La croce e il potere

La croce e il potere. I cristiani da martiri a persecutori

Una lucida analisi storica, che ripercorre i primi secoli del Cristianesimo, cercando di comprendere i motivi per cui una fede di perseguitati è potuta diventare (anche) una religione di persecutori. L’opera di Giovanni Filoramo La croce e il potere (Laterza 2011) è affascinante, e unisce rigore accademico ad una grande chiarezza espositiva.
L’intreccio religioso-poltico determinatosi con Costantino e i suoi successori, con la centralità del tema dell’eresia, è un argomento di riflessione permanente, non solo perché il rapporto Chiesa-Stato è sempre problematico, specie in Italia, ma anche perché – cosa di cui giustamente Filoramo, che è uno storico, non si occupa – fa  emergere con prepotenza il tema del relativismo. Se infatti posizioni sul trattamento degli eretici come quella di Agostino e di molti altri teologi e Padri della Chiesa debbono essere giudicate come relative al tempo loro e non dotate di un valore extratemporale, allora bisognerebbe concludere che il fedele non può essere vincolato in modo assoluto da un pensiero soggetto a divenire differente nel tempo. Se la repressione dura di ciò che la parte maggioritaria o più influente della Chiesa ritiene eresia non può essere soggetta a valutazione e negoziazione ma si pone come assolutamente doverosa nel 402 dC, come può essere che oggi venga compresa tenendo conto dello spirito di quei tempi, ecc.? Certo, laicamente non si può non farlo, ma allora come evitare che quelli che oggi vengono proclamati come valori non negoziabili, siano percepiti come non assolutamente cogenti, non sottratti ad una riserva di relatività?

 Filoramo riporta un brano dell’Epistola 185 di Agostino (417), in cui viene distinta la persecuzione giusta da quella ingiusta.

Se dunque vogliamo riconoscere e proclamare la verità, v’è una persecuzione ingiusta inflitta dagli empi alla Chiesa di Cristo e v’è una persecuzione giusta inflitta agli empi dalle Chiese di Cristo. Beata pertanto è questa che soffre la persecuzione a causa della giustizia; miserabili al contrario essi che subiscono la persecuzione a causa dell’ingiustizia. La Chiesa pertanto perseguita spinta dall’amore, quelli invece spinti dal furore: questa per farli ravvedere, quelli per distruggere; questa per distogliere dall’errore, quelli per precipitare nell’errore; questa infine perseguita e arresta i suoi nemici affinché regrediscano dall’errore e progrediscano nella verità; essi invece, ricambiando male per bene, poiché ci preoccupiamo della loro vita eterna, tentano di toglierci anche quella temporale, poiché amano l’omicidio al punto di compierlo contro se stessi, allorché non possono perpetrarlo contro altri. (p. 325)

Il punto è per me questo: nei primi secoli la Chiesa ha occupato lo spazio sacro pagano (non a caso abbattendo templi e costruendo basiliche sulle loro rovine purificate). Ha sostituito uno spazio sacro con un altro spazio sacro: una cosa di cui nei Vangeli non v’è traccia. Ma il sacro ha una sua logica inesorabile, che può a volte essere rovesciata, cancellata mai.

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