La cura del bambino autistico (4)

Il terzo capitolo de La cura del bambino autistico si intitola “La pratica à plusieurs di Antonio Di Ciaccia”. Antonio Di Ciaccia, un seguace di Lacan, è il fondatore a Bruxelles di una istituzione, L’Antenne 110, che si propone di applicare alla cura di autismo e psicosi infantili la psicoanalisi nella versione lacaniana. Da questa deriva l’Antenna 112 dello stesso Martin Egge, a Mestre.
L’idea di fondo è enunciata subito. Benché Egge rifiuti apertamente la prospettiva di Bettelheim sull’origine dell’autismo dal rifiuto materno, il collegamento “relazionale” tra madre e autismo è assolutamente trasparente, anche se Egge, politicamente per così dire, evita di calcare la mano. Ogni bambino inizia la sua vita come puro oggetto della madre, e deve superare una serie di tappe per conseguire lo status di soggetto. Ma un ostacolo può interrompere il cammino, e avviene un blocco. È “un blocco che si riferisce al loro vissuto rispetto al rapporto con l’Altro, costituito dapprima dalla madre e dal padre e successivamente, più in generale, dal mondo esterno” (90). Il bambino autistico nel suo rapporto duale con l’Altro vede questo come Persecutore. Avverte sé come oggetto di un Altro soverchiante, e allora la cura starà nel costruire per questo bambino una alterità plurima, regolata e soggetta anch’essa ad una legge, tale che il bambino possa sentirsi non più minacciato ma garantito. Questa è l’idea centrale su cui tutto il discorso di Egge è imperniato.

“Possiamo concludere che la causalità dell’autismo è senz’altro legata alla mancanza di un aggancio simbolico del bambino al suo Altro, sia perché il bambino è preso come oggetto dell’Altro, cosa che per esempio è molto evidente nel caso di un bambino con una madre psicotica, sia perché il bambino non riesce, nonostante l’offerta dei genitori che per lui rimane enigmatica e opaca, a uscire dal suo stato d’oggetto.” (96-97) Ma le madri psicotiche di bambini autistici sono un numero ridottissimo, e i bambini autistici nascono quasi tutti da famiglie normalissime, che hanno spesso altri figli perfettamente sani. Nella prospettiva di Egge, tralasciata ogni eziologia organicistica, il sorgere dell’autismo rimane, alla fine, inspiegabile .

Egge presenta la posizione di Lacan sulla causa dell’autismo come “più prudente” di quella di Bettelheim, che la riferisce ai genitori concreti. Secondo Egge, Lacan supera la concretezza dei genitori in carne e ossa, e considera “il modo in cui il bambino è preso a livello fantasmatico dal genitore” (142) . La citazione di un passaggio da “Due note sul bambino” dello stesso Lacan chiarifica definitivamente quale sia la visione dell’origine dell’autismo che sorregge tutta la pratica clinica di Egge.

“L’articolazione si riduce di molto quando il sintomo che giunge a dominare è di pertinenza della soggettività della madre. In questo caso il bambino è interessato direttamente in quanto correlativo di un fantasma. La distanza tra l’identificazione con l’ideale dell’io e la parte presa dal desiderio della madre, se non ha alcuna mediazione (quella che assicura normalmente la funzione del padre) lascia il bambino aperto ad ogni presa fantasmatica. Egli diventa ‘l’oggetto’ della madre, e non ha altra funzione che di rivelare la verità di questo oggetto” (143). Dunque, si ritorna sempre allo stesso punto: se il bambino autistico non è divenuto un soggetto, ciò è in relazione alla madre e al suo desiderio. Siamo, in un certo senso, tra mitologia e magia.

Che poi tutto il testo sia percorso da una con-fusione dell’autismo nella psicosi è evidenziato dai casi di Mario e Ludovico, presentati (pp. 115-116) come esempi della differenza tra bambino autistico e bambino psicotico: il lettore non riesce a distinguere quella differenza, che del resto non è garantita dal quadro teorico generale, per cui nell’autismo “si tratta di una difesa precoce all’interno di un quadro psicotico” (116).

È del tutto evidente come all’Antenna 112 si utilizzino pratiche che corrispondono a quelle tipiche di un quadro cognitivo-comportamentale, ma entro una cornice interpretativa completamente differente. Ad esempio, la prevedibilità, che è un principio ben noto, derivante dalle difficoltà del cervello autistico ad elaborare il flusso dei dati del mondo reale, viene da Egge riferita al bisogno di dissolvere l’angoscia legata all’onnipotenza dell’Altro (persecutore): la prevedibilità è quella che promana da una Legge a cui tutti sono sottomessi, e che quindi fa degli altri  altri regolati, garanti del soggetto.

Anche quelli che comunemente sono intesi oggi come problemi sensoriali, dovuti a disturbi di natura neurobiologica, sono visti da Egge come causati dalla minaccia dell’Altro. La voce che infastidisce l’autistico è la voce non regolata, espressione di una potenza minacciosa dell’Altro. Ovviamente, anche i momenti di autolesionismo dei soggetti autistici sono aggressioni di un Altro persecutore. Quindi, quando Arianna si stringe la gola, è l’Altro che vuole strangolarla. E cosa fanno all’Antenna 112? Si mettono ad urlare contro l’Altro. “…facciamo delle scenate terribili all’Altro persecutore e alle sue mani che vogliono strangolare Arianna, gridiamo dimostrando il nostro furore contro di lui e mantenendoci nella posizione di garante. Urliamo l’inaccettabile in modo che il soggetto cominci a ‘ex-sistere’, a esistere al di fuori dell’Altro. In cosa consiste il nostro lavoro? Nel fare il modo che il soggetto si eriga, stia in piedi nei confronti dell’Altro, attraverso la nostra manovra contro l’Altro” (132)

Tutti coloro che desiderino mantenere l’interpretazione e il trattamento dell’autismo nel quadro concettuale dominante fino a qualche anno fa, quando i manicomi erano pieni di persone con autismo non diagnosticato, interpretato come schizofrenia o psicosi di varia natura, troveranno nel libro di Egge un valido sostegno.

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Una risposta a "La cura del bambino autistico (4)"

  1. Il Suo è un commento un po’ affrettato, che verte su un argomento clinicamente molto complesso, cui il modo semplicistico con cui Lei liquida le questioni che tocca non rende giustizia. Leggo che Lei è genitore di un bambino autistico, e nonostante questa sua posizione La obblighi a saperne qualcosa e a un non indifferente impegno sulla questione, non La trasforma in un illuminato tecnico clinico. Bisogna dunque tenere conto che la Sua esperienza, che io stesso, da clinico, conosco e rispetto, va a contestare l’immenso lavoro del dott. Egge e di coloro che collaborano con lui e lavorano all’Antenna 112. Trovo infine irritante l’aura di moralismo che certe sue conclusive sentenze promuovono nella lettura del Suo commento, che pare voglia decisamente squalificare tutto il lavoro di diverse équipe di diverse comunità. Potrebbe forse esserLe utile, se non volesse proseguire nella lettura del libro nella sua interezza, o addirittura di altri testi sull’argomento, il parlare con alcuni dei genitori di bambini autistici e psicotici ospiti dell’Antenna. Sono tuttavia a Sua disposizione per eventuali chiarimenti. Cordialmente – Marco Novali.

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