Taccuino di prigionia (19)

29 Febbraio 1944. Stamane è uscito Lanzalone. Ieri sera in Kantine ho pagato io i 16 bicchieri di birra. Domani sera dovrei uscire con Alfons e i due medici per vedere Gigli in un film italiano. Ieri con Lanzalone sono stato a visitare Reymond Mario ten della Centauro. È ridotto male, poveraccio! Lui poi, così sentimentale, a vedere quell’altro leutnant vicino suo di letto che ci ha la mamma vicina sempre, gli vien da piangere. E prega la Madonnina e la invoca sempre.
Oggi l’andai a ritrovare. Aveva un febbrone alto e non voleva che bere. Gli hanno tolto 14 cm. di costola, da 4 mesi è a letto. Ha voluto che mi mangiassi il budino suo. Io speravo che avesse qualche libro. Mi annoio terribilmente. Non vedo l’ora di andarmene.

Una lettera del 25 Gennaio 1944

Miei carissimi papà Tomaso e sorelle, eccovi la sesta cartolina che vi porta notizie della mia ottima salute e del mio morale discretamente elevato. Purtroppo non ho ricevuto vostre notizie più recenti dal 25 novembre. Da quello che ricevono altri colleghi di prigionia si sa che la situazione nell’Alta Italia è buona e che niente di quello che noi si prevedeva è fortunatamente avvenuto. Spero che Tomaso sia ancora a casa e così pure Italo. Accennai nelle mie due precedenti al possibile mio rientro, ancora ci spero. Della mia presente vita e delle peripezie di settembre-ottobre vi racconterò quando avrò il grande bene di essere tra voi. Quante volte mi ricordo di voi e del tempo passato in famiglia! Ogni giorno che passa sempre più forte sento il bisogno dei vostri affetti. Mi pare cent’anni che sto lontano e faccio mille progetti per l’avvenire. Penso che la casa e la famiglia siano la cosa più bella e più sacra che Dio abbia dato all’uomo. Non un’altra cosa prima della famiglia. Son caduti tanti ideali, infrante tante speranze per le quali ognuno di noi aveva sacrificato anni. Ci è rimasta la famiglia. La mia famiglia che è Papà, Cira Lisetta Norma e Tomaso. Quante sere nel buio della baracca mi sono sforzato di immaginarmi assieme a voi. Rivedevo ogni angolo della casa, risentivo le cronache di Cira, le critiche di Lisetta, le preoccupazioni di Norma e i pensieri di Papà che non arriva mai a casa quando è pronta la cena. Poter essere a casa, che grande gioia! Oggi è domenica. Sono qui con Mario che scriviamo e intanto la nostalgia ci prende l’anima. Ormai sto nel 25 anno. Come passano! Ho festeggiato il 13 gennaio con il pacco che è arrivato a Mario. L’altro ieri è stato il compleanno di Mario e l’abbiamo festeggiato coi rimasugli.  Non c’è male. L’anno scorso stando a casa in licenza, chi l’avrebbe detto che avrei iniziato il mio 25 anno in Polonia prigioniero, anzi internato militare.
Ed ora miei cari vi abbraccio tutti, con tutto l’affetto a papà faccio gli auguri per l’onomastico e a Lisetta sempre [illeggibile] per il compleanno.
Nino

(fine delle note)

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2 thoughts on “Taccuino di prigionia (19)

  1. Chiarissimo Professore:
    Pregiatissimo Amico.
    Mi sono permesso di assegnare un premio al tuo blog citandoti sul mio blog che è posto sul portale di libero. E’ un gioco è chiaro, ma è un gioco che offre un minimo di visibilità sulla rete e così ho pensato di farti cosa gradita; in specie per l’associazione ma anche per le pillole di cultura che di buon animo diffondi in rete dove più vi è il bisogno. Ti porgo il mio più caro saluto e l’augurio che si avveri quanto di meglio il tuo cuore spera. Francesco Vecchio.

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