Ogni grande parola, messa alle strette, rivela la propria inconsistenza, il proprio essere sospesa sul vuoto. Necessita di garanzie, e tra gli umani le garanzie possono essere a loro volta solo segni (gesti, ecc.), che essi incessantemente si scambiano. E anche questi segni vengono tradotti in parole scambiabili, o, proiettati nella sfera personale e nell’indicibile, non partecipano dell’esperienza comune. Ma su ciò che non rientra nell’esperienza comune, per quanto elitaria, grava il sospetto di illusione. E tuttavia anche queste parole che ho scritto possono avere un senso solo all’interno di una condivisa convinzione del darsi della verità. Se verità non vi fosse, non fosse pensata essente, nessuna discussione avrebbe luogo, nemmeno quella sullo stesso concetto di verità. La grande parola che ho davanti è Spirito Santo (che procede dal Padre e dal Figlio – e non solo dal Padre come pensano gli Ortodossi – e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato), del quale nella Chiesa Cattolica si parla molto soprattutto in tempo di Conclave. Infatti il Pontefice è scelto dai cardinali solo nel senso che essi individuano colui che è stato scelto da Dio, la dottrina in soldoni è questa. L’investitura del Papa è dall’alto. Interessante, dunque, vedere come sia all’opera la romanitas legislatrice della Chiesa nella Costituzione Eligendo Pontifici, che potrebbe dar l’impressione di uno sforzo umano di ingabbiare lo Spirito: ovviamente non è così, e lo Spirito soffia dove vuole. Infine dovrei pensare che siano stati scelti da Dio anche Alessandro VI Borgia, di cui si sa quali fossero gli interessi principali, e Albino Luciani, che non si era rivelato atto neppure al governo della Chiesa di Venezia. Dal tempo di Luciani, in verità, i miei dubbi sui Conclavi sono profondissimi. So però che dai tempi di Gesù il divino e l’umano-troppo umano non sono scindibili con un colpo di spada, e che solo un approccio dialettico può mantenere insieme fede e ragione.
Papa
Benedicti exitus
Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum.
Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando. Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam.
La realtà è questa: il pontificato nel mondo globale è infinitamente più gravoso di un tempo. Impegni di ogni genere e viaggi faticosi, che ai predecessori di Giovanni Paolo II erano ignoti. Non sono più pontificati per vecchi, se non a rischio di apparire disumani. L’abbandono di Benedetto significa per me l’affermazione del valore prioritario della persona umana e della sua dignità universale. In questa universalità rientra anche chi ricopre il ruolo di papa. Questo gesto è anche un gesto di positiva desacralizzazione, un gesto cristianissimo. Complessivamente, l’opera di Ratzinger, come teologo, come inquisitore e come papa non mi è piaciuta molto: mi è sembrata stare sempre sotto l’ombra della paura dell’infedeltà al dogma. Il suo gesto finale, invece, mi sembra pregno di forza spirituale, nella debolezza di un corpo in via di spegnimento. Solo, mi resta un dubbio: Scola ha avuto un ruolo in questo esito?
Giovanni Paolo I
Al mio personale rapporto con Albino Luciani ho accennato qui. La bella biografia scritta da Marco Roncalli mi ha riportato ai primi anni Settanta, evocando persone conosciute ed episodi decisivi per la mia vita di cristiano. Il libro è documentato, oggettivo e rigoroso: esemplare nell’articolata e fine ricostruzione dei momenti fondamentali dell’esistenza di Luciani, un pastore tridentino con la passione dell’obbedienza, che avrebbe da ragazzo voluto entrare nella Compagnia di Gesù, e che si trovò ad essere vescovo, patriarca e papa. Notevole l’analisi degli anni trascorsi nella Chiesa veneziana, la parte migliore della quale ebbe con lui un rapporto difficilissimo. Nel libro di Roncalli compaio anch’io. Continua a leggere
La gloria degli altari
Il libro di Roberto Rusconi (Mondadori 2012) ha come sottotitolo I papi santi nella storia della Chiesa. La gloria degli altari è essenzialmente qui la gloria del papato, che dopo la fine del potere temporale (di cui si intravede ancora qualche residuo, tuttavia) tende sempre più all’autosantificazione. Il libro è interessante in quanto mette in luce la logica sottesa alla continua beatificazione di pontefici che si è attuata nell’ultimo secolo: si tratta della logica del rafforzamento del prestigio del papato. Una sfilza di papi santi rende infatti in ultima analisi santo il papato in quanto tale. Si tratta di una novità nella storia della Chiesa: a meno di non riandare ai secoli nebulosi delle persecuzioni imperiali prima di Costantino mai si videro tanti papi fatti beati e santi in rapida sequenza. Come questo possa essere in sintonia col Concilio Vaticano II è tutto da vedere. Personalmente ritengo che il papa polacco abbia tolto quasi ogni vigore alle riforme conciliari, e soprattutto abbia riempito i sommi gradi della Chiesa di spiriti deboli, la cui unica virtù è una supina obbedienza. Gli effetti si stanno vedendo in questi giorni. E penso che in seguito se ne vedranno di peggiori.
Babilonia

«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». (Matteo 6, 24)
Finché ci sarà una Curia, ossia finché il vertice della Chiesa cattolica sarà modellato sulla corte imperiale romana, attorno al papa ruoterà sempre qualcosa di torbido, di non trasparente. Perché meravigliarsi di quel che sta emergendo? Chiunque, come il sottoscritto, abbia avuto un minimo contatto con le sfere alte della Chiesa, sa bene quanto anche esse siano abitate da invidie, debolezze di ogni tipo, lotte per il primato. Poiché non c’è versetto del Vangelo meno amato dai numerosi carrieristi ecclesiastici del celebre MT 20, 16: «Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi». Continua a leggere
Verità, tempo
Il problema della verità nella sua relazione allo scorrere del tempo. Le visioni del mondo e i costumi mutano di società in società, di epoca in epoca. Leggiamo ora il Sillabo del 1864, nel quale sono affermazioni della cattedra di Pietro che oggi ci appaiono assolutamente inaccettabili, anzi che oggi il Magistero ecclesiastico stesso rifiuta, proponendo invece il loro contrario.
Ad esempio, la proposizione condannata XXIV recita: “La Chiesa non ha potestà di usare la forza, né alcuna temporale potestà diretta o indiretta”. Quindi il Papa di allora afferma ex cathedra che la Chiesa ha il diritto di usare la forza, ed esercita di diritto un potere mondano. E si condanna altresì l’affermazione (LV) che “È da separarsi la Chiesa dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa”. Quindi secondo il Papa di allora Stato e Chiesa non devono essere separati. E si potrebbero citare molte altre affermazioni di quel pronunciamento dottrinale pontificio che la stragrande maggioranza dei cattolici di oggi non può accettare. Ma se vengono relativizzate al contesto storico-culturale divengono appunto relative. E si debbono pensare come relative anche le affermazioni papali odierne. Continua a leggere
Papa e America
Il Papa è stato in America. I numerosi antiamericani che allignano anche nel mondo cattolico italiano hanno seguito quel viaggio obtorto collo. Si sa che anche le parole e gli atti del Papa possono essere, per così dire, tirati da una parte o dall’altra, o colorati secondo le lenti dell’osservatore. Ma ci sono parole inequivocabili, come quelle pronunciate nella Sinagoga di New York, o queste, che Benedetto XVI ha detto ieri, all’Udienza del 30 aprile. Continua a leggere



