I sette pilastri della saggezza

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pilas.jpgNon si trova molta saggezza leggendo i Seven Pillars of Wisdom di T.E. Lawrence (1926), edito in Italia da Bompiani nel 1949 e riedito per la ventesima volta nel 2000 nella traduzione (discutibile) di E. Linder, ma sarebbe certo meglio leggere il libro di Lawrence d’Arabia nell’originale, perché se la mente dell’autore non è metafisicamente limpida e filosofeggia penosamente (ma è una pena autentica), la sua scrittura è spesso smagliante. Il traduttore traduce ostrich (struzzo) con ostrica, con la gustosa conseguenza che cinque capi arabi vengono “portando in dono uova d’ostriche arabe abbondanti nel loro deserto”. (p.199) Non so se questo errore si tramandi da venti edizioni. Non si trova vera saggezza, in questo libro, ma molta avventura, un problema d’identità culturale, un’ossessione per la purezza, un’estetica della guerra che si traduce in ammirazione per il valore anche del nemico, merce rara questa negli ultimi tempi.

 Su ogni campo…

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Il derviscio e la morte

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Baldini & Castoldi ha ripubblicato qualche anno fa uno dei grandi romanzi del secondo Novecento, Il derviscio e la morte di Meša Selimović (a cura di L. Costantini).
E già non lo si trova più.
Storia di una vendetta, del crescere graduale di un odio feroce nell’anima di un derviscio (una sorta di “frate” musulmano) di Bosnia, come tutti i grandi romanzi l’opera dello scrittore serbo apre uno squarcio nel cuore dell’umano, dove si annida quella malvagia passione del distruggere e dell’essere distrutto che ha nome violenza. Il derviscio di Selimović è un derviscio per modo di dire. La sua interiorità non è certo quella di un vero esponente dell’ordine religioso, ma piuttosto quella di un intellettuale del Novecento, di un tipico intellettuale del Novecento, quale si presenta in innumerevoli romanzi dell’ultimo secolo: in contrasto col potere dominante, verboso, tormentato, inconcludente, fortemente risentito e infine sconfitto. La collocazione storica della vicenda bosniaca…

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I libri della mia vita

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copEd ecco una citazione da un adorabile librettino di Varlam Šalamov, edito da Ibis (Como – Pavia) nel 1994, nella collana Minimalia, tradotto da A. Pasquinelli (vedo che è stato riedito nel 2012). I libri della mia vita. L’autore dei terribili e bellissimi Racconti di Kolyma dice qui del suo rapporto ai libri, un rapporto vitale. C’è più sapienza e più dolore in queste poche pagine che in tutta la letteratura e in tutta la testimonianza sui lager tedeschi e sovietici che è stata scritta nel Novecento.

Ho sempre comperato dei libri, un poco alla volta, non fosse che uno ogni mese, ogni due mesi. Quando mi sono sposato, pensavo che sarei stato in grado di raccoglierne per me, da poter annotare, piegarne le pagine, stropicciare e sciupare, lisciarne le rilegature, cogliendo quel fruscio più grato dello stormire delle foglie nel bosco, quello delle pagine di un libro. Pian piano…

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Vere presenze

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Leggo in Vere presenze di George Steiner (1989), pubblicato in Italia da Garzanti nel 1992 nella traduzione di C.Béguin:

C’è un giorno particolare nella storia occidentale che non viene menzionato né dalla tradizione storica, né dal mito, né dalla Sacra Scrittura. È un sabato. Ed è diventato il più lungo dei giorni. Sappiamo di quel Venerdì Santo che il cristianesimo ritiene sia stato quello della Crocefissione. Ma anche il non cristiano, l’ateo, lo conosce: conosce l’ingiustizia, la sofferenza interminabile, lo spreco, l’enigma brutale della fine, che rappresentano una parte così vasta non soltanto della condizione umana, ma della trama quotidiana delle nostre vite individuali.

Conosciamo ineluttabilmente la sofferenza, la sconfitta dell’amore, la solitudine che formano la nostra storia e il nostro destino personale. Sappiamo anche cosa sia la domenica. Per il cristiano, questo giorno significa un presagio, a un tempo sicuro e precario, evidente e oltre il nostro intendimento, della…

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La sola idea di te

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La sola idea di te, di Rosie Alison (The Very Thought of You, 2009, trad. it. di C. Brovelli, Neri Pozza 2011). Un romanzo in cui sono casualmente incappato durante una delle mie rare incursioni nel reparto dei libri a metà prezzo di una libreria di Treviso. In copertina è riportato un giudizio del Times : “Un romanzo misterioso e splendido in maniera straziante”. Ci sono cascato, e l’ho letto fino alla fine, concludendo tuttavia che chi ha scritto quelle parole doveva essere un po’ annebbiato dal gin. Potrei al massimo concedere che possa costituire una piacevole lettura sotto l’ombrellone, ma nulla di più. Si tratta di un testo costruito per piacere ad un ampio pubblico, e vendere. In ciò nulla di male, tuttavia non è il mio genere. Scrittura facile, protagonisti principali una bambina e un affascinante lord in sedia a rotelle, amori tragici e molte morti, e ricorso a vari ingredienti da polpettone sentimentale. Narratore onnisciente che conosce persino ciò che passa nella mente dei personaggi mentre muoiono. Trucchetti narrativi vari (come lettere che saltano provvidenzialmente fuori dopo molti anni a risolvere problemi esistenziali), e parte finale tirata via grossolanamente. Ma si stampano romanzi molto peggiori, diciamo.

Micronote 64

gufin

  1. SCELTA. La vostra libertà di scelta è questa: da cosa preferite che sia intossicata la vostra anima?
  2. TAVOLO. La classe media occidentale sta avvertendo un impulso irrefrenabile a ribaltare il tavolo, e non appaiono all’orizzonte forze che possano impedirlo. Il tavolo cadrà, i piatti andranno in pezzi, le ricche pietanze finiranno per terra, e il vino si spargerà. Sta per accadere, mentre dietro l’angolo guerre interminabili continuano, e altre si preparano, e gli Italiani parlano e parlano, gridano e gridano.
  3. I fantasmi generano realtà molto solide, a volte.
  4. DUALISMO. Anche nella Chiesa di oggi continua lo scontro tra Gesù e i Dottori della Legge. E continua in varie forme anche nell’anima di ogni cristiano.
  5. PENA DI MORTE. Pongo una questione insolubile. Che la vita umana sia sacra e intangibile è convinzione diffusa nelle nostre società europee, ma come salvaguardare questa sacralità di fronte alla violenza omicida? Si può sostenere che la vita è sacra, e poi irrogare a chi ha cancellato, magari atrocemente, una o più vite qualche anno di carcere per rimetterlo in libertà in nome del valore rieducativo della pena? Questo non significa cancellare dall’orizzonte sia l’atto omicida che la vittima? Forse, a livello più generale, anche osservando i recenti fenomeni politici emergenti, si può concludere che il principio che oggi governa la nostra civiltà sia quello dell’oblio.
  6. ANTISEMITISMO. L’antisemitismo è come Proteo: assume sembianze sempre nuove, cambia il tono della sua voce, ma mantiene intatto il nucleo della sua identità. Dovremo lottare contro di lui fino alla fine dei secoli.
  7. ATTUALIZZAZIONE. Diceva loro mentre insegnava: “Guardatevi dai preti, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere il primo seggio nelle chiese e i primi posti nei banchetti.” (Marco 12,38-39)
  8. Lo scontro tra opposte demagogie per uno stato è la massima sventura, la via più sicura verso la catastrofe.
  9. LEX NATURALIS. Una popolazione di omuncoli sarà infine governata da energumeni: è pura legge naturale. Ci siamo.
  10. La Sinistra ha tante anime, dicono. Ma il problema è che, sempre incinta, ne partorisce continuamente di nuove.
  11. SVENTURA. Le sventure non si affrontano con la rabbia, che è un sentimento distruttivo, e che io non provo. Ma la sventura è la sventura, e va riconosciuta in quanto tale: essa sovente non coincide con l’intenzione di qualcuno o con una qualche colpa, può essere del tutto casuale e imprevedibile. Ciò non toglie la sua realtà di sventura, e la realtà che gli umani si dividono in due grandi categorie: una, più ampia, racchiude quelli che hanno bisogno di consolazione e mitologie consolatorie prima di tutto, l’altra quelli che hanno anzitutto bisogno di conoscenza, e la ricercano in tutti i modi. Io appartengo a questa categoria.
  12. SINTESI STORICO-TEOLOGICA. La storia del Cristianesimo condensata in quattro parole: Grassi Episcopi vs Emaciati Anacoreti.
  13. Il mondo in cui viviamo non è l’habitat ideale per un intelletto geometrico, diciamo.
  14. LACANISMUS. Non c’è niente da fare: ogni volta che ascolto un lacaniano che parla nella sua lingua lacanista infarcita di lacanismi faccio necessariamente l’esperienza del contatto con la menzogna trascendentale assunta a criterio della verità.
  15. RELATIVISMO CULTURALE. A Treviso per distinguersi dalla massa bisogna guidare una vecchia Panda. Al volante di un SUV sei uno come tutti.
  16. SCUOLA. La crisi della scuola italiana continuerà inarrestabile finché non vi sarà un consenso generale sul fattore fondamentale del degrado: il dominio ideologico assoluto e incontrastato della PSICOPEDAGOGIA BUROCRATIZZATA. Poiché questo consenso non vi sarà, quel dominio continuerà fino al crollo definitivo del sistema dell’istruzione, i cui segnali sono già evidenti.
  17. TERRORISMO. Nell’epoca del terrorismo mediatizzato i media assumono necessariamente una funzione terrorizzante, cioè quella di canali dello spargimento del terrore. Così avviene che un solo uomo, con una normale automobile e un coltello, uccidendo tre persone e ferendone altre – un’azione che potrebbe compiere chiunque – possa gettare nel panico un intero continente. Siamo nell’era dell’Undici settembre polverizzato.
  18. STUPIDITÀ. La storia non procede per copie perfette, ma per analogie. Quella che rimane sempre uguale a sé stessa nel suo nucleo incorruttibile, inalterabile e indefettibile è la stupidità umana.
  19. CRITICI. Mi sono sempre chiesto dove stia la ragione profonda del mio scarso amore per i critici letterari. Forse sta nella loro prosopopea, nella loro smisurata presunzione, nella loro mancanza totale di auto-critica. O forse sta nel fatto che quando un irresistibile impulso li spinge a farsi essi stessi narratori partoriscono petulanti aborti?
  20. MONOLATRIA. Una parte sostanziosa del monoteismo corrente nel mondo è pura e semplice monolatria, cioè idolatria di un unico ente prodotto dalla fantasia sociale. Mentre sotto l’etichetta di monoteismo allignano anche infinità di idolatrie di oggetti plurimi. Così monoteismo è un significante vago e sovente distorto, e in realtà del tutto incomprensibile ai più.

Ninfa moderna

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Di Georges Didi-Huberman avevo già letto Aprire Venere, con grandissimo piacere intellettuale, uno di quei libri che aprono abissi. Questo Ninfa moderna. Saggio sul panneggio caduto (Ninfa moderna. Essai sur le drape tombé) è del 2002, la traduzione di A. Pino per Abscondita in cui mi sono imbattuto è del 2013. La prosa saggistica di Didi-Huberman ha un carattere particolare, una sua inconfondibile tonalità : densa e avvolgente, coltissima, a tratti sfiora la poesia, suscitando infiniti echi nel lettore. Per quel che mi riguarda, il tema della Ninfa e del panneggio, così centrale in tutta l’arte pittorica occidentale, mi ha sempre affascinato fin da bambino. Ora penso che la domanda fondamentale che mi ponevo allora contemplando quadri e affreschi – come possono camminare e fare le cose con quelle stoffe che fanno tutti quei giri, che arrivano ai piedi, che li avvolgono come spire? –  era una domanda ingenua sì, ma aveva un senso, e poteva aprire un problema centrale: di che realtà parlano i quadri? Ma si tratta di una domanda che, assunta nella sua radicalità originaria, non troverà mai una risposta coerente e condivisa nei saggi critici come questo, e va riposta.
Ninfa moderna è ricco di un apparato iconografico ampio e articolato, in cui il bianco e nero delle foto novecentesche le assimila alle immagini dei quadri di Tiziano e altri grandi pittori, anch’esse qui riportate in bianco e nero, aprendo involontariamente (credo) e non affrontando un’altra questione che a me parrebbe gravissima, quella del significato, nel panneggio, del colore e della sua assenza.

La Bibbia

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L’edizione Rizzoli che ho comprato è del 2009. Tre racconti (1962, 1964 e 1973). Il primo, La Bibbia dà il nome al libro ed è un mini-romanzo di formazione. Formazione di un ragazzino che a me non piace: uno che giocando col suo cagnolino reagisce ad un piccolo morso con una scarica di colpi di vanga (e non dalla parte del manico). Un libro duro, grande scrittura.