Rileggo Simone Weil 79

Il male altro non è che la distanza tra Dio e la creatura (III, 311).

Il male nella Bibbia e nella tradizione ebraico-cristiana viene detto nei termini dell’allontanamento della creatura dal Creatore. Ma questo allontanamento non è la Creazione stessa. L’incompatibilità del pensiero weiliano col Cristianesimo è qui. Per Simone Weil la lontananza da Dio è nella creaturalità stessa, nella ek-sistentia da e di fronte a Dio. Che è esattamente, per Dio, la condizione del suo amore. Infine, per la Weil esistere è male.

Storia della mia gente

Nel capitolo L’estate di Fitzgerald del suo Storia della mia gente (Bompiani 2010), Edoardo Nesi scrive: “Mi trattenevo a stento dal sottolineare pagine intere, perso nell’ammirazione per quella sublime magia fitzgeraldiana di riuscire a tradurre in parole la materia nebulosa e inafferrabile che spesso costituisce i nostri pensieri più limpidi, quelli migliori, quelli di cui andiamo orgogliosi, quelli sacri, che crediamo nostri e soltanto nostri, privati e inesprimibili, e inesprimibili perché privati: la sostanza stessa della nostra intelligenza e sensibilità e il Sacro Graal di ogni scrittore, perché la loro comprensione dura quanto una scintilla e poi sparisce, fragile e delicatissima come una pianta tropicale del pensiero, e sempre lascia il morso del rimpianto di aver perduto qualcosa d’importante. Ogni volta rimanevo a fissare il vuoto e a battere le palpebre, smarrito, perché ci sono voluti anni ma alla fine ho capito che la ricchezza interiore inespressa vale poco, poco più di nulla, e tutto quello che non si riesce a dire e a scrivere e a vivere è perduto – polvere.” (pp. 41-42) Continua a leggere

Al di là delle forze umane

Al di là delle forze umane. Prima Parte (Over ævne. Første stykke, 1883, trad. di G. D’Amico, Iperborea 2010) è un dramma di  Bjørnstjerne Bjørnson, autore che in Italia nessuno ricorda, ma che nel 1903 vinse il Nobel. Nella sua postfazione, D’Amico cerca di rivalutare quest’opera, mettendo in luce quella che sarebbe la sua fondamentale ambiguità (come titolo di merito). Un’ ambiguità tra fede e scienza: la storia è quella di un pastore protestante animato da una fede assoluta, che in un remoto angolo della Norvegia opera una serie di presunti miracoli, entusiasmando la comunità dei credenti e sollevando un dibattito acceso all’interno della sua Chiesa. In realtà, tutti i suoi miracoli potrebbero ricevere una lettura razionale e scientifica, e di qui l’ambiguità. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 78

Fecondazione. Il seme deposto da un uomo in una donna e che diventerà, se si dà concepimento, un essere umano, deve contenere un’energia trascendente rispetto all’energia vitale come l’energia vitale rispetto all’energia meccanica, chimica, elettrica, e questa rispetto al calore. Se il seme, invece di essere espulso, viene distrutto nel corpo dell’uomo, liberando questa energia – come la distruzione del legno in cenere libera energia meccanica e termica – l’uomo dispone di un’energia superiore a tutto ciò che egli potrebbe ottenere altrimenti. Questa captazione di energia superiore è la castità.
[Le donne posseggono questa fonte? La loro inferiorità per quanto concerne il genio e anche rispetto a certi aspetti della santità è dovuta a questo?] (III, 297) Continua a leggere

Il dio denaro

Scrive Massimo Cacciari nel breve Regina Pecunia, che sta ne Il dio denaro (a cura di Ivano Dionigi, Rizzoli 2010):

Capitalismo è perciò contraddizione e il denaro segno di crisi. Anche per l’individuo. Gli enti-merce di cui il denaro è l’universale equivalente sono tutti perituri. Lui solo appare come l’indistruttibile. E dunque il desiderio nei suoi confronti non può placarsi nel possesso. Il denaro produce un illimitato desiderio, che nessuno dei prodotti in cui si incarna potrà mai soddisfare. Il pastore poteva “restar contento” del suo pecus. Mai potrà esserlo chi possiede denaro ed è costretto a “gettarlo” nella circolazione, a “perderlo” per cercare di ritrovarlo moltiplicato, né lo potrà chi, grazie all’infinita potenza del denaro, non acquista che la “miseria” di queste effimere merci. Tra quell’ “infinito” e la creaturale finitezza di questi “beni” vi è una distanza incommensurabile. (p.26) Continua a leggere

Resta con me

Mi ha fatto molto piacere trovare che  nel romanzo di Elizabeth Strout Resta con me (Abide with Me, 2006, trad. it. di  S. Castoldi, Fazi Editore 2010), le citazioni da Resistenza e resa di Dietrichh Bonhoeffer  vengono dalla traduzione del mio carissimo amico Alberto Gallas, curatore di una edizione del 1988 del celebre testo del teologo tedesco. Non è cosa comunissima che un romanzo contemporaneo rechi alla fine 84 note del traduttore, oltre la metà delle quali riferite alla Bibbia e alla religione. Ma il protagonista di Resta con me è un giovane pastore protestante in un cittadina del Maine negli anni Cinquanta del secolo scorso. E questo pastore è profondamente influenzato dalla lettura di Bonhoeffer.  Continua a leggere

La paura del laico

Lega, Berlusconismo e Chiesa sono nemici della laicità, e la laicità è assalita da ogni parte nell’Italia di oggi. Potenti forze alimentano la paura dell’Altro, e negano la libertà di autodeterminazione dell’individuo. Questo pensa e scrive nel suo pamphlet La paura del laico Roberto Escobar (il Mulino 2010). Personalmente, detesto la parola laico a causa della sua ambiguità, che nel testo di Escobar emerge pienamente. Preferisco la distinzione americana tra believers e non-believers. Ma tant’è, in Italia va così. È soltanto a p. 90, cioè verso la fine del libretto, che Escobar cerca di definire che cosa si debba intendere per laicità. Continua a leggere

“E Dio vide che era cosa buona”

“E Dio vide che era cosa buona”. Una teologia della creazione (Und Gott sah, dass es gut war. Eine Theologie des Schöpfung, 2006, trad. it. di V. Maraldi, Queriniana 2009), è un trattato di teologia scritto da Medard Kehl, un allievo di Walter Kasper, con la collaborazione di Hans-Dieter Mutschler e Michael Sievernich. Questo libro è un trattato in stile rigorosamente accademico, estremamente cattolico-tedesco-ortodosso, e perfettamente in linea con l’insegnamento attuale della Chiesa, e che potrebbe tranquillamente essere controfirmato dall’attuale pontefice. Continua a leggere

I migliori di noi

Uno scrittore italiano progressista e di sinistra può creare dei personaggi di destra e non progressisti che siano umanamente ricchi, eticamente positivi, generosi, preoccupati degli altri, insomma dotati di valori umani, pur coi chiaroscuri che non possono mai mancare nei caratteri se si vuol renderli convincenti? Insomma: può uno scrittore di sinistra creare un personaggio di destra positivo? Questa domanda mi è sorta dopo aver chiuso l’ultima pagina del romanzo di Roberto Moroni I migliori di noi (Feltrinelli 2010). Continua a leggere

La ianara

Si distacca nettamente dalla media dei romanzi italiani correnti La ianara di Licia Giaquinto (Adelphi 2010). Si distacca per lo stile, ben lavorato, sobrio, sorvegliatissimo, senza una sbavatura. E si distacca per il contenuto: la storia di una fattucchiera (ianara) che si svolge nelle campagne tra Benevento e Avellino nella prima parte del Novecento e culmina nel momento in cui, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta, arriva anche nel Sud arretrato la modernità, il cui vessillo è l’autostrada.

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