Uscito nel 1984, il libro di Per Olov Enquist è stato pubblicato da Iperborea nel 1988 nella traduzione di di A. Mazza, riveduta da C. Giorgetti Cima. Leggo la seconda edizione, del 2012. In realtà non è una biografia. Si potrebbe non conoscere nulla del grande drammaturgo svedese, e leggere il libro di Enquist come un puro romanzo. Si tratta infatti di una narrazione, che va ben oltre la ricerca documentaria. La scrittura è secca, essenziale, per quadri e inquadrature, una scrittura filmica. E infatti il lettore quasi vede. Vede un uomo in lotta con se stesso, misogino e affascinato dalle donne, che ne sposa tre e ha figli da loro, assetato di paternità e incapace di gestirla, pensatore scientifico radicale e paradossalmente assetato di trascendenza. Un groviglio di contraddizioni da cui esce una delle voci più alte del teatro degli ultimi due secoli. Tra tutti i temi che si incrociano nel libro, particolare rilievo assume man mano quello dell’autonomia femminile, della emancipazione della donna dalla sua condizione subordinata. In definitiva, è la questione della libertà e della sua natura – che tocca anche le sue donne – quella contro la quale lo Strinberg di Enquist si scontra, finendone lacerato.
LIBRI
Uomini famosi che sono stati a Sunne

Ogni destino è un destino, ogni uomo è un uomo, e tutti i destini degli uomini hanno una loro grandezza, perché anche il più meschino degli uomini è, a suo modo, grande. Ma questa grandezza è passeggera, e sospesa sul nulla. La narrativa di Göran Tunström è delicatamente postmoderna, il suo nichilismo è quasi danzato, lievemente. La prova che ne dà nel suo romanzo Uomini famosi che sono stati a Sunne (trad. it. M.C. Lombardi, Iperborea, Milano 2003) tocca il sublime, nella versione nordico-crepuscolare. Uno dei personaggi, ora ridotto a clochard sporco e ubriaco, è stato un astronauta, è stato sulla Luna. Ora è a Sunne. Ha con sé una parte delle ceneri di sua madre. L’altra parte l’ha sepolta nel suolo della Luna.
La madre di Ed fu la prima donna sulla Luna.
Mentre le telecamere dell’Eagle ruotavano da un’altra parte, Ed aprì il guanto, si chinò e seppellì…
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I ghepardi

I Ghepardi di Finn Carling (Gepardene, 1998, trad. it. di P. M. Marocco, Iperborea 2003) sono un breve romanzo densissimo e polisenso, in cui è difficile scindere il piano del reale da quello dell’immaginario, e che pone, nel modo della narrativa, alcune questioni fondamentali e angosciose: quella del rapporto tra l’uomo e gli animali, quella del rapporto tra giovinezza e vecchiaia, quella della memoria e del dolore della memoria, quella dell’identità del soggetto in un mondo in cui tutto è labile e diviene polvere, quella della comunicazione tra gli esseri e della ricerca della verità, quella dell’impossibile libertà.
Eppure, miracolo della scrittura di Carling, questa densità è leggera. Ci sono quattro personaggi umani. Un Vecchio che ogni giorno sta seduto, vestito sempre dello stesso cappotto d’estate e d’inverno, presso la gabbia che contiene due ghepardi, uno vecchio e prossimo alla morte, l’altra giovane – sta lì immobile apparentemente…
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L’altro volto
L’altro volto che dà il titolo a questo romanzo dell’iracheno Fu’ad al Takarli (1960, trad. italiana di S. Triulzi per Jouvence, Roma 2005) è il lato oscuro del protagonista, un impiegato di Baghdad che conduce una misera vita, assediato da fantasmi che non ha la forza di dominare, sorta di inetto in versione araba.
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Il libro di Benjamin
Capita che anche in libri che non consuonano con il nostro spirito possiamo leggere delle pagine splendenti, sulle quali il nostro occhio ritorna più volte, a rilevare i movimenti aperti e quelli più nascosti.
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Un ebreo marginale 2

La lettura dell’immensa opera di John P. Meier Un ebreo marginale richiede molta dedizione e impegno. Il secondo volume di questa fondamentale opera di ripensamento del Gesù storico reca come sottotitolo Mentore, messaggio e miracoli (Queriniana, quarta edizione 2012): 1300 pagine di testo e apparato critico. La rigorosa ricostruzione meieriana fa risaltare in questo secondo volume soprattutto un elemento. Sul rapporto tra Gesù e Giovanni il Battista (il mentore del sottotitolo), sul messaggio di Gesù e sui suoi miracoli ciò che possiamo determinare storicamente, oltrepassando l’elaborazione teologica delle prime generazioni cristiane, è pochissimo. Da quel poco che si può fondatamente sapere di Gesù, emerge una figura non solo marginale nella società del tempo, ma anche molto fortemente caratterizzata. Potremmo dire che il marginale e diverso di allora rimane diverso anche rispetto a società in cui il suo stesso culto e secoli di teologia lo hanno posto al centro. Mi limito a citare un passo.
Effettivamente, questa percezione di Gesù come un tipo singolare o bizzarro è quantomai salutare. Ci rende coscienti del divario religioso e culturale che separa il Gesù storico dai moderni occidentali, siano essi cristiani, ebrei o atei. Poiché, se è lampante l’abisso che si spalanca tra il Gesù storico e i cattolici o protestanti della fine del XX secolo, il vessillo trionfante di ‘Gesù l’ebreo’ — sicuramente una preziosa intuizione degli studiosi del XX secolo — può impedirci di vedere che è altrettanto grande il divario tra Gesù e ogni ebreo — osservante o no — che deve affrontare la modernità. Con questo voglio dire che una valutazione ponderata ed obiettiva dello strano carattere del personaggio che etichettiamo come il «Gesù storico» smentisce subito la semplicistica attualità che alcuni gli attribuiscono. Se questo Gesù storico ha qualche attinenza con la modernità occidentale, tale attinenza si può cogliere soltanto dopo una riflessione ermeneutica che prende sul serio l’abisso tra lui e noi. Sebbene questa valutazione della singolarità di Gesù possa deludere alcuni che hanno già deciso quali usi farne, è un vantaggio per gli studiosi, ai quali si deve continuamente ricordare di non proiettare i loro vari pallini teologici su una legittimante figura di Gesù. (p. 146)
Lingue di fuoco
Lingue di fuoco (Tongues of Flame, 1985, trad. it. di R. Baldassarre, Adelphi 1995) è un romanzo di Tim Parks che presenta ai miei occhi più di un elemento di interesse. Ambientato nella Londra in fermento degli anni Sessanta, con le sue sub-culture giovanili in formazione e perenne metastasi, offre anche un interno religioso e antropologico formidabile.
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L’antico sigillo

Una delle tante variazioni sul tema Amore contro Onore di tassiana memoria, l’incantevole racconto di Adalbert Stifter L’antico sigillo (Das alte Siegel, 1847, trad. it. di E. Fiandra, con testo a fronte, Marsilio, Venezia 2000), contiene pagine davvero stifteriane, di perfezione adamantina.
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Il libro del buio

Colui che dice “io” nel romanzo di Tahar Ben Jelloun Il libro del buio (Cette aveuglante absence de lumière, 2001, trad. italiana Y. Melaouah, Einaudi, Torino 2001) è una finzione dell’autore. Nessuno scrittore, credo, può riuscire ad identificarsi in modo convincente in un’esperienza di totale e prolungata disumanità (la detenzione dei prigionieri politici a Tazmamart in Marocco avviene in condizioni inenarrabili, più atroci di quelle di qualsiasi altro racconto, perfino della Kolyma di Šalamov – diciotto anni in una stretta cella sotterranea nel deserto al buio totale, con le guardie che attendono con ansia la morte dei prigionieri per poter tornare alla vita normale: si può immaginare qualcosa di peggio?) se non l’ha vissuta in prima persona, come Levi, Šalamov, Solženicyn, Herling, ecc.
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Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte. Ho letto questo libro perché mi era stato detto che il protagonista del romanzo di Mark Haddon The Curious Incident of the Dog in the Night-Time (2003, trad. P. Novarese, Einaudi, Torino 2003) è un ragazzino autistico, affetto dalla Sindrome di Asperger. E, per avventura, io ho un figlio autistico.
L’autismo è un disturbo generalizzato dello sviluppo psichico (probabilmente di origine genetica, comunque con una base organica: in ogni caso riguarda il funzionamento del cervello) sul quale si sa ancora molto poco. Certo è che tocca profondamente le sfere della percezione, della comunicazione e del linguaggio. Al soggetto autistico la realtà non appare come appare alle persone normali. E di autistici ce ne sono tanti, e sono assai diversi tra loro, e alcuni (pochissimi) eccellono in particolari settori. Christopher, il protagonista del romanzo di Haddon, eccelle in matematica. La storia…
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