La croce e il potere

La croce e il potere. I cristiani da martiri a persecutori

Una lucida analisi storica, che ripercorre i primi secoli del Cristianesimo, cercando di comprendere i motivi per cui una fede di perseguitati è potuta diventare (anche) una religione di persecutori. L’opera di Giovanni Filoramo La croce e il potere (Laterza 2011) è affascinante, e unisce rigore accademico ad una grande chiarezza espositiva.
L’intreccio religioso-poltico determinatosi con Costantino e i suoi successori, con la centralità del tema dell’eresia, è un argomento di riflessione permanente, non solo perché il rapporto Chiesa-Stato è sempre problematico, specie in Italia, ma anche perché – cosa di cui giustamente Filoramo, che è uno storico, non si occupa – fa  emergere con prepotenza il tema del relativismo. Se infatti posizioni sul trattamento degli eretici come quella di Agostino e di molti altri teologi e Padri della Chiesa debbono essere giudicate come relative al tempo loro e non dotate di un valore extratemporale, allora bisognerebbe concludere che il fedele non può essere vincolato in modo assoluto da un pensiero soggetto a divenire differente nel tempo. Se la repressione dura di ciò che la parte maggioritaria o più influente della Chiesa ritiene eresia non può essere soggetta a valutazione e negoziazione ma si pone come assolutamente doverosa nel 402 dC, come può essere che oggi venga compresa tenendo conto dello spirito di quei tempi, ecc.? Certo, laicamente non si può non farlo, ma allora come evitare che quelli che oggi vengono proclamati come valori non negoziabili, siano percepiti come non assolutamente cogenti, non sottratti ad una riserva di relatività? Continua a leggere