Repubblichino e imboscato 4

Dicembre. Conosco 2 ragazze al ballo (?) di Scandolara. Con Italo Zugno si va ad accompagnarle a casa da Achille Calzavara (sono sfollate là). Si balla e si fuma. Una bella serata in 4. Non sono contento. Penso a casa. Però continuo.
Il lunedì viene Italo Gardin. Poi ogni sera si va assieme e si scherza con loro due, si gioca, si passa il tempo. A me sono indifferenti tutte 2. Continua a leggere

Folgore e fuoco

Forest fire: Photo by waterboi_atx

Folgore e fuoco sono anzitutto immagini della potenza, che si manifesta nella distruzione. Il fuoco è ambivalente, perché consente la vita dell’umano, e proprio il suo governo è ciò che lo distingue dall’animale, prima del linguaggio, perché nessun animale governa il fuoco. Il fuoco è divino, ma l’umano ne può fare uno strumento. Lo deve usare con moderazione, nella consapevolezza che può sfuggirgli di mano, perché il suo governo rimane sempre problematico. Il fuoco che dilaga inarrestabile è un mare di fuoco o un fiume di fuoco, e qui si rivela il legame tra i due mondi apparentemente incomunicabili e avversi del fuoco e dell’acqua: nell’universo della rappresentazione essi sono uniti dalla violenza distruttiva, che sconvolge e cancella l’ordine e la sua bellezza, e annienta la comunità umana. Il calore vitale si contrappone al freddo del cadavere, e determina in ultima istanza la rappresentazione del fuoco d’amore che in Dante è antitetico al fuoco infernale. Tuttavia, il fuoco e l’acqua mantengono pur sempre una natura dinamica, e per questo Dante concepisce poeticamente il male assoluto in termini di ghiaccio, che tutto immobilizza, morte universale e solido nulla, e nel lago di ghiaccio del Cocito pone Lucifero, che, desiderando essere Dio e non potendo, preferisce il nulla alle cose che sono.

Tetramorium

Sul marmo delle scale di casa mia per alcune mattine si svolge un tentativo di volo nuziale di tetramorium caespitum, una piccola formica nera molto comune, che non sdegna di vivere in anfratti dei marciapiedi e dei muri delle città, anche se in campagna i suoi nidi sono piccoli cumuli di terra tra le erbe. Negli anni Sessanta, quando ero studente di scuola media, ogni pomeriggio prima dei compiti dicevo a mia mamma “vado a vedere le formiche” e scendevo dal nostro appartamento a Venezia giù nel rio terà, dove purtroppo le specie di formiche che potevo osservare erano solo due: la tetramorium e la specie rivale pheidole pallidula. Continua a leggere

Repubblichino e imboscato 3

Settembre. A Istrana c’è qualcosa nell’aria. Soldati disertano perché non vogliono andare a Fadalto. Scappa anche Marco Graziati.
Adesso il servizio di pattuglia notturna è più pesante. Ogni tre sere. La notte fa freddo. Faccio la spola Zero – Istrana. Di Mario Luison ho avuto un biglietto. È a Mesola – Treporti. S’è sganciato elegantemente. Continua a leggere

Gorgoglioni

Natale 1958: vista la mia passione per gli insetti, i miei mi regalarono una lente. La usai per molti anni, per guardare il mondo piccolo, specialmente durante i due mesi di villeggiatura estiva in montagna. Ricordo che le prime creature viventi che osservai con quella lente furono, nella primavera del 1959, degli afidi su di una piantina di fiori che ornava il terrazzino della nostra casa a Venezia. Di quelle creature appresi molte cose interessanti nei libri, ma anzitutto mi colpì moltissimo che animali così piccoli fossero chiamati anche col nome reboante di gorgoglioni. Lessi anche che venivano chiamati le vacche delle formiche, perché queste usano pascersi delle loro deiezioni zuccherine, e le stimolano con colpetti delle loro antenne, quasi mungendoli. Vigilano anche su questi loro armenti, perché gli afidi, attaccati col loro rostro alle piante da cui succhiano la linfa, sono totalmente indifesi, e di fronte ai loro predatori sono come le pecore davanti ai lupi. Imparai, leggendo degli afidi, che in natura spesso l’apparenza inganna, e che le coccinelle, che pur d’aspetto sono forse gli insetti più simpatici e attraenti, sono tigri fameliche e sterminatrici di gorgoglioni. E proprio considerando la sorte di costoro, che sono un popolo numerosissimo, prolifico e continuamente falcidiato, appresi che per la natura la vita del singolo non vale nulla. Ben prima di leggere Leopardi.

E oggi gli Italiani, chissà perché, mi appaiono come un popolo di gorgoglioni.

Micronote 16

  1. La metastasi dei derivati causerà infine una esplosione catastrofica.
  2. Sintesi degli ultimi 40 anni: da Potere Operaio a Potere Bancario.
  3. Quello di “conformismo” è oggi uno dei concetti più vaghi e fluttuanti.
  4. Come adulto occidentale maschio eterosessuale pensionato col retributivo, non rientro in alcun gruppo perseguitato (donne, gay, Palestinesi, neri, immigrati ecc. ecc.). Quindi nella visione vittimaria vigente non ho alcun valore positivo. A meno che la crisi sistemica devastante non mi riduca alla condizione di povertà, come avverrà quasi sicuramente. Continua a leggere

Repubblichino e imboscato 1

Sera del giorno 3 Giugno 1944. Ieri sera non si riusciva a dormire dal nervosismo. Si credeva davvero che fosse la penultima notte. C’erano infatti notizie ufficiali di partenza domenica mattina in 2 convogli: 1° convoglio composto di capitani tenenti e pochi sottotenenti, 2° convoglio composto di sottotenenti e ufficiali anziani. Esclusa la Marina, Commissariato, Sussistenza. Col viso sul duro guanciale, non riuscivo ad addormentarmi e sognavo tante belle cose con gli occhi nel buio della baracca. Poi calarono le cimici dal tetto e mi tormentarono fino a notte alta. Continua a leggere

Taccuino di prigionia 32

29 Maggio 1944. Tiveron mi ha portato delle foto di Norimberga. Ieri ed anche oggi bellissime giornate. Con questo sole perché non ci sono le cicale?
I Tedeschi festeggiano la Pentecoste, oggi, lunedì. Tutti gli ufficiali si mettono in pantaloncini e stanno al sole.
Ho visto una pianta di ginestra. Ha il fiore quasi uguale alle nostre “bocche di lupo”. Non ha profumo. Avevo un’idea ben differente della ginestra. Continua a leggere

Babilonia

moneta d'oro vaticana

«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». (Matteo 6, 24)

Finché ci sarà una Curia, ossia finché il vertice della Chiesa cattolica sarà modellato sulla corte imperiale romana, attorno al papa ruoterà sempre qualcosa di torbido, di non trasparente. Perché meravigliarsi di quel che sta emergendo? Chiunque, come il sottoscritto, abbia avuto un minimo contatto con le sfere alte della Chiesa, sa bene quanto anche esse siano abitate da invidie, debolezze di ogni tipo, lotte per il primato. Poiché non c’è versetto del Vangelo meno amato dai numerosi carrieristi ecclesiastici del celebre MT 20, 16: «Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi». Continua a leggere

Taccuino di prigionia 31

22 Maggio 1944. Sono giornate fredde, queste, umide e piovigginose. Sembra di vivere il novembre delle nostre regioni. I miei reumatismi si fanno sentire di più con questa umidità. Tiveron è andato a lavorare nella Kartei.
Il cap. Bertoli è andato alla disinfestazione e partirà domani per Semlager (Div. Littorio).
Della nostra partenza non si sa niente.
Gli attacchi sferrati a Cassino e Anzio mi fanno pensare male e aumentano i timori e le paure. Continua a leggere