Ora legale

Avatar di Fabio BrottoGuido e l'autismo

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Guido non possiede un criterio di misura del tempo indipendente dall’alternanza luce-tenebre. Non vive in un mondo di ossessiva precisione, come altri autistici più avanzati di lui dal punto di vista cognitivo, ma in un mondo di ossessioni e compulsioni pure, e prive di un significato condivisibile. In sostanza, il tempo per lui concettualmente non esiste. Ma quando cala la sera è il momento del bagno, e in sequenza della cena, quando la luce penetra nella camera è il momento di alzarsi, e così via. Il problema qui è che la sera non cala sempre nello stesso momento, e nel corso dell’anno avanza e retrocede. Lo stesso per l’alba. Si può capire, allora, come la variazione apportata dall’ora legale in primavera e da quella solare in autunno sia per Guido una fonte di turbamento, e come l’improvviso salto possa generare una crisi, con una estrema accentuazione dei suoi tratti tipici…

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Il museo dell’innocenza

Il museo dell'innocenza

L’ha realizzato davvero il suo Museo dell’innocenza, Orhan Pamuk ad Istambul. Un museo di oggetti semplici, quotidiani, maniacalmente collezionati, che rivelano anche lati ossessivi, come le migliaia di mozziconi di sigaretta esposti.  Il romanzo (trad. it. di   Barbara La Rosa Salim, Einaudi 2009) è legato al museo reale, un intreccio che lo rende unico nella storia della letteratura mondiale. Ma unicità non significa grandezza, e a mio modo di vedere questo non è un romanzo grande, a parte la mole. La voce narrante è quella del protagonista Kemal, inizialmente un trentenne ricco imprenditore, mentre lo stesso Pamuk è tra i personaggi secondari e alla fine assume un ruolo decisivo. La storia, che inizia nel 1975, è quella dell’amore devastante di Kemal per Füsun, inizialmente bella commessa diciottenne, aspirante attrice. Kemal sta per celebrare un fastoso fidanzamento ufficiale con la sua ragazza, Sibel, che ha tutte le doti per essere la donna della sua vita: bella, intelligente, colta, innamorata, compassionevole e pronta anche a sacrificarsi per lui. Ma lui si innamora di Füsun, e inizia una breve intensa relazione, progettando anche di continuarla dopo il matrimonio con Sibel, cui non intende comunque rinunciare. Commette una sorta di peccato di tracotanza, e ne riceve la punizione: dopo la festa di fidanzamento Füsun scompare. Lui la cerca disperatamente, sta male, e per mesi fa soffrire la povera Sibel che in tutti i modi cerca di aiutarlo. Infine la ritrova che vive nella casa dei genitori ma ormai è moglie di un giovane sceneggiatore, sposato nella speranza di realizzare il sogno di diventare una diva del cinema turco. Per anni e anni Kemal frequenta quella anonima dimora piccolo-borghese nella speranza di riconquistare Füsun, giungendo a creare una propria casa cinematografica, e in questo lasso di tempo colleziona maniacalmente tutto ciò che lei tocca e che di cui lui può impossessarsi, compresi tutti i mozziconi di sigarette da lei fumate. Siamo nell’innocenza o nella patologia? Alla fine gli oggetti confluiranno nel museo di cui si è detto. La fine della storia è in qualche modo imprevedibile e apparentemente accidentale, ma non incoerente. Füsun infatti ha accumulato una carica di risentimento che infine non può che esplodere: Kemal per lei è sempre stato solo l’uomo ricco che volendo avrebbe potuto aprirle la porta del cinema, e non lo ha fatto. Kemal di questo risentimento non si accorge minimamente.
Domanda: che cos’ha Füsun da farla preferire a Sibel? Lei è bella, ma anche Sibel lo è, e in più ha un sacco di doti che Füsun non ha. Dire che l’amore è cieco ovviamente è dire che non si è in grado di capire quale sia il movente reale. Pamuk non scende nel profondo, ma invita a indagare sul collezionismo, dal quale in tutta evidenza anche lui non è esente. E sull’innocenza, che necessariamente richiama la colpa. Temo che qui ci sia un’aura di psicoanalisi, dalla quale rifuggo. Tuttavia, se l’innocenza è legata agli oggetti, essi in quanto costruiti e usati dagli umani, che innocenti non sono, nel farsi trama di significazioni l’innocenza la perdono, anche perché la stessa qualità di oggetto è attribuita dal soggetto umano. E di certo Kemal non è innocente nelle sue scelte e nei suoi comportamenti, a cominciare dalla sua dedizione al bere. Tracanna raki dalla mattina alla sera, si rifugia continuamente nell’ubriachezza, e questo, unito alle sue compulsioni, lo rende un personaggio tra i più sgradevoli, almeno ai miei occhi. Il suo museo davvero non mi attrae. Come il romanzo, tuttavia, può offrire una veduta sulla vita ad Istambul dal 1975 ai primi anni del nuovo millennio.

Storia naturale della distruzione

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seb.jpgI Tedeschi sono stati “…finora incapaci di far emergere gli orrori della guerra aerea nella coscienza collettiva attraverso raffigurazioni storiche o letterarie”. Questa, sintetizzata a p. 95, è la tesi centrale del libro di W.G. Sebald Storia naturale della distruzione (Luftkrieg und Literatur, 2001, trad. it. di A. Vigliani, Adelphi, Milano 2004). Un libro bellissimo, scritto da una persona che non distoglie lo sguardo, così che esso possa cogliere le altezze e le profondità, e la tragicità del quotidiano, e la significazione contenuta nei piccoli oggetti. Come alle pp. 76-77.

Del resto in Corsica, e precisamente nella chiesa di Morosaglia sovraccarica di polverosi ornamenti pseudobarocchi, ho visto ancora qualco­s’altro, ovvero — mi sia consentita la digressione — il quadro appeso nella camera da letto dei miei geni­tori: un’oleografia raffigurante, sullo sfondo dell’or­to del Getsemani illuminato dal fievole chiarore del­la luna, un Cristo di nazarena bellezza immerso nei suoi…

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Tre strade per la scuola

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ju.jpgTre strade per la scuola (Sp. R. – Drei Schulwege, 1991, trad. it. di A. Iadicicco, Guanda 2007) è un breve romanzo autobiografico di Ernst Jünger, scritto in tarda età, che ha nel titolo l’abbreviazione Sp. R. di Späte Rache, Vendetta tardiva. In questo momento di romanzi scritti per vendetta in modo espilicito mi viene in mente soltanto il manoscritto di Zeno all’interno della Coscienza di Svevo, il nostro supremo maestro di risentimento di cui mi sono occupato nel mio piccolo Anti-pathos. Tuttavia, la scrittura è sempre collegata al risentimento, con la differenza che nella grande letteratura esso è trasceso, mentre nella letteratura bassa è alimentato. In ogni caso, la letteratura ha sempre a che fare con la circolazione del risentimento, perché esso è costitutivo dell’umano in quanto tale.
A dire il vero, nel testo di Jünger non si respira né risentimento, né vendetta…

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Dialogo cerebrale

A: Perché, vedi, è il cervello che produce i concetti. Senza cervello, niente idee.
B: Allora il pensiero è un secreto dell’attività neuronale?
A: Dici bene. Come le api secernono il miele, così il cervello secerne pensieri, ed emozioni, ed elabora relazioni e reazioni tra idee ed emozioni. Naturalmente fa questo non isolatamente, ma unito al sistema nervoso che lo collega a tutto il corpo. Non esiste qualcosa di “spirituale”, la sua idea è prodotta dal cervello, come quella del centauro, dell’alieno, ecc.
B: Dunque anche il concetto di cervello è prodotto dal cervello?
A: È così.
B: L’idea stessa di verità di un concetto è prodotta dal cervello?
A: L’hai detto.
B: Possiamo dunque parlare di una sorta di neuro-idealismo e di chi professa questa dottrina come di un neuro-idealista?
A: Non so, attualmente al mio cervello manca il concetto di idealismo.

Tempio e mercanti

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Il giro d’affari che si è generato intorno alla figura di papa Francesco è smisurato, ed infinito è il numero dei gadgets in circolazione che ne portano l’immagine.  Il fenomeno è grandioso, i suoi connotati variano nel tempo, ma esso non è affatto nuovo, nel senso che le sue radici affondano nelle origini stesse della religio, che è innanzitutto un rapporto di scambio tra l’umano e il divino, e di scambio tra umani in rapporto al divino. Basti pensare che le carni degli animali che i romani sacrificavano agli dèi finivano sul mercato (e ciò metterà in crisi i primi cristiani: è lecito mangiare le carni degli animali sacrificati agli idoli?). Mi pare che nel mondo cattolico non vi sia mai stata una riflessione approfondita su questo tema. Penso tuttavia che si possa formulare la seguente massima: un papa che predichi e viva la povertà darà luogo inevitabilmente a un indotto commerciale superiore a quello generato da un papa che non la predichi. Massima che vale per tutti i santi. Sappi che ovunque tu costruirai un tempio, là si raduneranno i mercanti, e questo accadrà fino alla fine dei tempi.

Legge sull’autismo?

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Gli articoli di Gianfranco Vitale (e i suoi scritti sull’autismo in generale) invitano a serie riflessioni e spingono ad interrogarsi tutti coloro che nelle tematiche legate all’autismo sono in qualche modo implicati. Denso di considerazioni su cui meditare è anche l’ultimo scritto di Vitale, apparso qualche giorno fa su Superando.it e intitolato Accanto all’(indispensabile) Legge sull’autismo.  Il discorso, vista la complessità delle questioni, dovrebbe essere a sua volta complesso e argomentato, ma qui mi limito a tre punti, espressi sinteticamente:
1.  È del tutto evidente, e traspare dallo stesso articolo di Vitale, che in Italia c’è sovente un baratro tra la legge e ogni concreta sua applicazione (vedi la realtà della integrazione  scolastica e della tanto trattata inclusione, che presentano anche un singolare problema semantico).
2. Se è vero che sarebbe auspicabile una convergenza delle “Associazioni più rappresentative”, la domanda è: quali sono oggi in Italia? Perché ANGSA e FANTASiA sono la stessa cosa… e sul concetto di rappresentatività nel mondo dell’autismo ci sarebbe da discutere assai.
3. Il “superamento di ogni ipotesi di delega” è un’ipotesi quanto mai irrealistica: tutte le associazioni, infatti, vivono attualmente in Italia una estrema difficoltà di rinnovamento dei propri gruppi dirigenti, sempre più anziani, e la cristallizzazione di relazioni politiche soffocanti. E nel mondo dell’autismo il fenomeno è aggravato dalle difficoltà oggettive che la patologia pone alle famiglie in cui il soggetto autistico, soprattutto quello a basso funzionamento, vive a casa, senza supporti validi e senza un’assistenza degna di questo nome, e spesso anche senza una diagnosi adeguata.

Un terribile amore per la guerra

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hil.jpgSi può pensare miticamente? È quel che cerca di fare nei suoi libri James Hillman, la cui intera opera non è che una glossa alla poesia filosofica di Schiller Gli dèi della Grecia (“Sì, tornarono a casa, e presero con sé / ogni bellezza, ogni grandezza, / ogni colore, ogni vita, / lasciandoci solo una parola senz’anima” – trad. G. Moretti). Confesso di aver letto il suo Saggio su Pan molti anni fa, e di non aver più cercato lo suo volume, perché non sono un nostalgico degli dèi del politeismo, e giudico la loro espulsione dal mondo, strettamente legata all’avvento del monoteismo e alla nascita del pensiero scientifico occidentale moderno, un evento necessario, e il loro ritorno non auspicabile. Poichè sono gli dèi dell’ordine sacrificale. La loro espulsione è l’espulsione dell’espulsione come regola permanente e fondante dell’umano. Sono uno che pensa che la scienza moderna e l’economia del…

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Il Decano

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dec.jpgIl Decano di Lars Gustafsson (Dekanen, 2003, trad.it di C.G. Cima, Iperborea 2007) è un romanzo sul male e un romanzo di pensiero. Gustafsson, che ha insegnato “storia del pensiero europeo” per più di vent’anni nell’università di Austin in Texas, nei suoi libri affronta problemi esistenziali a partire da una meditazione continua delle grandi tematiche della filosofia e in generale della cultura dell’Occidente. La figura diabolica e misteriosa del Decano dell’università, sulla sua sedia a rotelle (ha combattuto nel Vietnam e vi è stato gravemente ferito dopo aver conosciuto l’ebbrezza della distruzione), che molto parla e ragiona, e diffonde il male intorno a sé, mi ha ricordato immediatamente il loquace Kurtz di Cuore di tenebra e di Apocalypse now. Ma qui il cuore di tenebra non è nel mezzo della selvaggia Africa nera o nella giungla indocinese, bensì da quest’ultima è stato trasferito nel centro della post-modernità occidentale. Il…

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Gente indipendente

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lax.jpgUn romanzo davvero ricco e robusto è il capolavoro di Laxness Gente indipendente (Sjálfstætt Fólk, 1934-35, trad. it. Iperborea, Milano 2004) la cui complessità di registri e di stratificazioni culturali deve aver fatto versare lacrime e sangue alla valorosa traduttrice Silvia Cosimini, che ringrazio per il piacere che mi ha dato la lettura. Vecchio frequentatore di Leopardi, ogni volta che sento nominare l’Islanda mi viene in mente quel celebre dialogo delle Operette morali.
Giustamente da Leopardi l’Islanda vi è posta come la terra meno adatta all’uomo, quella in cui la natura lo fa maggiormente patire, chiamandolo ad una lotta senza fine. E senza fine nel romanzo di Laxness è la lotta del poderoso allevatore di pecore e contadino Bjartur contro gli elementi naturali, dalla neve ai parassiti alle malattie degli animali, e contro gli umani, dentro e fuori la sua famiglia. Odia le novità Bjartur, e rimpiange i tempi…

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