hanno trattato la tragedia di Gaza si iscrive perfettamente nella cultura vittimaria dominante, nella quale l’ambito status di vittima viene assegnato secondo precisi orientamenti ideologici. Il numero delle vittime nel mondo è quasi infinito, ma esse assumono un peso diverso a seconda della loro appartenenza ad un genere o all’altro, ad una nazione o ad un’altra, ad una cultura o ad un’altra. Le vittime che sconvolgono maggiormente l’occidentale medio (che dai massacri e dai massacratori neri in Africa non si sente minimamente toccato) sono quelle causate dagli Ebrei. E questo dovrebbe portare ad una riflessione di cui l’occidentale medio oggi è incapace. La svolge a modo suo Eric Gans in National Antisemitism
«Perché non figurano mai combattenti di Hamas tra i morti palestinesi? Perché gli israeliani morti sono solo soldati e i palestinesi solo civili?” si chiede Umberto Minopoli su Facebook. Ragionare con gli indignati è impossibile. Ma io dico: Hamas sostiene che l’esercito israeliano nasconde il numero reale dei militari caduti, che sarebbero molti di più dei 67 dichiarati. Nello stesso tempo non diffonde il numero dei palestinesi caduti nei combattimenti, che evidentemente ci sono stati e sono stati duri, altrimenti quei soldati non li avrebbero uccisi i miliziani di Hamas. Quindi nei media internazionali si percepisce questo: ai caduti israeliani corrisponde un numero altissimo di vittime palestinesi, tertium (ovvero caduti palestinesi) non datur. Non nego, ovviamente, che ci siano state vittime, e molte, e infatti ho parlato di tragedia di Gaza, ma affermo che se non si sa quanti siano i palestinesi caduti in battaglia ogni ragionamento serio è impossibile, e tutto finisce in uno scontro sterile e funesto di emozioni, di indignazioni e di ideologie.

Cento pensierini di un gufo sull’Italia e gli Italiani

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  1. In Italia nessuno crede all’informazione pura. Nessuno pensa al mestiere del giornalista come quello di uno che lavora perché la gente sappia quello che succede, indipendentemente dal tornaconto di questo o quel gruppo di interessi che possiede l’organo per cui il giornalista lavora, e che lo paga.
  2. La borghesia italiana si distingue tra le borghesie europee per mancanza di un’etica (qualsiasi). Non ne ha alcuna, e i suoi esponenti politici, da Berlusconi a Renzi, esprimono questo nulla. Perciò non hanno alcuna autorità. morale. E oltre la borghesia non c’è alcun proletariato, c’è solo la massa confusa degli emarginati che sognano un posto al tavolo del Consumo.
  3. In Italia non ci sono conservatori, anche in questo siamo originali. Solo riformisti. Chi non vuole definirsi tale usa l’ambiguo termine moderato.
  4. Penso che per l’Italia l’unica crescita realisticamente pensabile per il futuro sia quella della corruzione. Nella scuola italiana il maschile è cancellato, o quasi. L’Italia genera instancabilmente antinomie.

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La scuola di Renzi

Anche questi politici renziani intenzionati a operare l’ennesima riforma pensano la scuola esattamente come tutti quelli che li hanno preceduti. Infatti prevedono “premi stipendiali fino al 30% per i docenti impegnati in ruoli organizzativi (vicepresidi, docenti senior) o attività specializzate (lingue e informatica)”. Dunque la differenza fondamentale tra i docenti, l’unica davvero significativa e decisiva, quella tra l’insegnare bene e l’insegnare male (la differenza che gli allievi percepiscono perfettamente, e in base alla quale giudicano gli insegnanti) per lo Stato continuerà ad essere irrilevante. Dunque coloro che la loro professione la esercitano male potranno prendere più soldi di quelli che la esercitano bene, anche perché i primi sono meno interessati all’insegnamento in sé, che per loro in genere è penoso e per cui non hanno una reale vocazione, e più inclini a darsi da fare in altro. La qualità della scuola continuerà a precipitare verso l’abisso. Tendenza che esiste da trent’anni, e che continua, inesorabile, con Renzi.

 

 

 

 

 

Micronote 39

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1. La democrazia può avere solide radici solo in Paesi in cui esista il culto della responsabilità personale.

2. Chi abita il proprio tempo senza alcun disagio è un tipo umano per cui non provo il minimo interesse. Vale anzitutto per gli scrittori, tra i quali abbondano i finti ribelli, che nelle altre arti sono ancor più numerosi. Peggio ancora quelli che abitano tempi passati immaginari, anime schizoidi, adepti del culto della falsa coscienza.

3. Più grande l’opera, più abbondante il banchetto, maggiore il numero dei convitati.

4. “Non c’è via d’uscita”. Vedere la chiusura totale senza smarrirsi: è la grande conquista di uno spirito. Non disprezzare il proprio smarrimento: una conquista ancor più grande. Continua a leggere

Micronote 38

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1. Troppe cose si dovrebbero sapere, e non si può.

2. Leggete, scrittori, leggete buoni libri. E quando avete l’impulso di mettervi a scrivere, trattenetevi, e tornate a leggere.

3. Le profondità di certe filosofe alla moda sono così abissali che a sondarle non basta un decimetro.

4. La storia umana è inconcepibile se si prescinde dall’idea di fallimento.

5. L’arte di ragionare distinguendo. Perduta. Continua a leggere

Micronote 37

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1. Quando una potenza minore che sta ai confini di un grande impero osa sfidarlo direttamente, allora i casi sono sempre due: o le grandi potenze nemiche di quell’impero scendono direttamente in campo, e ne nasce una grande guerra; o le grandi potenze nemiche si limitano a lanciare moniti e a incoraggiare la potenza minore, lasciando che il grande impero la soggioghi. Tutto dipende dalla percezione degli interessi supremi in gioco.

2. Vittorio Sgarbi ha svolto un ruolo importante nella distruzione di quel poco di serio che restava nella cultura italiana. E soprattutto ha contribuito alla distruzione in Italia della più completa espressione della civiltà occidentale: la civile conversazione. Egli è convinto che abbia ragione chi grida più forte, che gli avversari si distruggano mediante insulti-mantra ripetuti, e che la ripetizione semplice di una idiozia la trasformi in un’argomentazione. Continua a leggere